“La Bellezza Salverà il Mondo”

la Scienza incontra l’Arte

la bellezza salvera il mondo Il ‘Centro Studi Psyché’ incontra Rossana Tonelli

L’Artista del Sogno

Maria Consiglia Santillo

Ciò che si impone immediatamente all’attenzione dell’osservatore è che gli elementi presenti nelle opere dell’artista, sia relativamente alle immagine di tipo ‘naturalistico’ che ‘sacro’, sono connotati da una profonda ‘densità’ la quale evidenzia la presenza di un marcato orientamento verso ciò che ‘sostiene’ e ‘nutre’ in senso ‘concreto’. Questa caratteristica depone per un sostanziale investimento psichico a sostegno del ‘processo di manifestazione’ che, dando ‘forma’ e, quindi, ‘visibilità’ e ‘vita’ alle ‘realtà sottili’, attua il ‘principio dell’immanenza’.

Collocare l’artista dentro una precisa cultura visuale è cosa che non interessa molto; però è un fatto che  … Rossana rifiuta la natura morta secondo i canoni tradizionali e si mette sempre nella condizione di darci come la scheggia di uno specchio della natura, nel suo crescere, nel suo fiorire. Candore, ma anche amore di vivere esprimono i suoi quadri, fedeltà della pittrice alle cose pulite di questo mondo, sorrisi adesso a chi li saluta in mostra dentro le cornici … la caratteristica di questa pittrice romana è una perenne vitalità creativa, un modo di liberarsi per immagini, brandendo tavolozza e pennello, identificando il suo gesto quasi al respiro per vivere, le immagini dipinte alla gioia di esistere al mondo … ha vissuto con passione la vicenda cromatica di quanti, della ‘scuola romana’ si sono avvicinati al tono di Mafai, al realismo di Fausto Pirandello, agli espressionismi metafisici di Stradone con la prudenza di una tavolozza estremamente consapevole del sensibile” (M. Venturoli, 1995-1998).

Il processo della manifestazione appartiene alla nostra dimensione verticale: tra il Cielo e la Terra … l’Uomo. La dimensione verticale dell’uomo consente, infatti, di connettere l’alto con il basso, il principio maschile con quello femminile, la ‘Coscienza’, che costituisce la sua vera essenza, con la ‘Materia/Energia’ che le da corpo consentendole di esprimersi. Il ‘principio dell’immanenza’ che si attua attraverso il ‘processo di manifestazione’ rende più dense, e quindi corpose e visibili, dimensioni sottili che altrimenti resterebbero inespresse.

E’ sempre più stratificata la fisicità della pittura di Rossana Tonelli. Anno dopo anno si è passati dalla religiosità arcaica delle icone sacre (Cristi e Madonne in rilievo) a una maggiore astrattezza, quasi senza peso, composta da acquari e panorami paesaggistici in una sorta di ideale comunicazione a distanza con il postimpressionismo. L’oggetto dei suoi quadri prosegue, quindi, il suo movimento creativo attraverso metamorfosi di sguardo e si colloca, nei suoi episodi recenti, in squarci naturali di vegetazione ed acqua. In queste opere ultime emerge una purezza nuova della Tonelli. Una purezza probabilmente inseguita da tempo e raggiunta affidandosi ad un contatto nuovo con la terra. Non solo quindi la magnifica visione fantastica dentro un mondo inesplorato, quello degli abissi marini che la pittrice romana ha saputo reinventare con stile estremamente personale, ma una nuova estasi contemplativa che ha a che fare con la bellezza del mondo che conosciamo. E il quadro diventa così finestra su un mondo rivisto e ricreato con gli occhi di chi ha sempre cercato di mettere insieme l’arte e la vita” (C. Valeri, 2011).

L’attuazione  del processo di manifestazione non è altro che la manifestazione del ‘principio maschile’, generalmente definito Dio, ma che in realtà è solo la dimensione maschile della divinità, nella realtà ordinaria: manifestazione che avviene attraverso l’incarnazione nel ‘principio femminile’, che costituisce, invece, la dimensione femminile della divinità. Questa unione da origine a ciò che comunemente chiamiamo ‘Vita’. A tal proposito Marcello Venturoli (1993), parlando dell’opera della Tonelli, afferma: “Fiori vivi, non recisi, nel loro folto insorgere di campo che svettano come una invocazione, una preghiera; e se il Padreterno non appare diciamo così con puntuali connotati senza dubbio in questi quadri di rapida e reiterata esecuzione della Tonelli, non è certo assente, per quell’amata armonia delle cose concrete, per quel vento che agita steli e corolle … quasi conferendo all’omaggio dei fiori l’antica simbologia, con un sorriso …questi fiori d’azione e di auto contemplazione di pace del cuore, o di rispetto per ogni anima bella tra cui la sua, perché no? È il ‘talking picture’ della sua arte”.

Le dinamiche che si evidenziano nell’opera dell’artista sono quelle che caratterizzano la ‘prima cupola’, la quale esprime la dimensione istintivo-pulsionale. Il recupero dei potenziali relativi a quest’area da parte dell’artista è sottolineato anche da C. Valeri nel 2010 quando sul commento all’opera della Tonelli a cui ha dato il titolo ‘L’istinto del gesto’, scrive: “Gesto astratto, veloce, nitidissimo, puro, senza dubbio umile perché nasce dalla spontaneità e perché qui l’atto creativo, il suo processo, anticipano prepotentemente ogni forma di riflessione programmatica. L’idea stessa è tutta rappresentata e portata a compimento nell’oggetto artistico immortalato sulla tela nei soggetti di nature vive, semplici, trasfigurate attraverso una fantasia che a Rossana Tonelli abbiamo sempre riconosciuto. I cromatismi pittorici dell’autrice continuano ad annullare lo spazio di ogni collaudata e accademica prospettiva per privilegiare lo spettacolo frontale della messa in mostra di un mondo altro. La visione di mondi extraquotidiani … si fa utopia in una pittura capace di credere ancora nella magia artigianale di un’arte che, nell’opera di Tonelli, si distanzia drasticamente dalla rappresentazione del reale per farsi doppia esperienza parallela, di natura fisica e mentale insieme. Ancora una volta … non possiamo non registrare la forte fisicità percettiva dei suoi quadri. Una fisicità che, anche nelle incursioni sacre di cristi e madonne, assumono i contorni di improvvisi flash rigeneranti, lampi di luce che si stampano nella memoria. Impronte, tracce di vita, sperimentazioni sfrenate e incessanti sulle possibilità che il tratto, il colore, il frammento e l’occhio hanno di diventare poetica di un progetto artistico che alla perfezione formale privilegia l’istinto. Senza freni inibitori, senza la paura di immergersi nell’arte … amandola”.

La dimensione istintivo-pulsionale presenta una connotazione prevalentemente  ‘biologica’, fortemente legata all’Inconscio (da cui nascono i ‘sogni’), nutrita dai tre chakra inferiori che gestiscono ‘sopravvivenza’, ‘emozioni’ e ‘affermazione di sé’: i contenuti prioritari delle immagini dell’Artista sono, infatti, ‘terra’ e tutto ciò che essa nutre ed ‘acqua’ con tutto ciò che essa contiene, elementi appartenenti rispettivamente a ‘muladhara’ e ‘swadhisthana’ chakra .  Quando si parla di ‘prima cupola’ ci si riferisce all’area addominale del corpo umano delimitata dal diaframma che la separa dalla zona toracica. E’ in quest’area, infatti, che si forma la vita, nell’utero materno, dove il nutrimento avviene attraverso il cordone ombelicale. E’ sempre in quest’area che si colloca il nostro ‘centro’, il ‘baricentro’, che, come ci insegna la fisica, è il punto di un corpo al quale, se il corpo viene appeso, qualunque sia la posizione assunta, rimane esattamente nella posizione in cui è stato disposto. Questo significa che tutte le forze sono centrate in quel punto. In quest’area dimora un elevato grado di consapevolezza ed una serie di potenzialità relative alla sfera ‘istintivo-pulsionale’ che affonda le radici nelle nostre origini, in tutta la nostra storia evolutiva quali ‘forme di vita sul pianeta terra’.

A proposito del rapporto con la terra e con ciò che da essa nasce e della relazione con le ‘origini’ così come sono vissuti dall’autrice, M. Venturoli (2000) afferma: “Cominciò nel marzo del 1993 con i suoi già tipici fiori che, dal punto di vista dei contenuti erano un inno alla vita, una perenne offerta d’amore e da quello stilistico una presa di coscienza dei modi postimpressionisti in continua calamitazione con l’espressionismo astratto di tanti suoi colleghi più giovani o meno, che avevano saltato il fosso con la figurazione … la seconda raccolta di opere … del 1995 specchiò il trasognato amore di Rossana verso la natura, i fiori lasciavano negli acrilici della pittrice spazio a un più vasto panorama: sono implicati cieli e terre, per dirlo alla Quasimodo, le acque diventano protagoniste di un poetico esistente dove traspaiono piante ed animali. Ma il mondo di Rossana non si piega a descrivere precise testimonianze di viaggi attraverso il creato: a mano a mano che il suo orizzonte si apre alla genesi, si avverte che la sua anima non vi sta stretta, anzi, che la genesi è la più straordinaria compagna della sua esistenza, del suo esistere come pittrice del sogno … quanto più la pittura dell’artista romana fuggiva l’illustrazione e il documento, abbandonandosi alla sua sognante fantasia, tanto più i suoi modi di stile divenivano concretamente, poeticamente astratti”.

Reintegrare questo enorme patrimonio relativo alla sfera istintivo-pulsionale nell’area cosciente dello spazio psichico, significa ampliare in modo esponenziale i nostri potenziali: a tal proposito è importante evidenziare che l’inconscio è la sede dell’energia psichica e tutte le altre istanze psichiche, le quali non hanno energia propria, traggono da esso il loro nutrimento. L’universo viscerale, infatti, anche nella tradizione occidentale, rappresenta una forma di effettuata attraverso la lettura delle viscere degli animali.

A questo punto diviene sempre più chiaro il motivo per cui parliamo di ‘Artista del Sogno’.

A tal proposito M. Venturoli (2000) sostiene. “Come altre volte mi è accaduto di osservare in merito all’officina pittorica di Rossana Tonelli, l’artista opera per cicli: l’incanto che in lei esercita l’immagine, porta con sé una sorta di reciprocità, nel caso che la realtà sua, sogna, e il suo sogno le restituisce la realtà, in una reiterazione del motivo, lirico, gestuale”.

Qual è il senso del sogno? Freud ha scoperto che la soluzione del sogno va ricercata nel ‘contenuto latente’. E’ importante, quindi, capire in che modo dal ‘contenuto latente’ si passi a quello ‘manifesto’: ‘pensieri’ del sogno e ‘contenuto onirico manifesto’ costituiscono due variazioni di un medesimo contenuto che utilizzano due differenti linguaggi per esprimersi: il ‘contenuto manifesto’ può essere considerato la traduzione dei ‘pensieri’ del sogno in una diversa modalità espressiva di cui dobbiamo apprendere gli elementi e le regole sintattiche, mettendo a confronto l’originale e la traduzione. E’ come se i contenuti onirici si presentassero in una scrittura geroglifica i cui segni vanno tradotti nella lingua dei pensieri del sogno. Questi segni vanno letti non come ci si presentano, ossia come immagini, ma per la loro relazione simbolica con i pensieri onirici.

Quali sono, secondo la teoria freudiana, i processi utilizzati dal lavoro onirico per tradurre i pensieri del sogno in contenuto manifesto?

Se si confrontano il contenuto onirico manifesto ed i pensieri del sogno, si evidenzia subito il grosso lavoro di condensazione avvenuto. Il sogno, infatti, appare scarno, misero, laconico in confronto alla mole e alla ricchezza dei pensieri onirici. Attraverso il processo della condensazione, diverse rappresentazioni che originano dai pensieri del sogno si esprimono, a livello del contenuto manifesto, attraverso una sola di esse che diviene rappresentativa di tutte le altre in quanto legate da un elemento comune. Il sogno si presenta povero di elementi rappresentativi appunto perché ognuno di essi ne riassume molti altri. La condensazione non avviene né per omissione né per compendio: gli elementi del contenuto onirico vengono formati a partire da tutta la massa dei pensieri del sogno ed ogni elemento del contenuto manifesto è sovradeterminato, cioè rappresentativo di più contenuti del pensiero onirico. Si deve poi considerare che i pensieri del sogno portati alla luce, non esauriscono mai tutto il materiale da scoprire. Non si è mai certi, infatti, di aver interpretato fino in fondo un sogno. La quota di condensazione non è dunque determinabile.

Dopo aver dimostrato il fenomeno della condensazione, Freud individua un’altra condizione che presiede alla formazione del sogno. Gli elementi che si impongono nel contenuto onirico manifesto come componenti essenziali non svolgono affatto la stessa parte nei pensieri del sogno, oppure, inversamente, ciò che nei pensieri del sogno è fondamentale non viene essenzialmente rappresentato nel contenuto onirico manifesto. Il sogno è, per così dire, diversamente impostato, il suo contenuto è imperniato su altri elementi diversi dai pensieri onirici. Cosa avviene, dunque, nella trasformazione dei pensieri latenti in contenuto manifesto? Avviene uno spostamento di valore: elementi carichi di intenso investimento nei pensieri del sogno possono apparire, a livello manifesto, come contenuti di scarso interesse e, al loro posto, compaiono altri elementi che, nei pensieri del sogno, erano scarsamente investiti. Si può dedurre, quindi, che nel lavoro onirico si manifesta una forza psichica che da un lato spoglia della loro intensità gli elementi dotati di elevato valore psichico e, dall’altro, sovradetermina elementi di scarso valore psichico di altri valori che, in questo modo, possono avere accesso al livello manifesto del sogno. In questo modo, elementi psichicamente significativi che non possono essere rappresentati direttamente sul piano manifesto, accedono a tale piano attraverso un elemento del contenuto manifesto che, pur riferendosi ad un altro pensiero onirico, allude a quello psichicamente significativo. Nella formazione del sogno avviene, quindi, una traslazione delle intensità psichiche dei singoli elementi. Il processo dello spostamento onirico può essere considerato la parte fondamentale del lavoro onirico in quanto fa in modo che il contenuto manifesto non somigli più al nucleo di pensieri latenti del sogno, che sia deformato rispetto a quei pensieri e, quindi, all’inconscio desiderio onirico. A cosa è funzionale la deformazione onirica? Ad eludere la censura, della difesa endopsichica che seleziona il materiale da lasciar passare nella dimensione conscia. Il lavoro onirico si serve dello spostamento affinché contenuti inconsci psichicamente significativi possano eludere la censura ed accedere nell’area conscia, sebbene in maniera ‘deformata’.

Ma l’analisi ha dimostrato che durante il lavoro onirico si mette in moto un altro processo: un cambiamento dell’espressione linguistica dei pensieri del sogno. Un’espressione astratta, incolore, del pensiero onirico viene scambiata con un’altra plastica e concreta in quanto per il sogno ciò che è plastico è rappresentabile: il pensiero del sogno viene trasformato in linguaggio figurato. Freud individuò in questo modo una terza condizione determinante per la formazione del sogno: la considerazione della rappresentabilità. Il lavoro onirico deve tener conto della rappresentabilità dei pensieri del sogno nel peculiare e prevalente linguaggio di cui si serve il sogno stesso: quello delle ‘immagini visive’. Si tratta di una sorta di ‘travasamento’ delle idee del sogno in un’altra forma: le immagini oniriche. Per alludere ai suoi pensieri latenti, inoltre, il sogno si serve di una rappresentazione indiretta: il ‘simbolo’. Esso è una rappresentazione che sta al posto di un’altra ed ha un elemento comune con l’oggetto che vuole rappresentare e di cui fa le veci: in poche parole è il ‘segno’ di quell’oggetto. Un certo numero di simboli è antico quanto la formazione della lingua, altri vengono formati ex novo ogni giorno.

Il quarto fattore nella formazione del sogno è costituito dalla elaborazione secondaria. Tale processo tende a far si che il sogno perda l’apparenza dell’assurdità e dell’incoerenza e si avvicini al modello di una esperienza comprensibile. In che rapporto sta l’elaborazione secondaria con gli altri tre fattori del lavoro onirico? Freud afferma la scarsa probabilità che gli altri tre fattori – la tendenza alla condensazione, la necessità di eludere la censura con lo spostamento e la considerazione della rappresentabilità con gli strumenti psichici del sogno – formino dapprima un contenuto onirico provvisorio e che poi questo venga riplasmato fino a soddisfare le esigenze di una seconda istanza. Si deve invece presupporre che le esigenze di questa seconda istanza costituiscano fin dall’inizio una delle condizioni che il sogno deve soddisfare e che questa condizione agisca contemporaneamente con le altre sul materiale dei pensieri del sogno. La funzione psichica che ha il compito dell’elaborazione secondaria si può identificare con il lavoro del pensiero vigile. Infatti il nostro pensiero vigile (preconscio) si comporta nei confronti di un qualsiasi materiale percettivo esattamente come l’anzidetta funzione nei confronti del contenuto onirico: fa ordine nel materiale percettivo, crea in esso delle relazioni, lo riduce ad una coerenza intellegibile. Dunque è il nostro ‘pensiero normale’ l’istanza psichica che si incarica della elaborazione secondaria, la quale sottopone il contenuto onirico ad una prima interpretazione e ne riduce, così, la totale ambiguità. Una regola di interpretazione del sogno è perciò di trascurarne l’apparente coerenza ed intelligibilità e riandare al materiale onirico.

Qual è, quindi, l’obiettivo del lavoro onirico? Tradurre, utilizzando prevalentemente un linguaggio simbolico, contenuti appartenenti a ‘realtà sottili’, e quindi non percepibili in modo immediato, in elementi che possano essere percepibili ed intelligibili perché di natura più ‘densa’ e più simili strutturalmente ai nostri schemi interpretativi della realtà (immagini visive, suoni).

Questo processo è riconoscibile come fattore essenziale in tutte le forme di espressione artistica. Nel caso delle opere di Rossana Tonelli tale processo assume una valenza particolare tanto da farla definire l’Artista del Sogno. La densità delle sue immagini, che assume un rilievo significativo nell’Arte Sacra, ci evidenzia il ruolo fondamentale giocato dal ‘principio di manifestazione’ attraverso la ‘corrente dell’immanenza’: fine ultimo di tale principio è, appunto, la concretizzazione di realtà astratte, la densificazione di realtà sottili affinché queste ultime possano ‘prendere corpo’ e quindi ‘visibilità’.  E’ il principio femminile che accoglie quello maschile consentendogli di esprimersi, è la coscienza che si incarna nella materia/energia. Ciò che prevale nella sua opera sono infatti i principi femminili, terra e acqua, più densi e quindi sensibili alla forza di gravità (forza che attira verso il basso, processo di immanenza) e la materia/energia che si evidenzia nella fisicità e densità delle immagini e nella ‘rete energetica’ che, in moltissime opere, le attraversa. Quale realtà esprime la presenza quasi costante di questa rete energetica? Esprime la modalità con cui l’artista vive la ‘dimensione orizzontale’, quella cioè ‘relazionale’. E’ possibile comprendere meglio questo elemento facendo riferimento alla fisica quantistica.

Prima, però, è importante soffermarsi su un momento di transizione importante nella vita artistica di Rossana Tonelli: quello in cui comincia a prediligere l’elemento acqua all’elemento Terra. E’ il passaggio a ciò che è fluido, a ciò che continuamente si trasforma, in poche parole al ‘movimento’ espressione dell’energia e sinonimo di vita. Ecco come commenta questa transizione M. Venturoli nel 1998: “Le nature morte che nei lustri passati Rossana Tonelli ha saputo inventare tra evocazione di una lirica memoria e presenza di oggetti presi a pretesto per la celebrazione di un trionfo della natura, per il canto illustrato in quell’eden che il padreterno ha riservato alle nostre stagioni umane, ha percorso giardini e serre, ha fatto inventari di acquee profondità, ha raccontato episodi di vite organiche animali e vegetali come in un diario oppure in un brogliaccio di navigazione, sempre cogli occhi spalancati in un sogno che si chiama vero e in un vero che per lei è, di volta in volta, il più colorato dei sogni. Nelle mostre precedenti l’artista romana tendeva a raffigurare le sue nature morte e i suoi paesaggi per cicli, ora vedendo la sua florealità come pareti o prati o zoom di composti, ordinati doni di Dio, ora ripetendo nella felicità gestuale del motivo, un mazzo di fiori, un infoltirsi come la sua memoria, di un cespo di rose. Nella mostra personale a Palazzo Barberini del dicembre 1995 l’artista sembrava prediligere nelle sue ottimistiche visione dei vari elementi della genesi, anziché le terre, le acque, dove però abbondavano le vegetazioni e, insieme, con specie straordinarie di fiori, più o meno sommersi, più o meno misteriosi, coralli, pesci rossi, quando addirittura non ci raccontava, in primo piano come in un sillabario della fantasia, di un granchio o di un polipo, senza però calcare sull’immaginario; ma neppure sotto l’aspetto del documento naturalistico. Insomma si festeggiava nella passata personale di Rossana un certo equilibrio, una certa obbiettività di visione nel filtro di una bellezza che attingeva le sue ragioni anche nella tradizione. Ora l’artista con un coraggio notevole e anche con sicurezza nei suoi mezzi ereditati da una bella intuizione di espressionismo astratto, si è allontanata da quella ‘evidente gentilezza’; i suoi coralli, seppure fanno ancora parte del suo eden, non serpeggiano più nel fondo acqueo pieno di luce ‘come visti attraverso un cristallo’. Si assiste alla totale scomposizione della ‘scena’ presa a modello in una specie di astrazione sensibile … affinché questa scena sia ricomposta in un ideale globale immagine, di scoppio immaginifico: un traboccare (psicologicamente parlando) di emozioni visive, così acute e ricche, che investono e si sovrappongono alle prime, generando simultaneità di presenze e di ricordi; cose della natura incontrate come per un colpo di folgore e segni di una appassionata ricognizione di queste impressioni in una specie di dripping, di gusto informale, segni che screziano la tela di biacche d’argento e ne raccontano con guizzi bianchi di luci, filiformi grovigli e lacci dinamici, i segreti palpiti … è protagonista la fantasia che si ribella perfino a un ordine, a una dolcezza di immagini, tutto sommato, e prima di ogni altra cosa, ‘piacevoli’; ora il pennello capta come un ago sismico una specie di terremoto dell’anima, il racconto è ancora più interiore, una specie di appassionato soliloquio d’amore per ogni cosa che la circonda, un continuum di delirio scandito con una bella voce ferma, senza cadere in mormorii di evanescenze o grida di asprezze cromatiche”.

Per comprendere meglio il significato della ‘rete energetica’, che è quasi una costante nelle opere dell’artista, riportiamo, come già detto, sinteticamente alcuni principi emersi dalla ricerca nell’ambito della fisica quantistica.

Tutta la materia trae origine e vita solo in virtù di una forza ….. dobbiamo presupporre che dietro a questa forza esista una Mente cosciente e intelligente. Quella Mente è la matrice di tutta la materia” In questo modo Max Planck (1944), padre della ‘teoria quantistica’ descrive il campo unitario di energia che unisce tutto ciò che esiste. Tale campo costituisce l’intero universo e tutto ciò che l’universo contiene: è lo specchio che ci mostra nel mondo ciò che abbiamo creato. John Wheeler (1979) espone il nucleo della teoria quantistica affermando che “nessun fenomeno elementare è un fenomeno finché non viene osservato” introducendo, in questo modo, il concetto di ‘Universo Partecipativo’: il dato interessante è che già nei sistemi filosofici buddisti troviamo il principio che “la realtà esiste solo all’interno della coscienza”.

Gli studi sulla ‘bioanalogia’ di Brebion hanno evidenziato che ognuno di noi ha un ‘programma biologico individuale’, che va a costituire il nostro ‘inconscio biologico’, definito dall’autore ‘impronta di nascita’. Tale impronta si struttura in un preciso periodo intorno al momento del concepimento, il ‘periodo di impregnazione’, e “ha il potere di attirare tutto ciò che gli corrisponde”. In che modo? Le nuove scoperte nel campo della fisica hanno sottolineato che: non esiste spazio vuoto; non siamo limitati dalle leggi della biologia e della fisica così come le conosciamo; c’è un Linguaggio presente in ciascun essere umano per entrare in contatto con la realtà esterna che usa le emozioni. L’idea che esistesse un campo unificato di energia che collega la realtà è presente fin dai tempi degli antichi greci i quali si sono riferiti ad esso definendolo ‘etere’. Da dove origina, allora, tale campo? Dal big bang,un massiccio rilascio di energia avvenuto molto tempo fa che si espandeva sotto forma di uno schema energetico che divenne il progetto di tutto ciò che esiste ed esisterà e continua tuttora ad espandersi attraverso il cosmo sotto forma di ‘essenza quantistica’ di tutto ciò che esiste. Si tratta dell’energia che collega ‘tutto’, attraverso uno stato definito ‘entangled quantistico’, dando forma a ciò che viene definito da Planck ‘matrix del creato’.

Se vogliamo, quindi, cambiare la materia fisica del nostro mondo noi dobbiamo cambiare l’energia che impregna questa materia. L’atto di focalizzare la mente è un atto creatore: la mente crea! Le credenze che nascono dall’unione tra pensiero ed emozione traducono le possibilità quantiche (onde) di ciò che immaginiamo, nella realtà fisica del nostro mondo (atomi). Le ricerche di Vladimir Poponin, biologo quantistico dell’Accademia delle Scienze di Russia, hanno evidenziato che le emozioni esercitano un’influenza sulla possibilità di lettura del  DNA e l’informazione che può essere letta dal DNA mette in moto un processo che modifica la materia del nostro corpo creando un campo di energia in grado di influenzare direttamente il mondo fisico. Non si può comprendere la complessità di tutti i fenomeni usando solo il pensiero lineare caratteristico del mondo fisico newtoniano e ignorando il mondo invisibile dei quanti in cui la materia è fatta di energia e non esistono assoluti. A livello atomico, non si può neppure affermare con certezza che la materia esista: essa esiste solo come ‘tendenza ad esistere’.

Come rendere operativa tale potenzialità trasformativa? Attraverso la rimozione dei conflitti e la conoscenza dei programmi psichici (di varia natura) che creano blocchi, distorsioni e assorbono una grande quantità di energia. Ciò ci conduce al ruolo fondamentale che riveste la conoscenza di sé e delle Leggi che regolano l’Universo. E’ proprio la centralità di tale conoscenza, oltre alla realtà dell’Uno/Tutto che si esprime attraverso il principio ‘olografico’ fondante l’universo il quale richiama il legame con la genesi,  che la ‘rete’ o ‘schema’ energetico presente in tutte le opere dell’artista vuole evidenziare.

Osserviamo questi contenuti in alcune delle sue opere.

Macchie di Fiori

macchie di Fiori

La primavera riscopre l’amore
(acrilico su tela)

I fiori, una meravigliosa alchimia di fragilità, delicatezza e colore, intrisi dell’energia che impregna e da vita alla creazione, con lo sguardo rivolto verso il cielo, espressione dell’anelito alla loro vera essenza, eterea e luminosa … ma che affondano le loro radici nella terra, la loro origine, densa, concreta, scura, la quale, però, li sostiene contenendo la fonte del loro nutrimento che si trasformerà in bellezza …

Sogni di Nebbia

Sogni di Nebbia

“Le visioni migliori spesso rimangono nascoste”
(acrilico su tela)

… bellezza che a volte si ammanta di nebbia, in uno scenario quasi onirico, che nasconde il contorno delle figure lasciando intravedere forme che potrebbero dar vita a qualunque immagine, riflesso di un pensiero silenzioso e latente …

In Cima

In cima

“Dall’alto di un promontorio … la bellezza di stare lontani”
(acrilico su tela)

… foriero di nuove visioni, che si stagliano all’orizzonte, testimone di un incontro tra un elemento più denso e statico ed uno più fluido e dinamico i quali si congiungono in una danza che il grembo della terra, grazie a una sorta di magnetismo, attira verso il basso, lasciandoci estasiati osservatori da un luogo più elevato …

Aquarium

Aquarium

“Guardarsi attraverso un velo di vetro”
(acrilico su tela)

… per poi immergerci in un acquario, regno del movimento insito nella vita, il cui unico confine è un velo di vetro, che si  lascia attraversare dal flusso dell’esistenza, creando scenari sempre diversi e favorendo l’eterno scorrere delle cose …

Fluorescenze Marine

Fluorescenze Marine

“Quando l’immagine inventò il colore”
(acrilico su tela)

… che nel corso delle loro transizioni abbandonano progressivamente l’elemento formale per dar vita a cromatismi sempre più intensi, espressione della forza vitale che, al di là di tutte le strutture predefinite, è pronta a metamorfosi continue per proiettarsi verso nuove forme evolutive funzionali  a nuovi scenari esistenziali …

Abissi Splendenti

Abissi Splendenti

“Luci che creano un nuovo mondo”
(acrilico su legno)

… fino a raggiungere lo splendore che, prendendo vita dagli abissi più profondi, finisce per inondare di luce tutto ciò che esiste dando vita ad un nuovo mondo dove sia i confini che i limiti si dissolvono …

L’Immagine

L'Immagine

“La purezza del volto di madre”
(acrilico su tela)

… dando vita a confini sconfinati, a forme senza forma, a volti senza volto di natura densa, pesante, palpabile ma allo stesso tempo malleabile ed avvolgente che assolvano alla funzione tipicamente materna di accogliere nuova luce per trasformarla in nuova vita …

Madonna

La Madonna

“Madre e figlio in un abbraccio eterno”
(acrilico su tela)

… vita da vivere, vita da amare, vita da avvolgere in un abbraccio senza tempo che si impregna di eterno e si disperde in un’immensità che va oltre qualsiasi confine visibile, intelligibile ed immaginabile …

Cristo d’Inverno

Cristo d'Inverno

“Il gelo dell’atto amoroso più grande”
(acrilico su tela)

… vita che, allo stesso tempo, è estremamente radicata nella concretezza della materia resa fredda e solida da un gioco di forze cosmiche presenti, con dinamiche diverse, nelle dimensioni più tetre, quasi fangose, della realtà …

Per Sempre

Per sempre

“L’inno alla vita recuperato dal simbolo”
(acrilico su tela)

… e in quelle più splendenti, illuminando d’immenso, per dirla con Leopardi, l’infinito che ci circonda e di cui siamo parte, in una sorta di ‘inno alla vita’ che si ripeterà per sempre divenendo il simbolo di ciò che definiamo ‘eternità’.

Daniel Barenboim afferma: “Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità”. Tale affermazione rende significativa la considerazione di Kahlil Gibran “Anelo all’eternità perché lì troverò i miei quadri non dipinti e le mie poesie non scritte”.

Categories: Psicologia e Arte


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