di Maria Consiglia Santillo

etica della politica

“la politica e il fato dell’umanità vengono forgiati da uomini privi di ideali e grandezza. Gli uomini che hanno dentro di sé la grandezza non entrano in politica”
(Albert Camus)

Lo scenario politico attuale, su un piano mondiale, ma soprattutto nel nostro Paese,  impone una profonda riflessione sulla assoluta necessità che la ‘politica’ in generale e la ‘politica economica’ in particolare tornino ad ispirarsi a Principi Etici ricollocando in una posizione centrale il ‘valore’ e la ‘dignità’ della ‘persona’.

Perché la ‘politica economica’ (e con questo termine intendo una economia strutturata nell’interesse della “Polis”) sembra allontanarsi sempre più dal suo obiettivo primario? Perché questa realtà appare chiara a tutti tranne che ai politici che si occupano di economia? E, soprattutto, perché ci si sta allontanando sempre più da quella ‘Perfezione’ che impregna tutto il resto dell’Universo?

Quando si prova a dare una risposta a questi interrogativi non si può non partire proprio dall’osservazione di coloro i quali (per il ruolo che occupano e quindi per il loro specifico professionale) hanno la precisa responsabilità di dare una risposta in questa situazione elaborando soluzioni per i problemi che attanagliano il mondo e, quindi, produrre in tale ambito un ‘risultato’.

Bisogna, quindi, centrare l’attenzione su due elementi: le ‘caratteristiche di personalità’ più frequentemente osservate nelle persone che operano nel campo politico; gli ‘inquinanti mentali’ presenti in tutte le persone che vivono un livello di vita ‘ordinario’.

Rispetto al primo elemento, si può affermare che il principio organizzativo della loro personalità è: ‘avere potere su’, ‘manipolare coscientemente gli altri’. L’essenza della loro psicologia è, quindi, il ‘controllo onnipotente sulla realtà’. Il bisogno di esercitare potere ha, quindi, la prevalenza su qualsiasi altro obiettivo. Essi sono totalmente incapaci di usare le parole per ‘comunicare’ ed entrare in relazione con gli altri: le usano piuttosto per manipolare.

Possiamo osservare, inoltre, l’assenza di ‘coscienza morale’: il valore degli altri si riduce alla loro utilità nel permettere di dimostrare potere. Anche se in alcuni momenti sembrano capaci di rapportarsi agli altri, sono irresponsabili nelle loro relazioni e non hanno alcun rispetto per i sentimenti, i bisogni e le preoccupazioni degli altri.  Ne consegue l’assoluta assenza di rimorso o vergogna.

Il processo di selezione è automatico: come potrebbe sopravvivere nel mondo politico attuale una persona che non abbia queste caratteristiche di personalità? Si è, infatti, a volte osservato l’entrata in politica di persone la cui dimensione psichica era organizzata da differenti principi: l’uscita è stata quasi immediata!

Rispetto al secondo elemento, proviamo a capire, utilizzando una prospettiva diversa e ispirandosi al più elaborato trattato di psicologia orientale, gli “Yoga Sutra”, scritto da uno dei più raffinati scienziati della ‘mente’, Patanjali, quali sono, sul piano mentale, gli ‘inquinanti’, da lui individuati, che inducono una percezione distorta della realtà determinando, conseguentemente, risposte che si pongono in ‘opposizione’ rispetto alle dinamiche insite nelle Leggi che regolano l’Universo.

Tali inquinanti, denominati ‘Klesha’, sono cinque e la loro interrelazione costituisce una serie interconnessa di cause ed effetti.

Il primo klesha, Avidya, viene impropriamente tradotto con il termine ‘ignoranza’. Sarebbe più appropriato, invece, l’uso del termine ‘nescienza’, inteso nel senso di ‘non conoscenza della realtà delle cose’ in quanto non si è riusciti ad andare oltre l’illusione creata dalla mente (ricordiamo sempre che la Mente mente!).

Se trasliamo questo concetto nell’ambito dell’argomento oggetto di questo articolo, si traduce nella incapacità di vedere l’Uno, di cogliere lo stato di interrelazione di tutte le cose, di percepire il proprio potenziale. Ciò implica che ogni decisione, ogni azione non potrà non influire sul ‘tutto’ e, conseguentemente, anche su chi l’ha messa in atto: ciò che metto in giro, a me torna!

Questo klesha può essere considerato Il Klesha in quanto da esso originano tutti gli altri e continuamente nutre tutti gli altri.

Il secondo klesha, Asmita, può essere tradotto con l’espressione ‘identificazione con il senso dell’Io’, che dà l’illusione di essere una realtà separata da tutto il resto oscurando la vera realtà che è quella dello stato di interrelazione di tutte le cose, o anche ‘identificazione del potere della coscienza con il potere della cognizione’ che irretisce il potenziale, il quale risiede nella coscienza, in questa falsa identificazione con la mente. Queste false identificazione, frutto del primo klesha, creano la falsa convinzione che il danno procurato non può in alcun modo nuocere a se stessi e, allo stesso tempo, oscura la percezione dei propri potenziali e quindi anche del ‘potere, che ognuno possiede, di trasformare la realtà esterna a vantaggio dei tutti’ (a dispetto dei falsi ostacoli che ci prospetta la ‘mente’).

Il terzo e il quarto klesha, rispettivamente Raga e Dvesa, sono complementari. Raga indica “l’attrazione che si prova verso un oggetto quando da tale oggetto deriva una qualsiasi forma di piacere o di felicità”. Dvesa indica “la repulsione naturale che si prova per un oggetto che è fonte di dolore o di infelicità”. Bisogna ricordare che la ‘attrazione’ e la ‘repulsione’ appartengono alla dimensione mentale e non coscienziale. Esse condizionano in misura incredibile la nostra vita limitando la nostra libertà. Basti semplicemente pensare a quante decisioni si prendono sulla base di questi due inquinanti mentali senza valutare le conseguenze nefaste che ne derivano per se stessi e per gli altri (es. attaccamento al ‘potere’ e al ‘denaro’ che ne costituisce un simbolo e, di conseguenza, avversione per tutte le situazioni che implichino una rinuncia a parte del ‘potere’ e del ‘denaro’ che si possiede a beneficio di tutti, a lungo andare anche di se stessi).

Il quinto klesha, Abhinivesa, indica il ‘desiderio di vivere’ l’ ‘attaccamento alla vita’ che costituisce il traslato sul piano mentale, emotivo di una forza biologica che impregna tutte le forme di vita. Quanti pensieri, decisioni, azioni che si compiono lasciano trasparire la negazione della realtà della ‘morte’ cioè la negazione della ‘natura transitoria’ del senso dell’Io con cui ci siamo identificati? Quante decisioni non si prenderebbero, quante azioni non si metterebbero in atto se fossimo in ogni momento consapevoli di questa realtà? Molti Maestri affermano “Impara ogni giorno dalla tua esperienza di vita come se dovessi vivere per sempre, vivi ogni giorno la tua vita come se dovessi morire domani”.

Per neutralizzare i klesha Patanjali indica un percorso, quello del sistema Filosofico Yoga. Prenderò in esame solo quelle indicazioni, yama e niyama, che costituiscono il principio e, al contempo, l’obiettivo di tale percorso rappresentandone il fondamento ‘etico’.

Non mi dilungherò a spiegare l’attinenza di tali indicazioni con la ‘coscienza etica’ di chi afferma di fare politica in quanto è lampante. Mi limiterò soltanto ad esporne l’essenza.

YAMA (che si può tradurre col termine ‘astensioni’)

Ahimsa, l’astensione dalla violenza in tutte le sue forme e modalità di espressione (pensiero, parola, azione). Ahimsa denota, in concreto, un atteggiamento o modalità di comportamento nei riguardi di tutte le creature viventi fondato sul riconoscimento della generale Unità della vita.

Satya, l’astensione da tutto ciò che non sia in stretto accordo con quanto riconosciuto come ‘vero’. Anche Satya può riguardare i pensieri, le parole, le azioni, ma, soprattutto, come si armonizza quello che si pensa, che si dice e che si fa.

Asteya, l’astensione dall’appropriazione indebita in qualsiasi forma. Asteya esprime, quindi, il principio di non prendere, a qualsiasi livello ed in qualunque forma, ciò che non viene liberamente dato.

Brahmacarya, viene in genere tradotta come astensione dalla sessualità o continenza sessuale: analizzato in tale accezione appare molto riduttivo. Brahmacarya, in effetti esprime la convenienza di conoscere e controllare la dimensione ‘biologica’ in modo da poter gestire consapevolmente le potenti pulsioni ed energie che in essa sono contenute per poterle indirizzare nella direzione desiderata e, possibilmente, sottrarle da un controllo esterno (tali forze, in una condizione ordinaria, sono quasi esclusivamente al servizio della sopravvivenza della specie) per metterle al servizio dell’evoluzione individuale.

Aparigraha, l’astensione  dalla bramosia di possesso nella consapevolezza che le cose che servono sono veramente poche e ‘tutto ciò che non serve inquina’. Spesso il desiderio di possesso non ha limiti e costituisce un desiderio che non ha alcun rapporto né con la ragione né coi il senso comune.

NIYAMA (che si può tradurre col termine ‘osservanze’)

Sauca, viene generalmente interpretato come purezza. Il fine di Sauca è quello di eliminare tutti quegli elementi e quelle condizioni che impediscono ad un individuo di esercitare correttamente le proprie funzioni per giungere alla meta prefissata.

Samtosa, tradotto col termine ‘accontentamento’, indica quell’atteggiamento per cui non si nutre il desiderio della mente di proiettarsi all’esterno per rincorrere continuamente oggetti.

Tapas, cioè l’autodisciplina mirata a sviluppare la volontà al fine di rendere la mente libera dai bisogni di natura inferiore.

Svadhyaya, traduce il processo che porta alla ‘conoscenza di sé’. Soltanto conoscendo sé stessi, le proprie potenzialità, i propri limiti, i propri conflitti, si possono fare scelte e, di conseguenza, intraprendere azioni che non siano inquinate da tali elementi.

Isvara Pranidhana, indica l’identificazione con la propria natura incondizionata e l’affidamento a tale dimensione nella consapevolezza che in essa dimora la coscienza di non-separazione di tutta la realtà. Questa è la condizione essenziale per lasciare andare il senso dell’Io con cui ci si è identificati.

Ritengo che tale breve analisi risponda in modo esaustivo alla domanda ‘perché ci stiamo allontanando sempre più dalla perfezione che impregna tutto l’Universo?’ Semplicemente perché ci muoviamo in opposizione rispetto alle Leggi che lo governano.

I principi di natura etica appena esposti, danno origine a processi che, invece, creano ‘sinergia’ con le dinamiche di tali Leggi ricreando uno stato di equilibrio.

Non si può parlare di ‘etica’ in economia e in politica se non si parte dalla ‘coscienza etica’ dei suoi protagonisti: prescindere da questo punto significherebbe trasformare in pura demagogia qualsiasi trattazione sul tema.

Qualcuno ha detto: “Il potere logora chi non ce l’ha”. La forma di potere che esibisce lo scenario politico ed economico attuale, invece, finirà, sotto l’influsso della legge ‘causa – effetto’, per logorare proprio chi ce l’ha e ….. in seguito tutti!


Categories: Altro ,Meditazione e Psicologie Orientali ,Psicologia del profondo e Psicoterapia Psicoanalitica (MCS)


Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

Tweets di @CSPsyche

Questo sito utilizza una serie di cookie tecnici e di terze parti. Continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi