Mantra: Lo Strumento della Mente

scritto da Tiziana Masia
Apr 28

di Maria Consiglia Santillo e Tiziana Masia

a mantraIl mantra è una tecnica che si basa sul “Potere del Suono” inteso in termini di flusso e vibrazione. Questa scienza, presente in molte tradizioni, ha conosciuto l’apice del suo sviluppo in quella indiana (troviamo dei riferimenti già nei Veda).

In quanto tradizione prevalentemente orale, enfatizza l’importanza del suono e della parola fino a farne una vera e propria scienza: lo studio approfondito degli effetti della parola.

Questo è stato stimolato dalla struttura degli stessi testi scritti, tale da essere facilmente memorizzata essendo il contenuto essenziale ma conciso.

Il termine mantra è formato da “man” e “tra”. “Man” ha la stessa radice di “Manu” e “manas” indicando che ha a che fare con la dimensione mentale/psichica (manas) in tutti i suoi livelli e strutture: il livello inconscio nelle sue dimensioni istintivo/pulsionale, il livello emotivo ed energetico, il livello intellettuale/razionale; il suo effetto riguarda l’uomo nella sua totalità (Manu) e nella sua ricerca spirituale. “Tra” che può significare sia “strumento” che “liberare” (liberare dai samskara) ma anche espandere e proteggere.

La sua recitazione permette di raggiungere uno stato di coscienza non ordinario. Per questo motivo, come dicono i Testi Sacri, il mantra è un “Suono Rivelato”, questa è la ragione per cui alcuni mantra, non hanno un significato logico-razionale ma hanno un profondo significato simbolico.

La sua azione è su diversi livelli: quello prevalente è la purificazione del mentale, presupposto per l’accesso a stadi più elevati di coscienza e consapevolezza. La ripetizione costante del mantra è:

  • una tecnica di concentrazione della mente, la concentrazione è quello stato in cui la mente riesce a mantenere un flusso di attenzione costante su un oggetto meditativo (il mantra). In questo stadio è ancora fortemente presente la “volontà” e il senso dell’Io (ahamkara). L’Io di cui parliamo non è identificabile con l’Io in psicoanalisi: questi, infatti, designa una istanza psichica che media tra l’Es (mondo delle pulsioni prevalentemente inconscio), il Super-Io (istanza morale ossia l’insieme interiorizzato (fatto proprio) delle proibizioni genitoriali) e la realtà esterna.
  • Il senso dell’Io, invece, designa l’intera realtà psichica ossia l’istanza illusoria che nasce dalla falsa identificazione del Sé con i veicoli dei quali si serve per esprimersi (io non sono il mio corpo, non sono le mie emozioni, non sono i miei pensieri ma sono qualcosa che va al di là di tutto questo);
  • una tecnica di supporto alla meditazione, che trasporta la mente dallo stato di concentrazione a quello di meditazione. Può essere, questo, considerato un passaggio, un ponte;
  • una tecnica di meditazione pura, la meditazione è uno stato in cui la mente non ha bisogno più dell’atto volitivo, cioè della volontà, per mantenere il flusso costante di attenzione sull’oggetto meditativo (il mantra), è come se si venisse a creare un’attrazione tra la mente e l’oggetto meditativo per cui quest’ultimo, occupa tutto lo spazio mentale. In questo stato sparisce l’atto volitivo ma continua ad esistere il senso dell’Io. In questo stato si realizza una identificazione con il significato profondo del mantra che porta a scoprire, attraverso la vibrazione sonora, la realtà che questa vibrazione in modo simbolico esprime fino a giungere al Samadhi, quello stato in cui non solo sparisce l’atto volitivo ma anche il senso dell’Io, in quanto vi è una fusione completa della nostra mente con l’oggetto meditativo e della nostra coscienza individuale con la Realtà Cosmica Universale che il mantra rappresenta.

Tutti questi livelli possono essere raggiunti utilizzando sempre lo stesso strumento ossia la stessa ripetizione mantrica di una vibrazione sonora.

Quando si ripete un mantra, si cerca di sintonizzarci sulla stessa “lunghezza d’onda” di chi lo recepì: il Rishi nel suo alto livello di Coscienza attraverso vie non sensoriali sotto forma di vibrazione che ci sono stati trasmessi attraverso un linguaggio simbolico: il diverso stato di coscienza cui si tende nella pratiche meditative si serve proprio di questo linguaggio simbolico.

Tutto ciò che esiste, quindi, è vibrazione destinata a tradursi in suono anche se non sempre percepibile all’udito. Tradurre un mantra può soddisfare la curiosità ma non è necessario ai fini a cui è volto.

Vi sono vari tipi di mantra:

  • mantra universali : OM – AMEN – KYRYE – SO – HAM – RAM
  • i bija mantra formule potenti perché concentrate
  • i mantra personali, questi sono dati direttamente da un guru alla persona, il guru lo rende attivo sussurrandolo all’orecchio della persona.

alcuni mantra sono utilizzati a scopo curativo o per contrastare e rendere innocua l’assunzione di veleni. Tutta la Tradizione Tibetana è basata su questo principio, lo testimoniano i mulini da preghiera, rotoli di pergamena all’interno dei quali sono scritti mantra e preghiere. Facendoli ruotare si crea la ripetizione di migliaia di preghiere.

Per comprendere il significato profondo del mantra è necessario Ascoltare che non è la stessa cosa di sentire. Tutto ciò che ci circonda è suono, tutto è permeato di suoni.

Quando captiamo passivamente i suoni che ci circondano allora “sentiamo”. A volte, infatti, capita di sentire dei suoni che percepiamo come suoni ma che non li riconosciamo, quando invece, da parte nostra c’è un impegno attivo ossia un impegno cosciente per ciò che ci arriva come suono allora “Ascoltiamo”.

Quando riconosciamo il suono, la sua provenienza, quando “Ascoltiamo” possiamo allora, comprendere il significato profondo del mantra. Il suo significato, infatti, non è affatto logico ma esclusivamente simbolico, per questo motivo non ha senso la sua traduzione.

Sviluppare, quindi, la capacità di Ascolto è il primo gradino per poter affrontare lo studio e la pratica approfondita del mantra.

Bisogna arrivare a percepire i suoni più sottili, le vibrazioni più sottili, fino ad arrivare ad ascoltare gli armonici, che sono ulteriori suoni contenuti nei suoni che noi normalmente emettiamo.

Gli armonici si caratterizzano per avere la stessa frequenza e la stessa ampiezza, producendo un’onda costante e regolare. L’esercizio permette di ascoltarli. La condizione ideale dell’ascolto è con la colonna vertebrale diritta e correttamente allineata e con la testa in equilibrio su di essa.

Tutte le componenti del suono hanno conseguenze sull’aspetto fisico, mentale e psichico. Esistono suoni che producono un rilassamento nel corpo ed altri che creano o accentuano una tensione. Esistono due teorie sulla propagazione del suono e sulla sua recezione. La prima è quella classica suddescritta. L’altra teoria, più recente, sostiene che il suono arriva allo stesso punto del cervello ma non è solo l’orecchio a sentire ma anche la struttura ossea. L’intero corpo sarebbe, quindi, un grande orecchio.

Lo studio della vibrazione sonora e dei “poteri” che esistono nel suono, non appartiene solo alla tradizione indiana ma a molte altre tradizioni. Quanto più le civiltà sono primitive tanto più questo elemento assume importanza. Con l’evoluzione della civiltà e il conseguente allontanamento dei principi naturali, l’importanza attribuita ai “poteri” del suono è andata svanendo.

In tutte le tradizioni per rivolgersi alla Divinità si usa un linguaggio diverso da quello ordinario ponendo l’accento sull’importanza del “potere” della parola, così come in tutte le tradizioni troviamo esempi di parola usata in senso mantrico (ripetizioni di formule sonore che si crede abbiano il potere di risvegliare alcune energie contenute nell’uomo).

Questa sorta di automatismo presente nel mantra, determina un cambio nello stato di coscienza che non è né distrazione né dispersione ma può essere un modo per oltrepassare i limiti razionali.

Nella Tradizione Yogica il concetto di una creazione che deriva dal suono è antichissima. Nella Tradizione Buddista vicina alla Tradizione Yogica sono presenti i mantra che sono nati come quelli Yogici.

Nella Tradizione Ebraica, nell’albero della vita, ci sono 22 rami che oltre che a rappresentare le 22 lettere ebraiche rappresentano tutti gli aspetti dell’Universo. Si evidenzia, quindi, la relazione tra il suono e la creazione.

Nella Tradizione Cristiana anche se l’accento è posto più sul significato delle parole che non sulla struttura sonora indica, tuttavia, l’importanza del suono come forma di dialogo con il Divino. Le Litanie, il Rosario e tutte le Corone sono forme mantriche per accedere ad altri stati di coscienza. L’ Alleluia è un mantra universalmente riconosciuto.

La preghiera esicasta o preghiera del cuore, nella Tradizione Cristiana è quella più vicina alla formula mantrica: “abbi pietà di me” “abbi pietà di noi” qui, al contenuto si associa la ripetizione sonora. Il termine esicasta deriva da esychya che vuol dire pace, calma, silenzio.

Questa preghiera inizia nella chiesa Russa nel tardo medio evo è, quindi, una preghiera della chiesa ortodossa soprattutto nei monasteri ortodossi del monte Athos.

Nella Tradizione Musulmana, nel dhikr della lingua della Tradizione Islamica si recita per 21 volte con concentrazione anche sul corpo, la formula “ illaha illa Allah” (non c’è altro Dio al di fuori di Allah) oppure“Allah Allah” che è una forma abbreviata della precedente, tipica della tradizione dei Dervisci e dei Sufi.

Nelle Upanisad, in particolare nella Brhadaranyaka Upanisad è presente una immagine simbolica di un ragno che tesse la tela. La tela di ragno parte da un punto centrale e si accresce in tutte le direzioni. Ogni raggio di questa tela riconduce al punto centrale. Da qui deriva che ogni esistenza è governata da un Principio Unico Universale rappresentato dal Centro.

L’Unità Primordiale che sorregge la molteplicità è ben rappresentata anche graficamente dai mandala.

A livello sonoro ritroviamo la stessa simbologia, l’Unità Primordiale che è all’origine del creato, è una energia sonora condensata. Quando l’energia condensata è associata all’idea del suono diventa la coscienza Suprema, il Divino (Shabda Brahaman), Shabda è il suono e Shabda Brahaman è il silenzio energetico carico di potenzialità che ancora non si sono manifestate.

Ma come arriva il suono da energia pura a materia, ossia come si trasforma, quale strada percorre? Ci viene incontro la Tradizione Tantrica nella quale troviamo la descrizione di tutti i passaggi dalla Energia Divina alla materia. La materia costituisce la più densa forma di energia, la progressiva manifestazione della energia che diventa Creazione.

Dal Verbo si passa alle fluttuazioni più sottili, queste fluttuazioni indicano la presenza di un suono ma di un suono non ancora udito. Il passaggio del Verbo fino alla creazione avviene in 4 stadi particolari della vibrazione sonora:

il primo stadio si chiama Para ed è la forma più alta di vibrazione sonora che possa esistere, è paragonabile alla nozione stessa di Divino. E’ il Verbo, è Shabda Brahaman. La forma cosciente è ancora unità all’Energia Divina. Vi è contenuta tutta la potenzialità della vibrazione sonora ancora non manifestata. Più la vibrazione è pura e concentrata più è potente, più va verso la differenziazione più perde potenza. Riscoprire questo stato è il fine ultimo di ogni pratica evolutiva religiosa: è la percezione diretta della Divinità.

Il secondo stadio si chiama Pashyanti ed è un suono non ancora fisico ma comincia a manifestarsi, prende nell’uomo la forma di vibrazione individuale. E’ il passaggio dal Brahaman all’Atman individuale. E’ della stessa natura, è una scintilla dello stesso fuoco, è una goccia dello stesso mare. Pashyanti significa “colui che vede”. Rimanendo in questo stato vibrazionale, si vede, si sa da dove si viene e si sa dove si può andare. Il suono ancora non è percosso, quindi, ancora non è udibile. Contiene, però, l’energia che verrà manifestata in tutte le forme del suono e del linguaggio.

Il terzo stadio si chiama Madhiama che significa intermedio. L’energia sonora subisce una ulteriore densificazione. A questo livello i suoni sono creati, immaginati, percepiti nel mentale. Quando noi pronunciamo un suono, prima di emetterlo questo è pensato, è creato nella mente. Questa energia si concretizza esternamente. La nascita di un brano musicale ne chiarisce il concetto. Le sillabe iniziano a differenziarsi, la vibrazione sonora presente a questo stadio attiva il Prana che serve da veicolo ed inizia un movimento che porta al linguaggio. Qui siamo nel concetto di mantra.

Il quarto stadio si chiama Vaikhari ed è il suono che si materializza attraverso gli strumenti fisici. In questo stadio si distingue il linguaggio mantrico che è un linguaggio puro, adatto a dialogare con un livello superiore di coscienza e il linguaggio quotidiano adatto ad esprimere la nostra realtà.

La differenza tra i due linguaggi è che quest’ultimo varia da cultura a cultura, da tradizione a tradizione mentre il linguaggio mantrico ha lo stesso valore, la stessa potenza in ogni luogo, in ogni dove e in ogni tempo.

Ancora una volta ci viene proposto un cammino di inversione: utilizzando la vibrazione sonora a partire da quella più esteriore e di natura più grossolana per passare poi, a livelli sempre più interiorizzati e di natura sottile fino ad arrivare alla percezione di una realtà ultima che è “il silenzio musicale” o “musica silenziosa” di cui parlava San Giovanni della Croce.

E’ questo silenzio pieno di armonia, l’obiettivo da raggiungere attraverso il mantra, un silenzio caratterizzato dalla presenza di “potenzialità” ed “energia” che potrà essere espressa e incanalata in attività diverse da quelle ordinarie.

In un secondo tempo, non sarà più la recitazione verbale del mantra la parte più efficace ma sarà la recitazione mentale.

Tiziana Masia, Maria Consiglia Santillo

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