Mag 9

I Chakra Canale di Comunicazione tra l’Uomo e l’Universo

Il linguaggio per entrare in contatto con la Matrix Divina

Maria Consiglia Santillo

 meditare i chakra

La ‘Rete Pranica’ che costituisce il ‘Corpo Pranico’ è alimentato dai Centri Energetico-Psichici o ‘Chakra’. Chakra è un termine sanscrito che significa ‘ruota’.

I chakra sono vortici di energia molto sottili e di grande potenza che ricevono il Prana cosmico ed agiscono come trasformatori per abbassare o ridurre il voltaggio affinché possa essere utilizzato dai diversi organi e parti del corpo.

I sette chakra hanno una ubicazione rispetto al corpo fisico che corrisponde ai principali centri nervosi situati in quella determinata regione del corpo stesso.

Oltre a fornire il prana per aree e funzioni specifiche del corpo i chakra possono essere utilizzati anche come punti di stimolazione per risvegliare specifiche facoltà psichiche e dimensioni superiore della  coscienza.

I chakra, per ciò che riguarda la loro dimensione energetica, nutrono gli organi per contiguità. Rispetto, invece, alla loro dimensione psichico-mentale investono gli organi sulla base della corrispondenza tra la finalità evolutiva dei foglietti embrionali da cui evolvono i tessuti di cui sono composti gli organi e l’investimento d’organo predominante nella fase dello sviluppo infantile durante cui i chakra hanno perfezionato la propria funzione.

Ognuno dei Chakra sulla parte anteriore del corpo è accoppiata alla sua controparte su quella posteriore. Essi sono considerati l’aspetto anteriore e quello posteriore di un unico chakra.

Il vertice del chakra, nel punto in cui si connette con la corrente energetica principale, si chiama radice o cuore .

All’interno della radice ci sono delle giunzioni che regolano lo scambio di energia tra i vari Kosha attraverso quel chakra.

I chakra vanno immaginati come strutture coniche con la base che misura circa 15 cm di diametro e sporge dal corpo di circa 2,5 cm. La base è rivolta verso l’esterno e la punta verso l’interno, presso la spina dorsale .

Il nostro corpo, infatti, è attraversato verticalmente da un asse energetico che costituisce il canale principale lungo il quale scorre rapidamente l’energia.

Anodea Judith, ai cui studi ho fatto prevalentemente riferimento nell’elaborazione dell’articolo, afferma: “benché non possano essere visti o ritenuti delle realtà materiali, i chakra sono evidenti ….. Negli schemi  che si manifestano nella nostra vita, e nel modo in cui pensiamo, sentiamo e affrontiamo le situazioni che la vita ci presenta. Allo stesso modo in cui vediamo il vento attraverso il movimento delle foglie e dei rami, e possibile vedere i chakra da quanto ci creiamo attorno”.

I vortici dei sette chakra vengono innescati dalla combinazione di due principi attivi: ‘Coscienza’ e  ‘Materia/Energia’.

Possiamo pensare al ‘Flusso della Coscienza’ come qualcosa che entra dal  Sahasrara Chakra scorrendo verso il basso: tale flusso costituisce la Corrente della Manifestazione e rappresenta il Sentiero dell’Immanenza

Possiamo, invece, pensare al ‘Flusso della Materia/Energia’ come qualcosa che entra dal  Muladhara Chakra e fluisce  verso l’alto: tale percorso costituisce la Corrente della Liberazione e rappresenta il Sentiero della Trascendenza.

Queste due correnti, che rappresentano l’incontro con la nostra dimensione Verticale, devono essere in equilibrio per evitare di essere troppo ancorati alla materia e quindi non evolvere (nel caso prevalga la corrente della manifestazione) o, all’opposto, troppo proiettati sulla coscienza e quindi non concretizzare (quando e preponderante la corrente della liberazione).

Vi sono due Principi Universali comuni a tutti: Prendere e Ricevere. Essi sono fattori essenziali nei sistemi aperti in rapporto al mondo e influiscono fortemente sull’evoluzione personale. Se, infatti, si crea una situazione di squilibrio tra questi due principi, il sistema potrebbe trovarsi in una situazione di ‘eccedenza’ o di ‘carenza’ che interferirebbe con la correttezza del suo funzionamento.

Questi due principi si traducono in due correnti orizzontali che scorrono dentro e fuori ciascun chakra: la ‘Corrente della Ricezione’ e la ‘Corrente  dell’Espressione’ che rappresentano, invece, l’incontro con la nostra dimensione Orizzontale. Se il funzionamento di un chakra è alterato la ricezione e l’espressione subiscono tale influenza con la possibilità che si crei un ‘blocco’.

Un Blocco si sviluppa in presenza di un Conflitto, e cioè quando due forze uguali e contrarie si incontrano su uno stesso piano. Non possiamo semplicemente eliminare l’una o l’altra: le due forze devono essere ‘Integrate’.

Cosa crea i conflitti a cui conseguono i Blocchi dei Chakra? L’incontro tra fattori di natura ‘biologica’, ‘antropologica’, ‘genealogica’, ‘psicologica’ ed un ‘evento esterno’ che ne attiva l’aspetto ‘conflittuale’.

Quando durante l’infanzia incontriamo una difficoltà, sviluppiamo una strategia per affrontarla. Se la difficoltà persiste queste strategie si fissano in strutture di personalità e meccanismi difensivi che diverranno i principi organizzatori della personalità, ancorati nel corpo e nella psiche i quali permarranno anche quando le difficoltà saranno sparite creando corrispondenti blocchi nei chakra.

La conoscenza della ‘Dinamica dei Chakra’ e della ‘Realtà Personale’ in relazione a tali dinamiche permette di sbloccare la situazione e consente ai chakra di svolgere correttamente la loro funzione di ‘Collegare’ le varie Dimensioni della Persona e la Realtà Personale con quella Universale.

I – MULADHARA

Il nome del chakra traduce il termine ‘Radice’. Il Colore dell’Arcobaleno associato è il Rosso.  Il Bija Mantra è ‘Lam’.

L’Elemento Archetipico è la ‘Terra’, il Principio Universale è quello della ‘Gravitazione’: questo è infatti il chakra che ci ‘Radica’ e ci tiene con i ‘Piedi per Terra’. Il suo scopo è, infatti quello della ‘Fondazione’: mettere le fondamenta nella terra rappresenta la base di ogni costruzione e costituisce il Principio Fisico che ne consente la ‘Espansione’ e il Principio Energetico da cui deriva il ‘Nutrimento’.

Avendo come orientamento la ‘Autoconservazione’, Muladhara Chakra è prevalentemente legato alla ‘Sopravvivenza’.

Il periodo evolutivo in cui Muladhara Chakra perfeziona la sua funzione è quello che va dalla gravidanza a 12 mesi e corrisponde, quindi, con la Fase Orale  Freudiana. Tale fase è caratterizzata da una  Relazione Oggettuale di tipo Autistico (nei primi tre mesi di vita quando non esiste la percezione di un Mondo Esterno: fase Anogettuale), di tipo Simbiotico (dal terzo al nono mese di vita, quando comincia la sensazione che potrebbe esistere qualcosa di diverso da sé: fase Pre-Oggettuale), di tipo Anaclitico (dal nono al dodicesimo mese di vita quando si riconosce l’esistenza di un oggetto esterno anche se non ha ancora le connotazioni di ‘Oggetto’ nel senso psicoanalitico del termine: fase Oggettuale).

Le necessità fondamentali sono quelle della Fiducia di base e della Sicurezza, quindi Nutrimento (in senso lato) e Protezione. L’Angoscia fondamentale è quella di ‘Annientamento’.

Gli scopi evolutivi sono prevalentemente la Crescita Fisica e la Protezione: L’identità prevalente nel primo chakra è quella ‘Fisica’, il Diritto Fondamentale è quello di ‘Esistere’ (il cui corollario è il Diritto di Avere), il compito prioritario è quello della ‘Autoconservazione’, il Demone è quello della ‘Paura’ che nasce quando sappiamo che qualcosa minaccia la nostra sopravvivenza.

I bisogni fondamentali, secondo la scala di Maslow, sono quelli di tipo Primario. I conflitti correlati, secondo la teoria di Hamer, sono, quindi, quelli legati alla ‘Sopravvivenza’ (che si fissano prevalentemente nei primi nove mesi di vita)  e alla ‘Protezione’ (che si fissano prevalentemente dal nono al dodicesimo mese di vita). Tali conflitti sono legati a bisogni di tipo Primario, Arcaici, di Auto-Conservazione, che costituiscono le finalità evolutive dell’Endoderma (Sopravvivenza) e del Mesoderma Antico (Protezione) e sono quindi gestiti dal Paleoencefalo (rispettivamente Tronco Cerebrale e Cervelletto).

Muladhara è il chakra più basso, fondamento di tutto il sistema dei chakra, e costituisce la sede dell’Energia Primaria: ‘Kundalini Shakti’.

Nell’uomo Muladhara si trova nel perineo a metà strada tra i genitali e l’ano. Nella donna è situato nella parte posteriore della cervice a metà strada tra la vagina e l’utero. L’origine energetica corrisponde con il Plesso Coccigeo.

Le dinamiche di Muladhara costituiscono il punto di origine di un blocco che in sanscrito è conosciuto come ‘Bahma Granthi’, ‘Nodo di Brahma’:  esso consiste in un blocco creato dall’attaccamento alla Dimensione ‘Istintivo-Pulsionale”. Finché Brahma Granthi rimane intatto, l’energia che si trova in quest’area è bloccata.

Considerando che l’Identità collegata al il primo chakra è quella ‘Fisica’, il Kosha associato è ‘Anna-Maya’. Mettersi in contatto col corpo significa collegarsi con la terra, avere radici nella realtà biologica dell’esistenza.

Muladhara è associato al senso Propriocettivo (posizione del corpo nello spazio) e al senso Cinestetico (movimento del corpo nello spazio).

            A livello pranico è correlato ad Apana Vayu, la forza che fluisce verso il basso ed è deputata alla ‘Eliminazione’.

Muladhara fornisce energia alla Spina Dorsale, alle Ghiandole Surrenali e ai Reni. È connesso con la nostra volontà di vivere e dà vitalità al nostro organismo. Sul piano psichico/mentale, invece, investe gli organi deputati alla ‘Sopravvivenza’ (prevalentemente apparato ‘Digerente’ e ‘Respiratorio’) e alla ‘Protezione’ (tutte le ‘Membrane’ che proteggono gli organi).

Muladhara, in termini psicologici, è associato con l’Inconscio, dove si trovano le paure, gli istinti e le pulsioni più primordiali e radicati.

Essendo collegato all’elemento archetipico della Terra, Muladhara, sul piano Simbolico, è associato all’elemento Femminile, Materno (è la figura materna che infatti programma l’Inconscio Biologico nei primi nove mesi di vita).

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta, il primo problema da risolvere è quello della ‘Sopravvivenza’ e ‘Protezione’: trovare un luogo per vivere e una fonte di guadagno indipendente. Il tempo richiesto da questo stadio varia da persona a persona (per alcuni è una lotta che dura tutta la vita). Il successo è segnato da una Indipendenza ed Autosufficienza fondamentali.

II – SWADHISTHANA

Il nome del chakra traduce il termine ‘Abitazione’. Il Colore dell’Arcobaleno associato è l’Arancio.  Il Bija Mantra è ‘Vam’.

L’Elemento Archetipico è l’ ‘Acqua’, il Principio Universale è quello della ‘Polarità’ che esprime la ‘Dimensione Duale’: questo è infatti il chakra che ci ‘Muove’ e ci porta in  ‘Contatto con il Mondo Esterno’. Il suo scopo è, quindi, il ‘Movimento’ e la ‘Connessione’: trovare Coerenza nel Cambiamento significa comprendere il dispiegarsi del Flusso.

In Swadhisthana incontriamo il regno delle Emozioni e della Sessualità. Mentre in Muladhara si lavora per il Radicamento e la Stabilità concentrando l’attenzione sulla Sopravvivenza e la Struttura, in Swadhisthana si coltivano le Emozioni e il Movimento concentrando l’attenzione sulla Sessualità e sul Piacere. L’elemento Terra del primo chakra offre sostegno e contenimento per l’Essenza Fluida del secondo chakra.

Il movimento determina una espansione della consapevolezza: essa, infatti, viene stimolata dal cambiamento. Il Movimento, attraverso la stimolazione del nostro Campo di Percezione aumenta le nostre Informazioni Sensoriali: ciò determina il supera dell’Inerzia che caratterizza primo chakra. I Sensi, infatti, costituiscono il ponte che connette il Mondo Esterno e quello Interno. Essi ci consentono di trascendere la dimensione dell’isolamento creando le condizioni per contattare una sfera più ampia e articolata. I nostri sensi ci consentono di differenziare tra sensazioni Dolorose e Piacevoli. Nella nostra biologia è programmata una innata tendenza a muoverci verso il piacere e lontano dal dolore. Il dolore ci fa contrarre, ritirare e chiudere, mentre il piacere ci invita a dispiegarci a espanderci e metterci sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri sensi. A seconda delle diverse informazioni provenienti dai canali sensoriali, ci espandiamo o ci contraiamo, avanziamo o indietreggiamo, reagiamo o agiamo L’unico strumento che ci consente di fare esperienza dei collegamenti sono i nostri sensi. La combinazione di sensazioni ed emozioni costituiscono il tessuto del vissuto esperienziale. I sensi costituiscono il varco di ricezione dell’informazione, le sensazioni rappresentano la reazione inconscia a questa informazione e le emozioni sono il modo in cui noi organizziamo le nostre reazioni sulla base dell’informazione ricevuta. Il Desiderio è l’impulso che ci proietta verso il movimento e il cambiamento. In assenza di consapevolezza le emozioni non governano le nostre azioni, in assenza di desiderio i sensi si chiudono. Soltanto la conoscenza dei nostri desideri più profondi può orientare in modo efficace la nostra volontà’. I desideri non riconosciuti sabotano la volontà neutralizzandola e precipitandoci nell’area dell’Ombra. Il lavoro prevalente nel secondo chakra è quello di reintegrare l’Ombra nella dimensione cosciente.

Molti aspetti associati al secondo chakra (movimento, sensazione, piacere, desiderio, emozione e polarità), si esprimono nella Sessualità, incarnazione di Eros quale forza fondamentale di attrazione, che costituisce l’eliminazione della differenza, l’unione degli opposti e l’esperienza di connessione che trascende l’isolamento costituendo il fondamento del chakra successivo: la Forza.

Avendo come orientamento la ‘Autogratificazione, Swadhisthana Chakra è prevalentemente legato alla ricerca del ‘Piacere’.

Il periodo evolutivo durante il quale Swadhisthana perfeziona il suo funzionamento, corrisponde con la fase che va da 6 a 24 mesi. Coincide, quindi, in parte con la Fase Orale e in parte con la Fase Anale Freudiana. Tale fase è caratterizzata da una  relazione oggettuale fondata sul processo di Separazione/Individuazione.

Le necessità fondamentali sono quelle della Autonomia e, contemporaneamente, della Protezione, quindi ricerca della Separazione e, al contempo, bisogno di sostegno nell’Esplorazione. L’Angoscia fondamentale è quella di ‘Inglobamento/Abbandono’. Anche in questa dinamica si evidenzia il carattere dualistico e polarizzante di questo chakra.

Gli scopi evolutivi sono prevalentemente l’Esplorazione del Mondo attraverso i Sensi, la deambulazione, la Separazione che consente di lasciarsi alle spalle la Fusione Simbiotica il Controllo sul proprio corpo. L’Identità prevalente nel secondo chakra è quella Emotiva, il Diritto Fondamentale è quello di ‘Percepire’ e ‘Provare Piacere’(il cui corollario è il Diritto di Volere), il compito prioritario è quello della ‘Autogratificazione’, il Demone è quello della ‘Colpa’ che inibisce i rapporti di tipo emotivo e sessuale.

I bisogni fondamentali, secondo la scala di Maslow, sono quelli di Sicurezza. I conflitti correlati, secondo la teoria di Hamer, sono, quindi, quelli legati prevalentemente alla ‘Posizione all’interno del Clan’ e al ‘Valore all’interno del Clan’ (che si fissano prevalentemente dai dodici ai ventiquattro mesi di vita) oltre che alla ‘Protezione’ (che si fissano prevalentemente dal nono al dodicesimo mese di vita). Tali conflitti sono legati sia a bisogni di Auto-Conservazione, Difesa, che costituiscono le finalità evolutive del Mesoderma Antico (Protezione) gestiti dal Paleoencefalo (precisamente dal Cervelletto), sia a bisogni legati a Posizione e Valore all’interno del Clan che costituiscono le finalità evolutive del Mesoderma Nuovo (Struttura), quindi gestiti dal Neoencefalo (precisamente dal Midollo Cerebrale) .

Swadhisthana,  nel corpo grossolano, nutre il sistema Riproduttivo e Urinario ed è situato alla base della colonna vertebrale, a livello del Coccige e dell’Osso Pubico. L’origine energetica corrisponde con il Plesso Sacrale. Sul piano psichico/mentale, invece, investe prevalentemente gli organi deputati alla ‘Autoaffermazione’, ‘Autonomia’ e ‘Controllo’ (prevalentemente apparato ‘Muscolo/Scheletrico’), oltre che quelli deputati alla ‘Protezione’ (‘Membrane che proteggono gli organi).

Considerando che l’Identità a cui è collegato il secondo chakra è quella ‘Emotiva’, Swadhisthana è associato a Prana-Maya Kosha ed è collegato, come il precedente, ad Apana Vayu, la forza che fluisce verso il basso ed è deputata alla ‘Eliminazione’.

In termini Psicologici Swadhisthana è associato con il Subconscio. Per passare attraverso questo centro dobbiamo sviluppare la nostra forza di volontà.

Essendo collegato all’elemento archetipico dell’ Acqua, anche Swadhisthana, sul piano Simbolico, è associato all’elemento Femminile, Materno.

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta, il secondo problema da risolvere  è quello delle ‘Relazioni Sessuali’: non che non si siano presentate precedentemente ma, a questo punto, la necessità di un partner potrebbe occupare una posizione primaria. Ricordiamo sempre che le prime relazioni sessuali potrebbero essere sabotate da modelli inconsci che emergono dall’Ombra. Il successo è segnato dal senso adulto della volontà e della responsabilità.

III – MANIPURA

Il nome del chakra traduce il termine ‘Citta dei Gioielli’. Il Colore dell’Arcobaleno associato è il Giallo.  Il Bija Mantra è ‘Ram’.

L’Elemento Archetipico è il ‘Fuoco’, il Principio Universale è quello della ‘Combustione’ che esprime la Dimensione della ‘Trasformazione’: questo è infatti il chakra della ‘Potenza’ e della ‘Forza’ che non originano dalla Separazione e dalla Lotta che ha come obiettivo la prevaricazione di un elemento sull’altro, ma dalla Combinazione e dalla Sinergia. La ‘Trasformazione’ costituisce l’obiettivo primario verso cui tendono la Potenza e la Forza. La corrente della ‘Liberazione’, infatti, libera energia a mano a mano che comincia a realizzarsi la dissoluzione della forma: l’energia pura è creata da una combinazione degli attributi di materia e movimento propri del primo e del secondo chakra. L’espressione di questa Energia, in termini di Azione, è motivata, come abbiamo visto,  dalla ‘Sopravvivenza’ e dal ‘Piacere’, le Forze Istintuali dei primi due chakra che contribuiscono a creare la ‘Corrente Ascendente Liberatoria’. La corrente della ‘Manifestazione’, invece, porta una nuova forma attraverso la Coscienza dirigendo la ‘Forza’ in modo tale che diventi ‘Potenza’. La discesa della Coscienza rende possibile trasformare gli Impulsi Istintuali e le Pulsioni in ‘Attività Volitiva’: Quando la ‘Corrente Discendente della Manifestazione’ incontra la ‘Corrente Ascendente della Liberazione’ in Manipura, la Coscienza, attraverso la ‘comprensione’, dà forma e direzione alla Energia originata dalla Corrente Liberatoria facendo in modo che la Forza si trasformi in Potenza attraverso l’Azione Esterna: in tal senso è possibile affermare che il vero scopo della Forza e della Potenza è la Trasformazione.

Ciò sancisce il passaggio dalla Dualità del secondo chakra ad un terzo regno: quello che include e allo stesso tempo trascende la Polarità trasformandola in una nuova dinamica che realizza il superamento della dimensione oscillante dell’o/o, del vinci/perdi, per entrare nella ‘Dimensione della Molteplicità’ dove l’orizzonte si allarga, si ampliano le possibilità di scelta: l’aumento della Forza ci spinge alla ricerca di una maggiore ‘Libertà’ permettendo di lasciarci alle spalle il Regno della Sicurezza.

In Manipura si crea un’alchimia che trasforma  l’inerzia della materia e il movimento in ‘Attività Volitiva Consciamente Direzionata’. Terra e Acqua sono, infatti, passive e dense, si muovono verso il basso: il primo e il secondo chakra sono, infatti, istintuali, seguono la via della minima resistenza. Il Fuoco del terzo chakra è, invece, dinamica e luce: tende verso l’alto affrancandosi dalla gravità. Questo cambiamento è essenziale per l’accesso ai chakra superiori: per poter avanzare nel viaggio bisogna abbandonare definitivamente la passività e le abitudini trasformandole in un nuovo percorso.

Avendo come orientamento la ‘Autodefinizione’, Manipura Chakra è prevalentemente legato alla ‘Individuazione’ e al ‘Potere’.

Il periodo evolutivo durante il quale Manipura perfeziona il suo funzionamento corrisponde con la fase che va da 18 mesi a 4 anni. Coincide, quindi, in parte con la Fase Anale e in parte con la Fase Fallico-Uretrale Freudiana. Tale fase è caratterizzata da una  relazione oggettuale fondata sul processo di Separazione/Individuazione e sulla definizione del Potere Personale.

Anche se permane la presenza delle necessità caratteristiche del secondo chakra (quelle della Autonomia e, contemporaneamente, della Sicurezza, che conduce alla ricerca della Separazione e, al contempo, al bisogno di Sostegno nell’Esplorazione da cui origina una Angoscia di ‘Inglobamento/Abbandono’), comincia ad imporsi e a dominare la scena una nuova necessità: quella di definire il proprio Potere Personale, necessità a cui corrisponde l’Angoscia fondamentale di Impotenza (Castrazione Fallica e Ferita Narcisistica).

Gli scopi evolutivi sono prevalentemente la Costanza di Oggetto, la Realizzazione della Separatezza, l’Istituzione della Autonomia, la Sperimentazione della propria Forza e del proprio Potere.

 L’Identità prevalente nel terzo chakra è quella ‘Egoica’, il Diritto Fondamentale è quello di ‘Agire’ e ‘Essere un Individuo’ (il cui corollario è il diritto di essere Libero), il compito prioritario è, infatti, quello della ‘Autodefinizione’, il Demone è quello della ‘Vergogna’ che nasce dal vissuto di Incapacità e di Impotenza, quindi dalla Ferita Narcisistica che mina l’Autostima e il Potere personale.

I bisogni fondamentali, secondo la scala di Maslow, sono quelli di Autostima. I conflitti correlati, sulla base della teoria di Hamer, sono, quindi, quelli legati alla ‘Posizione e Valore all’interno del Clan’ (che si fissano prevalentemente dai dodici ai trentasei mesi di vita) e, soprattutto, quelli relativi al ‘Territorio’ (che si fissano prevalentemente intorno alla fine del terzo anno di vita). Tali conflitti sono correlati alle finalità evolutive del Mesoderma Nuovo (Valore) e all’Ectoderma (Territorio) e sono, quindi, gestiti dal Neoencefalo (rispettivamente Midollo Cerebrale e Corteccia) .

Manipura è spesso paragonato allo splendente Globo del Sole senza il quale non ci sarebbe vita. Come il Sole continuamente irradia luce ed energia, cosi Manipura irradia e distribuisce Energia Pranica in tutto il corpo, regolando ed alimentando tutti i processi vitali. Manipura, come Swadhisthana, è associato a Pranamaya Kosha.

La sede di Manipura è a livello dell’ombelico, la sua origine energetica è nel Plesso Solare. La sua punta coincide esattamente con la cupola del diaframma, tra la dodicesima vertebra toracica (t12) e la prima vertebra lombare (l1).

Manipura fornisce energia allo Stomaco, al Fegato, alla Cistifellea, al Pancreas, alla Milza e al Sistema Nervoso. La sua forza pranica è Samana Vayu, la quale è deputata alla digestione e assorbimento dei nutrienti del cibo. Sul piano psichico/mentale investe gli organi deputati alla realizzazione della ‘Autonomia’ e l’espressione delle ‘Capacità’ (prevalentemente apparato ‘Muscolo/Scheletrico) ma, soprattutto, quelli deputati alla espressione e gestione del ‘Potere’ (apparato ‘Urinario’).

A livello psicologico Manipura è associato alla nostra comprensione intuitiva di come ci poniamo nel mondo e al  modo in cui ci relazioniamo  agli altri ma soprattutto a noi stessi.

Essendo collegato all’elemento archetipico del Fuoco, Manipura, sul piano Simbolico, è associato all’elemento Maschile, Paterno.

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta, il terzo problema da risolvere è quello di ‘Costruire il proprio Cammino nel Mondo’ sulla base della propria Volontà senza sentirsi costretto dalle circostanze o dalle aspettative o approvazioni degli altri. Il successo è segnato dalla capacità di esercitare un Controllo sul proprio Destino.

IV – ANAHATA

Il nome del chakra traduce il termine ‘Non Battuto’ o ‘Non Suonato’. Il Colore dell’Arcobaleno associato è il Verde.  Il Bija Mantra è ‘Yam’.

È La sede di Anahata Nada, il suono cosmico più sottile che può essere sperimentato solo nello stato superiore di Meditazione.

L’Elemento Archetipico è l’ ‘Aria’, il Principio Universale è quello dell’ ‘Equilibrio’ che costituisce il sostrato della longevità di tutte le cose: gli antichi Diagrammi Tantrici raffigurano Anahata Chakra come un loto con dodici petali contenente una ‘Stella a Sei Punte’ formata da ‘Due Triangoli Intersecati’. Esso rappresenta il Movimento Discendente della Coscienza nella Materia/Energia (Corrente dell’Immanenza) e il Movimento Ascendente della Materia/Energia verso la Coscienza (Corrente della Trascendenza) che si incontrano in perfetto Equilibrio nel Cuore. Più che un semplice incontro è una Compenetrazione il cui scopo finale è integrare Spirito e Materia, mente e corpo, ecc. La sua posizione ‘centrale’ nella sequenza dei chakra lo definisce come ‘centro energetico-psichico di equilibrio per eccellenza’.

Quando si parla di Equilibrio ci si riferisce alla ‘Dimensione Interna’, e quindi di Equilibrio tra Mente e Corpo (vedendone le strette correlazioni), tra Animus e Anima (cercando l’integrazione tra il nostri aspetti Maschili e Femminili attraverso i loro Archetipi), tra Eros e Thanatos (dando la giusta collocazione tanto alla forza che Unisce ed Edifica, quanto a quella che Separa e Distrugge), sia alla ‘Dimensione Esterna’, e quindi di Equilibrio tra Attaccamento e Libertà (che costituiscono le modalità secondo cui sperimentiamo le Forze Universali nel loro ‘Trattenere’ e ‘Lasciare Andare’), Lavoro e Gioco, Dare e Ricevere, Socializzare e Isolarsi.

Avendo come orientamento la ‘Autoaccettazione’ e la ‘Accettazione degli Altri’, Anahata Chakra ha come scopo oltre all’Equilibrio anche l’Amore: ‘Amore per Sé Stessi’ e ‘Amore per gli Altri’ che richiede come presupposto il raggiungimento dell’Equilibrio. Ciò significa lasciarsi alle spalle il regno dell’Ego che dominava il terzo chakra.

L’Amore prevede tre dimensioni: Eros (l’Amore all’interno del rapporto di coppia), Filos (l’Amore che ci lega a tutte le persone con cui abbiamo uno speciale rapporto), Agape (l’Amore Universale che ci lega al Tutto).

Il blocco più diffuso in Anahata è ‘l’Assenza di Amore per Sé Stessi’ che si traduce inevitabilmente in ‘Assenza di Amore per gli Altri’.

Il periodo evolutivo durante il quale Anahata perfeziona il suo funzionamento coincide con la fase che va dai 3 ai 7 anni. Corrisponde, quindi, con la ‘Fase Edipica Freudiana’. Tale fase è caratterizzata da una  relazione oggettuale di tipo Indipendente.  Le necessità fondamentali sono quelle di conquistare l’Amore del genitore del sesso opposto entrando in un rapporto di rivalità con il genitore dello stesso sesso.

La Paura della Punizione (che attiva l’Angoscia Fondamentale di questa fase: quella della Castrazione Edipica, della mutilazione) e il bisogno di essere Accettato ed Amato dal genitore dello stesso sesso, porterà, infine, alla rinuncia del desiderio Edipico e quindi alla Risoluzione dell’Edipo a cui segue la possibilità di spostare l’attenzione sulla Dimensione Sociale e sull’esplorazione di tale dimensione. Il compito del bambino in questa fase e proprio la formazione di un’Identità Sociale e di un Ruolo ed una Identità Sessuale, la formazione della Relazione tra Pari e lo sviluppo dell’Altruismo.

Gli scopi evolutivi di Anahata sono, infatti, la Formazione delle Relazioni Familiari e tra i Pari e lo Sviluppo della Personalità. L’Identità prevalente nel quarto chakra è quella Sociale, il Diritto Fondamentale è quello di ‘Amare’ ed ‘Essere Amato’, l’orientamento prioritario è, infatti, quello della ‘Autoaccettazione’, il Demone è quello del ‘Dolore’ che nasce dal vissuto di aver perso l’Oggetto del Proprio Amore.

I bisogni fondamentali legati a questo chakra, secondo la scala di Maslow, sono quelli di Appartenenza. I conflitti correlati, secondo la teoria di Hamer, sono, quindi, quelli legati prevalentemente alla ‘Relazione’ e alla ‘Identità’ (che si fissano prevalentemente dai 3 ai 5/6 anni di vita).

Anahata è associato a Manomaya Kosha che controlla le emozioni. A questo livello diventiamo Liberi dal Fato e cominciamo a controllare il nostro Destino.

Il centro del cuore è la sede dell’Amore Divino, dove l’Emozione si trasforma in Devozione. In Anahata troviamo ‘Vishnu Granthi’, il secondo Nodo Psichico che rappresenta l’attaccamento alla sfera Affettivo/Emozionale. Lo scioglimento di questo nodo rende liberi.

Anahata, il cui vertice è inserito nella quinte vertebra toracica (T5) fornisce energia al Cuore, all’Apparato Circolatorio, al Timo, al Nervo Vago e alla parte superiore del Dorso. Il suo Vayu è Prana, la forza ascendente che controlla Cuore e Polmoni. La sua Origine Energetica corrisponde con il Plesso Cardiaco. A livello psichico/mentale, Anahatha investe gli organi la cui funzione è legata ad alcune finalità evolutive dell’Ectoderma, soprattutto la ‘relazione’ (Prevalentemente l’Epidermide, ciò che mette in relazione con l’esterno) e che sono, quindi, gestiti dal Neoencefalo (specificamente Corteccia).

Sul piano psicologico Anahata è connesso tanto all’Amore (aspetto anteriore), quanto alla Volontà (aspetto posteriore). Una buona funzionalità di questo chakra comporta un Equilibrio tra Amore e Volontà.

Anahata, inoltre, è la sede in cui si realizza il risveglio di Emozioni Purificate dalla componente Istintivo/Pulsionale (Sentimenti) che si avvicinano ad una forma di Amore ‘Universale’.

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta, il quarto problema da risolvere è quello di stabilire ‘Relazioni Durature Fondate sull’Empatia e sull’Altruismo’ che presuppongono una rivalutazione del comportamento verso gli altri e la ricerca dell’Equilibrio sia interno che esterno.

V – VISHUDDHI

Il nome del chakra traduce il termine ‘Purificazione’. Il Colore dell’Arcobaleno associato è l’Azzurro.  Il Bija Mantra è ‘Ham’.

È conosciuto come il ‘Centro di Purificazione’. Meditando su Vishuddhi, infatti, la mente diventa pura e vuota, libera dai pensieri, capace di neutralizzare tutte le impurità di ordine fisico, energetico, mentale.

L’Elemento Archetipico è il ‘Suono’, l’‘Etere’, il Principio Universale è quello della ‘Vibrazione’. Quando ci addentriamo nel livello Eterico di Vishuddhi incontriamo un mondo caratterizzato da grande sottigliezza ma, al contempo, straordinaria potenza. Andiamo oltre l’Aria, elemento del chakra precedente, per spingerci nell’Etere, il regno delle vibrazioni, del suono, delle comunicazioni, della creatività. Tale dimensione non subisce più l’influenza della gravità, in quanto trascende le strutture e restrizioni della forma manifesta.

Si tratta di una dimensione più Astratta caratterizzata da un ampliamento della Libertà. Nei primi quattro chakra ci siamo occupati di forma, movimento, azione e relazione. Nel quinto chakra poniamo la nostra attenzione sulle vibrazioni, che sono le pulsazioni ritmiche e sottili che attraversano tutte le cose. Tutta la vita è Ritmo. La nostra capacità di funzionare come una Unità dipende dalla risonanza coerente dei nostri vari campi vibrazionali: la Risonanza è, infatti, la sincronizzazione degli schemi vibrazionali. Il compito di Vishuddhi è accrescere questa risonanza sia tra le varie dimensioni del mondo interno che tra mondo interno e mondo esterno.

La Risonanza è il principio fondante del quinto chakra, la comunicazione, in quanto scambio di informazioni ed energia, ne è l’essenza e la funzione, la voce, infine, costituisce l’espressione vivente della nostra vibrazione di fondo. Essendo l’orientamento prevalente di questo chakra la ‘Autoespressione’, esso costituisce il punto di collegamento tra il mondo interno e il mondo esterno: soltanto l’espressione di sé permette al mondo esterno di conoscere quello che è dentro di noi.

Vishuddhi è anche il varco che consente di accedere dalla dimensione Corporea a quella Mentale. Entrando nella triade dei chakra superiori ci addentriamo nel Mondo Simbolico della Mente. Parole, Immagini e Pensieri (Vishuddhi, Ajna, Sahasrara) sono tutti riflessi simbolici del piano della manifestazione. Possiamo considerare i simboli come l’essenza vibrazionale di quello che essi rappresentano. Sono i mattoni della comunicazione.

Questo chakra da inizio allo sviluppo mentale ed è il centro responsabile della nostra capacità di ricevere ‘Vibrazioni Pensiero’ da altre persone

Avendo come orientamento la ‘Autoespressione’, Vishuddhi Chakra ha come scopo oltre alla comunicazione anche la Creatività.

Il periodo evolutivo durante il quale Vishuddhi perfeziona la sua funzione coincide con la fase che va dai 6 ai 12 anni: la Fase di Latenza Freudiana. Tale fase è caratterizzata da una  relazione oggettuale di tipo Indipendente. Le pulsioni che hanno dominato le fasi precedenti vengono sublimate in attività di natura Mentale ed Intellettiva . In questo periodo le necessità fondamentali sono quelle della creatività, della operosità, dell’accesso agli strumenti di apprendimento e creatività e dell’esposizione al mondo: si va strutturando una Identità Creativa.

Gli scopi evolutivi del quinto chakra sono, infatti, la ‘Autoespressione Creativa’ il ‘Pensiero Simbolico’ e le ‘Abilità Comunicative’. Il Diritto Fondamentale è quello di ‘Dire e Ascoltare la Verità’, il Demone è quello delle ‘Bugie’ che diciamo agli altri ma soprattutto a noi stessi alterando il rapporto con il mondo esterno attraverso la distorsione.

I bisogni fondamentali caratterizzanti Vishuddhi, secondo la scala di Maslow, sono quelli di Autorealizzazione. I conflitti correlati non sono a Specificità biologica ma mentale: non possono quindi farci ammalare fisicamente.

Vishuddhi è associato a Vijnanamaya Kosha che gestisce l’attività mentale che non si occupa della dimensione Ordinaria: è la Mente Superiore, Intuitiva.

Vishuddhi si trova all’altezza della gola, il suo vertice è inserito nella terza vertebra cervicale (C3). Fornisce energia alla Tiroide, ai Bronchi, ai Polmoni e al Canale Alimentare. L’origine energetica è nel Plesso Cervicale. Il suo Vayu è Udana, deputata all’espressione esterna, che controlla le corde vocali ed altri organi sensoriali.

Sul piano psicologico Vishuddhi è connesso ai bisogni di Verità, Creatività e Bellezza e ai relativi conflitti ed angosce associate.

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta, il quinto problema da risolvere nel corso del processo di individuazione è quello di  ‘Offrire il proprio Contributo Personale all’Umanità’ che può avvenire nelle più svariate forme.

VI – AJNA

Il nome del chakra traduce il termine ‘Centro di Comando’ o ‘Centro di Controllo’. Il Colore dell’Arcobaleno associato è l’Indaco.  Il Bija Mantra è ‘Om’.

E’ anche conosciuto come Guru Chakra e costituisce il punto di confluenza in cui le tre Nadi, Ida, Pingala e Sushumna si fondono in un flusso unico e scorrono verso Sahasrara.

L’Elemento Archetipico è la ‘Luce’, il Principio Universale è quello della ‘Luminescenza’.

Aina è il chakra del ‘Terzo Occhio’. la vista, infatti, ci fa da guida. Senza la Visione le nostre azioni sono dei semplici impulsi ma, grazie alla Visione, diventano atti creativi della volontà al servizio della Trasformazione.

L’elemento di Ajna è la luce, una vibrazione più alta e più veloce di quella del suono del chakra sottostante. La luce è ciò che ci consente di Vedere. L’atto del Vedere è la funzione principale di questo chakra, ma questo significa ben più che vedere con i nostri occhi fisici. La percezione fisica ci dice che qualcosa esiste, ma solo la vista interiore ci può dire che cos’è. Mentre gli occhi fisici sono gli occhi della percezione esterna, il sesto chakra è in relazione con il mistico Terzo Occhio, l’organo della percezione interiore. Il terzo occhio può vedere lo schermo interiore su cui si intrecciano memorie, fantasie, immagini e archetipi ecc. Guardando i contenuti di questo schermo creiamo un significato e lo portiamo alla coscienza.

Vediamo la via imparando a riconoscere gli schemi: è lo scopo di Ajna. Gli schemi rivelano l’identità di una cosa. Spesso guardiamo qualcosa solo fino a riconoscerne lo schema e poi ci fermiamo. Se apriamo il terzo occhio possiamo continuare a guardare percependo significati e modelli ancora più profondi e indirizzando le nostre azioni di conseguenza. Il riconoscimento di uno schema traccia la strada dell’Introspezione che ci condurrà alla comprensione del suo legame con il disegno più ampio orientandoci verso la Totalità che conferisce all’azione significato e scopo.

Nel percepire gli schemi spesso incorriamo nell’illusione, il demone di Ajna. L’illusione devia la nostra coscienza dalla visione a mente aperta, fissandola su una immagine statica, collocata nella corrente del tempo e per questo motivo irreale: l’illusione che si ha di come qualcosa dovrebbe essere, in genere è un’immagine di come di fatto non è. E’ l’attaccamento per essa che conduce fuori dal presente che costituisce, invece, l’unica dimensione temporale dove è possibile avere una visione realistica. Le illusioni sono fissate da un investimento di energia psichica che fornisce loro continuo nutrimento.

Quando, invece, si rivela l’identità dell’intero, si entra nel mondo degli archetipi. Gli archetipi sono come dei campi morfogenetici che modellano la nostra comprensione.

In Ajna ci muoviamo, infatti, verso la nostra Identità Archetipica. Questa identità viene ottenuta riconoscendo le immagini e i simboli che appaiono nella nostra vita attraverso i sogni, l’immaginazione, l’arte, le relazioni e le situazioni. Riconoscere il significato archetipico di questi simboli, ci conduce in un contesto spirituale più ampio. Acquistiamo una capacità di comprensione più ampia e siamo in grado di riconoscere con maggiore precisione chi siamo e qual è il nostro compito: questo è il lavoro fondamentale dello sviluppo dell’identità archetipica. Poiché gli archetipi sono inseriti in un campo più ampio, essi sono portatori di un’energia luminosa. Quando li incontriamo possiamo avvertire una forte carica psichica e in tal modo impregniamo tutto ciò che ci circonda di un significato più profondo. Le subroutine inconsce del nostro comportamento e del nostro modo di pensare sono alimentate dalle energie archetipiche: Jung ha definito queste subroutine Complessi.

Il livello dell’archetipo è allo stesso tempo immanente e trascendente. E’ immanente quando lo sperimentiamo come qualcosa che dimora dentro di noi e, in seguito, è portato fuori. E’ trascendente poiché si colloca ad un livello più elevato rispetto alla dimensione manifesta. L’archetipo è trascendente perché è più grande di noi, è immanente perché è un elemento di quello che noi siamo (solo un elemento perché potremmo incarnare diversi archetipi  contemporaneamente).

Come abbiamo già accennato, quando lasciamo il chakra del cuore entriamo nel regno dei simboli: in Ajna incontriamo il simbolo dell’Immagine. Nel mondo della visione i simboli ci parlano come rappresentazioni di potenti energie archetipiche. I simboli sono immediati, modi diretti di comunicare profonde energie archetipiche. Per sviluppare un’identità archetipica, bisogna imparare a pensare per simboli ed accoglierli via via che appaiono nella nostra vita. Quando riconosciamo un simbolo, giungiamo ad accogliere le energie archetipiche. I simboli emergono dall’inconscio sotto forma di sogni, fantasie, creazioni artistiche, incontri casuali.

I sogni collegano la mente conscia con quella inconscia, dunque collegano i chakra inferiori e superiori. I sogni ci parlano secondo le modalità simboliche dei chakra superiori, ma ciò che simboleggiano è il collegamento tra i nostri contenuti inferiori (istinti, pulsioni, emozioni) e il più ampio mondo archetipico dello Spirito. Sono il contributo del sesto chakra allo scopo della realizzazione.

L’Intuizione, prerogativa di Ajna, costituisce un salto dalla frammentazione all’unità. L’intuizione è il riconoscimento inconscio degli schemi. Lo sviluppo dell’intuizione, funzione di Ajna, accresce le nostre capacità psichiche.

La cultura occidentale privilegia la logica rispetto all’intuizione: utilizziamo molto più frequentemente Mano-Maya Kosha rispetto a Vijnana-Maya Kosha. La mente razionale pensa a sezioni, quella intuitiva coglie l’insieme concentrando l’attenzione su qualcosa abbastanza a lungo per illuminarne lo schema. L’intuizione, la chiaroveggenza si sviluppano attraverso una emersione sul piano cosciente dei processi della mente inconscia. Dobbiamo abbandonare le nozioni preconcette e lasciare che il potere integrante del Sé ci faccia avanzare verso l’Unità.

Il sesto e il settimo chakra insieme corrispondono alle aree che Jung definisce del Supra Conscio, o che altri autori hanno definito Coscienza Trascendente, Transpersonale o Cosmica. Funzione trascendente è appunto un’espressione usata da Jung per descrivere la capacità che ha la psiche di riconciliare e sintetizzare gli opposti attraverso l’uso del simbolo.

L’obiettivo finale del lavoro con Ajna (con i suoi archetipi e immagini, i sogni e le fantasie, i simboli e le illusioni) è l’emergere di una visione personale. Più profondamente vediamo in noi stessi, più profondamente vediamo nelle persone e nelle situazioni intorno a noi. L’orientamento di Ajna è, infatti, la ‘Riflessione sul Sé’. Via via che ampliamo la nostra immagine interiore in una visione del mondo più vasta e comprensiva, inevitabilmente iniziamo a creare una visione.

Ajna è localizzato al vertice della colonna vertebrale, nel mesencefalo e corrisponde alla ghiandola Pineale. La sua origine energetica è nel Plesso Carotideo. Esso alimenta di energia l’Ipofisi, la Base del Cervello. Gli Occhi, il Naso e il Sistema Nervoso.

L’aspetto anteriore di Ajna (al centro della fronte) è connesso alla Comprensione dei Concetti, mentre quello posteriore (dietro la testa) riguarda la Realizzazione pratica e graduale delle Idee. Il Vayu associato è Vyana, la Forza Onnipervasiva.

Il punto di stimolazione localizzato tra le sopracciglia è noto come Bhrumadhya ed è importante per le pratiche di meditazione, concentrazione e visualizzazione. Ajna è conosciuto anche come ‘Occhio di Shiva’ o ‘Occhio dell’Intuizione’ che fissa all’interno anziché all’esterno. Durante la meditazione profonda, quando tutti i sensi sono stati ritirati e si entra nello stato di Shunya (il vuoto), il Guru Chakra guida da Ajna a Sahasrara impartendo i comandi attraverso questo centro.

A livello di Ajna avviene la comunicazione diretta da mente a mente e costituisce la porta di accesso alla Dimensione Astrale. Ajna rappresenta un livello di consapevolezza superiore e il suo sviluppo consente di acquisire Poteri Psichici. Qui incontriamo ‘Rudra Granthi’, il ‘Nodo di Rudra’, il terzo nodo che simbolizza l’attaccamento alla sfera psichica. Finché il nodo non viene sciolto superando l’attaccamento ai fenomeni psichici esso blocca la nostra evoluzione spirituale.

Ajna è associato con Vijnana-Maya Kosha ed è il chakra in cui la mente si trasforma da grossolana in sottile, da estroversa a introversa. Ajna è collegato al Diritto di Vedere.

Il periodo evolutivo in cui Ajna perfeziona la sua funzione corrisponde alla fase dell’Adolescenza. Tale fase è caratterizzata da una  relazione oggettuale di tipo controdipendente che consente, appunto, di affermare la propria personale visione. Il compito evolutivo di questa fase è quello di stabilire una Identità ed una Visione Personale, Sviluppare la capacità di percepire i Modelli, sviluppare l’Originalità. I bisogni fondamentali, sono quelli di Trascendenza. I conflitti correlati non sono a Specificità biologica ma mentale: non possono quindi farci ammalare fisicamente.

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta il sesto problema da risolvere nel corso del processo di individuazione è quello dello  ‘Sviluppo Interiore’ che può essere perseguito attraverso le più svariate modalità.

VII – SAHASRARA

Il nome del chakra traduce il termine ‘Mille’ per indicare i mille petali del Fiore.

Il Colore dell’Arcobaleno associato è il Viola.

Sahasrara è il punto più elevato della evoluzione umana e rappresenta il varco di accesso al Prana Cosmico.  L’esperienza del Prana Cosmico è lo scopo di Prana Vidya. Dopo l’esperienza di Mahaprana non abbiamo più bisogno di praticare alcuna tecnica: la trasmissione avverrà spontaneamente.

L’Elemento Archetipico è il ‘Pensiero’, il Principio Universale è quello della ‘Coscienza’.

Il settimo chakra è il punto in cui si realizza la fusione tra la Coscienza Individuale e la Coscienza Cosmica manifestando la nostra Natura più Autentica. Ciò si ottiene attraverso la rimozione di tutto ciò che mettiamo tra noi e la dimensione incondizionata, orpelli che hanno la funzione di colmare il vuoto interiore.

Il Ponte dell’Arcobaleno, come tutti i ponti, ha una funzione di creare una connessione. I due estremi dello spettro servono a collegare il Sé individuale alla Creazione Universale, la Dimensione fisica con quella Meta-Personale. Lo sviluppo delle funzioni di Sahasrara ci consente di vedere il Divino in ogni singola cosa e in tutti i suoi infiniti aspetti. Attraversare il Ponte dell’Arcobaleno significa evolversi per percepire la relazione esistente tra il Finito e l’Infinito, sapendo dimorare in entrambe le dimensioni. Diventare tutt’uno con il Divino non significa abbandonare il Sé, ma comprendere che la Coscienza Divina è il Sé. Diventare tutt’uno con il Divino significa dissolvere o trascendere i confini che ci tengono separati: questi confini sono solo degli artefatti della nostra mente.

La Frontiera Finale di questo viaggio è la Coscienza che non si identifica con i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre sensazioni ecc. Talvolta ci si riferisce all’essenza della consapevolezza interiore come al Coscienza. La Coscienza, invece, svolge il ruolo del Testimone: risiede dentro la nostra normale attività osservando, senza emettere alcun giudizio, tutto ciò che cambia.

I mistici descrivono la Coscienza come un campo unificato in cui è immersa tutta l’esistenza. Gli esseri sensienti hanno la capacità di accedere a quel Campo Universale di Intelligenza, dove si trovano vaste riserve di informazioni, proprio come un computer può accedere ad Internet. La quantità e qualità delle informazioni che possiamo trarre dal campo dipende dalla Potenza di ogni terminale. Potenziare Sahasrara, quindi, significa amplificare il potere del sistema operativo in modo da poter accedere ad una porzione più ampia del Campo Universale denominato Coscienza.

Possiamo considerare Sahasrara il Sistema Operativo che ci permette di leggere un programma e farne uso, di decodificare le istruzioni di quel programma calandolo in un contesto Significativo. L’attività primaria di Sahasrara è quella di dare un Senso. Il senso ci dice in che modo orientarci, ci suggerisce come interpretare qualcosa, come reagire, come interpretare la nostra esperienza. Dà scopo alla nostra vita creando un contesto più ampio in cui collocare la nostra esistenza.

Sahasrara ci consente di accedere all’identità finale e più vasta, quella Universale. Per realizzare la propria Identità Universale è necessario che le fondamenta delle identità inferiori siano ben strutturate.

Il demone di Sahasrara è l’Attaccamento alla dimensione Spazio/Temporale che contiene la nostra Identità Individuale. Esso rappresenta una fortissima resistenza a lasciare che la nostra Identità Individuale si disperda in una dimensione molto più vasta e trascendente: quella della Identità Universale.

La trascendenza è la via della liberazione, l’immanenza è la via della manifestazione. L’equilibrio tra queste due vie ci consente di vedere la dimensione Umana, Condizionata e quella Divina, Incondizionata come due differenti aspetti di una identica Realtà Fondamentale. Sahasrara è una porta di entrata e di uscita per ciò che sta oltre la dimensione personale: è la porta che consente l’entrata del principio ‘Coscienza’ affinché penetri le dimensioni più basse realizzando il sentiero della ‘Immanenza’ e permette l’uscita di ciò che viene dalle dimensioni più dense, il principio della ‘Materia/Energia, affinché possa accedere alla dimensione coscienziale realizzando il sentiero della ‘Trascendenza’.

Sahasrara, sede della Coscienza Suprema, è localizzato in Brahmarandra, la Calotta del Cranio ed è considerato il centro più elevato che va oltre il regno della psiche.

Sahasrara non è effettivamente un chakra, è la Totalità, l’Assoluto, e da origine alla realizzazione del Sé o Samadhi. Nel Samadhi si creano le condizioni affinché la Coscienza Individuale possa morire lasciando il posto alla Coscienza Universale. Sahasrara è associato ad Anandamaya Kosha ed è collegato al diritto di Conoscere. Il suo orientamento è rappresentato dalla Vera Conoscenza di Sé, il suo scopo è quello della ‘Comprensione’.

Le necessità e le caratteristiche di Sahasrara sono la  Libertà Spirituale, la Elevazione Intellettuale e la Pratica Spirituale.

Come periodo evolutivo è connesso alla vita Adulta. Tale fase è caratterizzata da una  relazione oggettuale di tipo Indipendente. I compiti sono quelli della Indipendenza Intellettuale, Connessione Spirituale, Sviluppo della propria Visione del Mondo, Trascendenza dell’Io, Maturazione. Questi si traducono nei compiti evolutivi della ‘Assimilazione della Conoscenza’ e dello ‘Sviluppo della Saggezza’. I bisogni fondamentali sono quelli di ‘Trascendenza’.

Durante il Processo di Individuazione nell’età adulta, il settimo problema da risolvere è quello della ‘Saggezza’ e della ‘Comprensione Spirituale’ che può essere perseguito attraverso le più svariate Vie.

Esplorare la realtà dei chakra significa intraprendere un viaggio che ci conduce ad incontrare le varie dimensioni che ci compongono, quella biologica, antropologica, genealogica, psicologica, energetica e simbolica, un viaggio che spesso inizia senza alcuna indicazione su quelli che saranno i demoni da combattere e che fa appello, quindi, al nostro coraggio.

Perché è necessaria questa esplorazione interiore? Come hanno sempre evidenziato i vari sistemi filosofici, trovando attualmente conferma nelle ultime scoperte effettuate nell’ambito della fisica quantistica, abbiamo la possibilità di trasformare la realtà esterna trascendendo la dimensione esplicita di tale realtà per approdare a quella implicita che consente l’accesso alle leggi che regolano l’Universo. E’ appunto nella dimensione implicita che incontriamo quella che Max Planck ha definito ‘matrix del creato’, la forza che impregna e connette tutto ciò che esiste. La chiave di accesso a tale dimensione consiste nel lavoro congiunto di Ajna Chakra, correlato a Vijnana-Maya Kosha, che è la sede della intelligenza intuitiva e riguarda, quindi, un pensiero purificato da elementi relativi alla gestione della dimensione ordinaria della realtà, con Anahata Chakra, correlato a Mano-Maya Kosha, che è la sede dei sentimenti cioè delle emozioni purificate dalla componente più prettamente istintivo-pulsionale. Il presupposto essenziale perché ciò si realizzi è la risoluzione di tutti gli elementi conflittuali relativi a ciascun chakra che ne alterano il funzionamento. Ancora una volta incontriamo il senso vero e profondo del “Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei”.

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