Frida Kahlo, Henry Ford Hospital, 1932

Frida Kahlo, Henry Ford Hospital, 1932

di Maria Consiglia Santillo

La Nausea e il suo culmine rappresentato dal Vomito rappresentano, sul piano somatico, il desiderio di liberarsi da tutto ciò che non si vuole avere, integrare e far proprio. Costituiscono, quindi, l’espressione di un rifiuto e di una ripulsa: vomitare significa non accettare.
Il primo giudizio espresso dall’Io, in quello stadio del suo sviluppo definito da Freud “Io del piacere purificato”, riguarda la distinzione tra ciò che è “mangiabile” e ciò che non lo è.  In questo stadio ogni cosa “piacevole” è vissuta come “appartenente all’Io”, quindi “qualcosa da inghiottire” mentre, ogni cosa “spiacevole”, è attribuita al “non Io” e quindi “qualcosa da sputare”. La prima approvazione è rappresentata, quindi, dall’atto di ”inghiottire”, il primo rifiuto dallo “sputare”. In queste due tendenze possiamo riconoscere due meccanismi difensivi, di natura molto arcaica, caratteristici, anche se non esclusivi, della Fase Orale dello sviluppo psicosessuale: “Introiezione” e “Proiezione” il cui processo si esprime, come già sottolineato ed utilizzando le parole di Freud, “nel linguaggio dei più antichi moti pulsionali orali” attraverso l’opposizione “Ingerire”- “Rigettare” che corrisponde all’opposizione Soggetto (Io) – Oggetto (Mondo Estero) e all’opposizione Piacere – Dispiacere (Pulsioni e loro destini, 1915). Freud sottolinea come questa opposizione Introiezione-Proiezione, prima si realizzi nel modo orale (“questo lo voglio mangiare” e “questo lo voglio sputare”) e successivamente subirà un processo di generalizzazione (“questo voglio introdurlo in me” e “questo voglio escluderlo da me”).

Introiezione e Proiezione

L’introiezione per molti autori è originariamente l’espressione di un’affermazione (inghiottire un oggetto); in seguito costituirebbe una difesa contro l’insoddisfazione causata dall’assenza dell’oggetto. E’ il modo più arcaico di volgersi verso un oggetto, è il tipo più primitivo di rapporto con esso.  Laplanche e Pontalis (Enciclopedia della Psicoanalisi) lo definiscono come un processo attraverso cui il soggetto fa passare, in modo fantasmatico, dal “di fuori” al “di dentro” oggetti e loro qualità. L’introiezione è affine all’incorporazione, che costituisce il suo prototipo somatico, ma non implica necessariamente un riferimento somatico.
Nella letteratura psicoanalitica il limite somatico è il prototipo di ogni separazione tra “mondo interno” e “mondo esterno”: mentre il processo di incorporazione riguarda specificamente l’involucro somatico, quello di introiezione assume una valenza più ampia in quanto è in causa non solo la dimensione interna-esterna del corpo, ma quella dell’intero apparato psichico. E’ perciò molto importante, anche se spesso viene fatto, non usare i due termini come sinonimi. Il termine incorporazione (Laplanche e Pontalis, Enciclopedia della Psicoanalisi) designa un  processo con cui il soggetto, in modo più o meno fantasmatico, fa penetrare e conserva un oggetto all’interno del proprio corpo. L’incorporazione costituisce una meta pulsionale e un modo di relazione oggettuale caratteristici della fase orale …Essa costituisce il prototipo somatico dell’introiezione e dell’identificazione.
Nel processo di incorporazione si evidenziano tre aspetti: il piacere procurato dal fatto di far penetrare un oggetto dentro di sé; la distruzione di questo oggetto; l’assimilazione delle qualità dell’oggetto mantenendolo dentro di sé.
La proiezione, invece, è quel processo per cui il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro, persona o cosa, delle qualità, dei sentimenti, dei desideri e persino degli “oggetti”, che egli non riconosce o rifiuta in sé (Laplanche e Pontalis, Enciclopedia della Psicoanalisi).
L’obiettivo primario per cui viene attivato tale processo difensivo è quello di “sbarazzarsi di un contenuto disturbante”. Nelle sue forme mature la proiezione costituisce la base dell’empatia e, inoltre, raggiunge il suo obiettivo consentendo al soggetto di sbarazzarsi del contenuto disturbante. Nelle sue forme più primitive, invece, distorce gravemente l’oggetto su cui i contenuti vengono proiettati. Inoltre non raggiunge l’obiettivo in quanto il soggetto proietta il contenuto disturbante ma, tuttavia, continua a conservarlo, non riesce a liberarsene.
La proiezione e l’introiezione hanno entrambe un continuum di modalità di espressione che va da quelle più primitive a quelle più evolute e, all’estremità primitiva, i due processi si fondono a causa dell’analoga confusione tra esterno ed interno. Tale fusione prende il nome di Identificazione Proiettiva (che non costituirà oggetto di trattazione del presente lavoro).

Nucleo Conflittuale Irrisolto, Conflitto Biologico e Patologia Oncologica

La comprensione del processo introiezione-proiezione è fondamentale per cogliere la dinamica relativa alla modalità di presentazione del sintomo “Nausea e Vomito” in quelle patologie tumorali, sviluppate in precisi organi, che prevedono l’insorgenza di questo sintomo.
Gli organi la cui patologia tumorale induce come sintomo prevalente “nausea e vomito” (esofago, stomaco, fegato, pancreas e vie biliari) costituiscono uno degli apparati che, nella Fase Orale dello Sviluppo Psicosessuale, sono stati investiti libidicamente con una conseguente conflittualizzazione delle loro funzioni. Possiamo ipotizzare, quindi, l’esistenza di una corrispondenza tra “Sintomo”,  “Patologia” e “Nucleo Conflittuale Irrisolto” relativo alla Fase Orale.
Tale nucleo, che rimane fino ad un certo punto “inattivo” e “latente”, viene “attivato” da un “Conflitto Programmante”, il cui contenuto entra in risonanza con quello del “Nucleo conflittuale Irrisolto”, che continua a rimanere, però, a livello “latente”: ciò innesca un processo di “sensibilizzazione” dell’organo la cui funzione presenta una corrispondenza simbolica col contenuto del conflitto e, precisamente, del tessuto che, per la sua derivazione da uno specifico foglietto embrionale, presenta una corrispondenza con la tipologia del conflitto in atto, rendendolo, quindi, un “Organo Bersaglio”.
La presenza di un successivo “Choc Conflittuale Scatenante” il cui contenuto è della stessa natura del “Conflitto Programmante” e del “Nucleo Conflittuale Irrisolto”, avvia, sulla base della facilitazione alla risposta creatasi nell’organo, seguendo l’ipotesi di Hamer, il Programma SBS che culmina nella patologia tumorale dell’Organo Bersaglio che origina nel tessuto corrispondente al tipo di conflitto in atto.

La Fase Orale è caratterizzata dal desiderio di “Incorporare Oggetti Buoni” ed “Espellere Oggetti Cattivi”. Saranno questi i contenuti dinamici prevalenti che si incontreranno nei pazienti che hanno sviluppato tumori negli organi in oggetto.
Come vedremo questi contenuti emergeranno sia nell’ambito di Conflitti Biologici legati alla sfera della individualità (identità) e relazionale (territorio) che all’interno dei Conflitti Biologici legati alle funzioni primarie, arcaiche, di base (sopravvivenza).
Andiamo ad osservare ciò che accade in ogni singolo organo

Esofago

Rappresenta la capacità di accoglienza. Lo sviluppo di un tumore esprime la difficoltà a “RECEPIRE” o “ACCOGLIERE” una situazione.

Esofago (2/3 superiori)
Tessuto: mucosa di Epitelio Pavimentoso
Foglietto Embrionale: Ectoderma
Conflitto Biologico corrispondente: Individualità (identità) e aspetto Relazionale (territorio)

Conflitto di non voler ingerire un boccone o volerlo sputare di nuovo fuori: si dovrebbe “Inglobare” qualcosa che in realtà non si vorrebbe mandar giù, che si vorrebbe “Rigettare”. Il conflitto avviene in ambito “relazionale/territoriale”.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso un allargamento ulceroso del lume esofageo per consentire al “boccone” di “andare giù”. Il tumore si sviluppa in fase di Riparazione Post-Conflittolitica per riparare l’ulcera.

Esofago (terzo inferiore)
Tessuto: submucosa e mucosa Endodermica
Foglietto Embrionale: Endoderma
Conflitto Biologico corrispondente: legato a Funzioni Primarie, Arcaiche, di Base (sopravvivenza)

Conflitto di non poter ingoiare un boccone: qualcosa che si sarebbe voluto “Incorporare”, “Inglobare” ma che improvvisamente ci si trova impossibilitati a fare, si vorrebbe ingoiare il boccone ma non si riesce a farlo. Riuscire a farlo costituisce un fatto di sopravvivenza.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso un ingrossamento (proliferazione cellulare) dell’esofago per digerire un “boccone” che non va avanti e “farlo progredire”.  Il Nucleo Conflittuale Irrisolto alla base dello Choc Conflittuale è relativo alla Fase Orale dello sviluppo psicosessuale.

Stomaco

Rappresenta la capacità di accettazione. Lo sviluppo di un tumore esprime la difficoltà ad  “ACCETTARE” o “FARE PROPRIA” una situazione.

Stomaco (piccola curva, bulbo duodenale, piloro)
Tessuto: mucosa gastrica ad Epitelio Pavimentoso e mucosa duodenale
Foglietto Embrionale: Ectoderma
Conflitto Biologico corrispondente: Individualità (identità) e aspetto Relazionale (territorio)

Conflitto di rancore nel territorio inerente sia la “frontiera del territorio” che il “contenuto del territorio”. È un conflitto di contrarietà territoriale con una persona che non possiamo evitare ma che “ci sta sullo stomaco”, conflitto relativo a persone o situazioni che siamo nostro malgrado obbligati ad affrontare.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso un allargamento ulceroso del passaggio gastrico, ed in particolare dello sbocco dello stomaco per consentire un miglior “transito”. Il tumore si sviluppa in fase di Riparazione Post-Conflittolitica per riparare l’ulcera.

Stomaco (grande curva)
Tessuto: mucosa Endodermica
Foglietto Embrionale: Endoderma
Conflitto Biologico corrispondente: legato a Funzioni Primarie, Arcaiche, di Base (sopravvivenza)

Conflitto di non essere in grado di digerire un boccone (“mi è rimasto sullo stomaco”). E’ spesso legato al fatto di non poter “usufruire” di qualcosa a cui si aveva diritto e quindi alla paura di “mancare” di qualcosa: il fatto di poter “digerire” (e quindi far proprio) o meno il boccone significa la vita o la morte.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso una proliferazione delle cellule di tipo secretorio per aumentare la produzione di succo gastrico per poter “digerire un boccone”.
Il Nucleo Conflittuale Irrisolto alla base dello Choc Conflittuale è relativo alla Fase Orale dello sviluppo psicosessuale.

Fegato

Rappresenta la capacità di adattamento. Lo sviluppo di un tumore esprime la presenza di  “PAURA DI MANCARE DELL’ESSENZIALE” o “RABBIOSO RIFIUTO DI ADATTARSI ACCOMPAGNATO DA UN SENSO DI RIBELLIONE”.

Fegato (dotti biliari intraepatici)
Tessuto:  Epitelio Pavimentoso dei dotti biliari intraepatici
Foglietto Embrionale: Ectoderma
Conflitto Biologico corrispondente: Individualità (identità) e aspetto Relazionale (territorio)

Conflitto di rancore nel territorio, contrarietà territoriale. I confini con il territorio del vicino sono stati divelti, cosicché il “capo” del territorio vicino può invadere. E’ un conflitto legato ad una specifica funzione del fegato: quella di neutralizzare tutto ciò che è indesiderabile per eliminarlo grazie alla bile.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso un allargamento ulceroso dei dotti biliari intraepatici allo scopo di favorire il deflusso della bile. Il tumore si sviluppa nella fase di Riparazione Post-Conflittolitica per riparare l’ulcera.

Fegato (parenchima)
Tessuto: Parenchima Epatico
Foglietto Embrionale: Endoderma
Conflitto Biologico corrispondente: legato a Funzioni Primarie, Arcaiche, di Base (sopravvivenza)

Conflitto di morire di fame, di mancanza dei mezzi di sussistenza essenziali, “lotta per il boccone vitale o per la propria esistenza”. E’ un conflitto legato ad una specifica funzione del fegato: quella di trasformare il cibo in Io, quindi immagazzinare e produrre energia.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso una proliferazione cellulare con qualità prevalentemente di tipo assorbente (per assorbire meglio il nutrimento) ma anche di tipo secretorio (per aumentare la produzione di bile e quindi digerire meglio il nutrimento).
Il Nucleo Conflittuale Irrisolto alla base dello Choc Conflittuale è relativo alla Fase Orale dello sviluppo psicosessuale.

Pancreas

E’ l’organo legato al nostro “valore” e alla nostra “gioia di vivere”.

Pancreas (dotti biliari pancreatici)
Tessuto:  Epitelio Pavimentoso dei dotti biliari pancreatici
Foglietto Embrionale: Ectoderma

Conflitto Biologico corrispondente: Individualità (identità) e aspetto Relazionale (territorio).

Conflitto di rancore nel territorio, contrarietà territoriale.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso un allargamento ulceroso dei dotti pancreatici allo scopo di far fluire più rapidamente una maggiore quantità di succo pancreatico nell’intestino (il conflitto è talmente forte che non basta lo stomaco per digerirlo o l’intestino per eliminarlo: solo il pancreas, attraverso la secrezione del potente succo pancreatico, può aiutare ad “assimilarlo”). Il tumore si sviluppa nella fase di Riparazione Post-Conflittolitica per riparare l’ulcera.

Pancreas (esocrino)
Tessuto: Parenchima pancreatico
Foglietto Embrionale: Endoderma

Conflitto Biologico corrispondente: legato a Funzioni Primarie, Arcaiche, di Base (sopravvivenza)
Conflitto di non poter digerire un boccone ambito vissuto come una contrarietà indigesta. Il fatto di poterlo digerire rappresenta una questione di sopravvivenza.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso una proliferazione cellulare con qualità esclusivamente di tipo secretorio (per aumentare la produzione di succo pancreatico allo scopo di digerire il boccone).

Il Nucleo Conflittuale Irrisolto alla base dello Choc Conflittuale è relativo alla Fase Orale dello sviluppo psicosessuale.

Vie Biliari

Si riferisce alla “Aggressività del Conquistatore”. I disturbi delle vie biliari riguardano delle INQUIETUDINI o COLLERA frammista a RANCORE (“collera e rancore in seguito ad un’ingiustizia subita”).
Tessuto:  Epitelio Pavimentoso dei dotti biliari
Foglietto Embrionale: Ectoderma

Conflitto Biologico corrispondente: Individualità (identità) e aspetto Relazionale (territorio)
Conflitto di rancore nel territorio, contrarietà territoriale. I confini con il territorio del vicino sono stati divelti, cosicché il “capo” del territorio vicino può invadere.

Senso Biologico: si esprime nella fase di Conflitto Attivo attraverso un allargamento ulceroso dei dotti biliari allo scopo di favorire il deflusso della bile (eliminare attraverso la bile ciò che è indesiderabile). Il tumore si sviluppa nella fase di Riparazione Post-Conflittolitica per riparare l’ulcera.

Il Nucleo Conflittuale Irrisolto alla base dello Choc Conflittuale è relativo alla Fase Orale dello sviluppo psicosessuale.

Significato e Modalità di Presentazione del Sintomo in relazione alla Dinamica Conflittuale di riferimento

Dall’esame dei conflitti biologici relativi ad ogni singolo organo emerge con chiarezza la corrispondenza tra il contenuto di questi conflitti e i contenuti prevalenti della Fase Orale dello sviluppo psicosessuale, fase in cui si colloca il Nucleo Conflittuale Irrisolto sul quale si fonda il Conflitto Biologico.
Possiamo osservare, infatti, in tutti gli organi presi in esame, che le patologie tumorali che originano dai tessuti di derivazione Ectodermica, che esprimono quindi un Conflitto Biologico legato alla sfera della Individualità e Relazionale (Identità e Territorio), evidenziano come contenuto fondamentale quello della presenza di un “Oggetto Cattivo che si vorrebbe Sputare, Eliminare” senza riuscirci; le patologie tumorali che, invece, originano da tessuti di derivazione Endodermica, che esprimono quindi un Conflitto Biologico legato a Funzioni Primarie, Arcaiche, di Base (Sopravvivenza), evidenziano come contenuto fondamentale quello della presenza di un “Oggetto Buono che si vorrebbe Ingoiare, Incorporare” senza riuscirci.
Nel primo caso possiamo ipotizzare che il Nucleo Conflittuale Irrisolto abbia avuto origine da un conflitto tra il bisogno di Sputare, Eliminare un Contenuto percepito come Cattivo e il vissuto dell’impossibilità a farlo. In questo caso il sintomo “Nausea e Vomito” si dovrebbe presentare con una modalità più imponente in quanto i fattori di natura organica che lo provocano sono affiancati da fattori di natura psicologica. D’altra parte i contenuti del Conflitto Biologico e del Nucleo Conflittuale Irrisolto sono meno evidenti all’interno della realtà psichica del paziente in quanto la patologia tumorale si sviluppa in fase di Riparazione Post-Conflittolitica.
Nel secondo caso, invece, possiamo ipotizzare che il Nucleo Conflittuale Irrisolto origini da un conflitto tra il bisogno di Ingoiare, Incorporare un Contenuto percepito come Buono e il vissuto dell’impossibilità a farlo. In questo caso la Nausea e il Vomito dovrebbero presentarsi in forma meno imponente in quanto costituiscono unicamente il prodotto di fattori di natura organica. In questo caso i contenuti del Conflitto Biologico e del Nucleo Conflittuale Irrisolto sono molto evidenti all’interno della realtà psichica del paziente in quanto la patologia tumorale si sviluppa in fase di Conflitto Attivo.
Un breve cenno, infine, alla Nausea e Vomito conseguente alla somministrazione di farmaci. I contenuti psichici associati al sintomo ci indicano che, in questo caso, il farmaco (per motivi di ordine Strutturale o Esperienziale) è vissuto come un “Oggetto Cattivo da Eliminare”.

Proposta di intervento

Il modo di approcciare il sintomo, la relativa angoscia anticipatoria e la patologia nel suo complesso varia in relazione alla struttura di personalità in quanto è diverso il processo psico-dinamico che lo sottende.

Le strutture di personalità Nevrotiche sono caratterizzate da un elevato livello di sviluppo dell’Io, dalla presenza di un Io Osservante e, il tipo di angoscia che le caratterizza, e quella di “castrazione”, un’angoscia, quindi, dalla valenza scarsamente destabilizzante.
Nel caso la nausea e il vomito si presentino in seguito ad un tumore, sviluppato negli organi segnalati, che origini da tessuti di derivazione endodermica, il sintomo, come abbiamo visto, avrà una eziologia esclusivamente di natura organica. In questo caso sarà sufficiente un intervento di tipo farmacologico, sul sintomo, evidenziando al paziente la possibilità di controllarlo. Ciò ridurrà fortemente la possibilità di insorgenza dell’angoscia anticipatoria.
Se, invece, la nausea e il vomito insorgeranno in seguito ad un tumore, sviluppato negli organi segnalati, che origini da tessuti di derivazione ectodermica, il sintomo avrà una eziologia sia di natura organica che psicologica. In questo secondo caso l’intervento deve essere di tipo farmacologico, sul sintomo, affiancato da un intervento psicologico. Quest’ultimo avrà un duplice obiettivo: aumentare il livello di consapevolezza del paziente sul “significato simbolico” del sintomo e quindi su tutte le implicazioni di ordine psicologico che ne amplificano l’intensità;  svolgere un’azione di “contenimento e restituzione in forma elaborata” delle reazioni emotive e dell’angoscia anticipatoria associata.
In entrambi i casi, a causa delle caratteristiche (segnalate) della struttura di personalità, l’integrazione del sintomo all’interno della realtà psichica del paziente sarà possibile anche perché, come già evidenziato in precedenza, ai livelli più evoluti il meccanismo della proiezione raggiunge il suo obiettivo: liberarsi del “contenuto disturbante”.

Le strutture di personalità Borderline sul versante nevrotico sono caratterizzate da un livello incompleto (anche se non così fortemente carente come le strutture che analizzeremo in seguito) di sviluppo dell’Io, dalla presenza di un Io Osservante Disturbato (anche se non in modo grave) e, il tipo di angoscia che le caratterizza, è quella “abbandonica”, un’angoscia, quindi dal potenziale più destabilizzante rispetto a quella di “castrazione” che non assume, però, la valenza devastante del tipo di angoscia tipica delle strutture di personalità di cui si tratterà in seguito.
Anche in questo caso, se la nausea e il vomito si presentano in seguito ad un tumore, sviluppato negli organi segnalati, che origini da tessuti di derivazione endodermica, il sintomo avrà una eziologia esclusivamente di natura organica. Sarà, allora, necessario un intervento di tipo farmacologico, sul sintomo, di natura tempestiva, evidenziando al paziente la possibilità di controllarlo, supportato da un intervento i tipo psicologico mirato a contenere la reazione emotiva associata al sintomo al fine di ridurre la possibilità di insorgenza dell’angoscia anticipatoria e quindi l’innescarsi di un circolo vizioso.
Se, invece, la nausea e il vomito insorgeranno in seguito ad un tumore, sviluppato negli organi segnalati, che origini da tessuti di derivazione ectodermica, il sintomo avrà, come già visto, una eziologia sia di natura organica che psicologica. In questo caso l’intervento deve essere di tipo farmacologico, sul sintomo, di natura tempestiva, affiancato da un intervento psicologico avente come obiettivo il “contenimento e restituzione in forma elaborata” delle reazioni emotive e dell’angoscia anticipatoria associata  e, inoltre, di sostegno dell’Io.
La possibilità di integrare il sintomo all’interno della realtà psichica del paziente sarà fortemente condizionata dalla tempestività dell’intervento farmacologico sul sintomo per impedire che quest’ultimo raggiunga una certa intensità e, attivando l’angoscia di base del paziente, assuma una valenza destabilizzante.
Non è invece possibile svolgere questo tipo di lavoro con le strutture di personalità Borderline pura, Borderline sul versante psicotico e Psicotiche. Queste sono caratterizzate da un livello di sviluppo dell’Io molto o gravemente carente, da un Io Osservante altamente disturbato o assente, dalla presenza di un tipo di angoscia dalla valenza estremamente destabilizzante e devastante (“Inglobamento” e “Frammentazione/Annientamento”).
Sia nel caso che la nausea e il vomito insorgano in seguito a tumori sviluppati in tessuti di derivazione endodermica che ectodermica degli organi segnalati e, di conseguenza, sia che l’eziologia del sintomo sia di natura puramente organica oppure insieme organica e psicologica, il sintomo non è integrabile all’interno della realtà psichica del paziente a causa delle caratteristiche (segnalate) delle strutture di personalità.
In questo caso l’unica possibilità di intervento è quella di tipo farmacologico, sul sintomo, estremamente tempestivo associato ad un intervento di tipo psicofarmacologico e psicologico mirato al contenimento emotivo finalizzato ad attenuare l’impatto devastante delle reazioni emotive e dell’angoscia anticipatoria associata al sintomo, che tende ad assumere una valenza persecutoria
Ricordiamo, infatti, che ai livelli più arcaici, il meccanismo della proiezione fallisce nel suo obiettivo: anche se proietta all’esterno il contenuto disturbante, il paziente non riesce a liberarsene in quanto continua a trattenerlo dentro.

Ci sono altre due componenti importanti da prendere in considerazione per una comprensione “contestualizzata” delle dinamiche alla base del sintomo e per un progettazione più puntuale e mirata della fase di intervento: “nucleo familiare” ed “équipe curante”. Rispetto al nucleo familiare è molto importante comprendere qual’è l’atteggiamento, soprattutto del familiare referente, rispetto al sintomo (“negazione”, “rifiuto”, “accettazione conflittuale”, “accettazione non conflittuale”) e stabilire l’intensità e la tipologia della reazione emotiva associata (“ansia”, “angoscia”, “rabbia”, “depressione”). La possibilità di controllare il sintomo nel paziente è spesso condizionato dall’efficacia dell’intervento sulle dinamiche familiari ad esso correlate.

Nell’équipe curante, infine, ci sono alcune variabili che incidono fortemente sul successo dell’intervento:
• la capacità di definire gli obiettivi (sia individuali che di gruppo) in modo “chiaro” e in termini di    “risultato”;
• la capacità di definire in modo chiaro i “ruoli” e la “metodologia” di lavoro;
• la capacità di instaurare un “processo comunicativo efficace” (con particolare riferimento alla dimensione dell’ascolto) sia con il paziente e il nucleo familiare sia, soprattutto, all’interno dell’équipe;
• la capacità di comprendere, e quindi non “agire”, le dinamiche attivate dal paziente e/o dal nucleo familiare all’interno dell’équipe.
E’ quindi essenziale, prima di affrontare ogni nuovo caso e nelle varie fasi all’interno del caso stesso, che l’équipe intraprenda un lavoro di “Team Building”: il gruppo di lavoro, infatti, non è un fatto scontato ma una “realtà” che va costruita “caso per caso”.

Maria Consiglia Santillo

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