Alla Scoperta del Pianeta Sé

La Meditazione come Via Regia di Accesso al  Sé: dalla Illusorietà della Materia alla Realtà della Coscienza

Maria Consiglia Santillo

accesso al proprio io interiore

Vago e nebuloso è l’inizio di ogni cosa, ma non la sua fine …” (Kahlil Gibran, 1883- 1931).

Cosa intendiamo quando parliamo di ‘Sé’? Il ‘Sé’ non si identifica con la nostra ‘dimensione corporea’, non si identifica con la nostra ‘dimensione energetica’, non si identifica con la nostra ‘dimensione mentale’: è la nostra ‘Vera Essenza’, è ciò che ‘Veramente Siamo’.

Rientrare in contatto con il nostro ‘Sé’ tornando ad essere consapevoli della nostra vera ‘Essenza’ costituisce l’obiettivo di tutti i Percorsi Evolutivi al fine di orientarsi verso l’Autodeterminazione.

Per comprendere meglio il processo che ha portato alla falsa identificazione tra il nostro Sé e le varie dimensioni attraverso cui Esso si esprime, cominciamo da principio osservando come, quando il Principio Coscienziale ‘prende corpo’ nel Principio Materiale, ha inizio un percorso che parte l’Unità Originaria per poi articolarsi progressivamente nella Molteplicità.

In principio era l’Uno….. “E Dio creò l’Uomo a sua Immagine e Somiglianza…..”: la creazione dell’Uomo a immagine e somiglianza di Dio, rappresenta il Principio Unitario Originario che precede la vita così come noi la conosciamo, è il Nucleo di Energia Intelligente che, in seguito, ha dato origine all’esplosione chiamata Big Bang.

E poi il Principio Unitario Originario si è articolato nella Dualità….. “…..Maschio e Femmina li creò”. La dualità è il presupposto essenziale perché si riproduca la vita: essa nasce infatti dall’interazione del principio Maschile e di quello Femminile, la Coscienza che si incarna nella Materia/Energia prendendo ‘Corpo’ nella dimensione Spazio/Temporale. Tale differenziazione, contenuta però all’interno di un progetto unitario originario, se da un lato è essenziale perché nasca la Vita, dall’altro costituisce il fondamento di tutte le coppie di opposti che trovano il loro potente archetipo nell’Opposizione del Bene e del Male: è la metafora del “Mangiare il Frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male”.

E’ a questo punto che si instaura il terreno fertile perché si realizzi il passaggio dalla condizione di ‘Differenziazione’ alla illusione della ‘Divisione’. Dove c’è divisione sorge un vissuto di vulnerabilità: “Adamo si scopre nudo” e tale stato di insicurezza conduce alla condanna dell’altro percepito come il responsabile di tale condizione: “E’ stata Lei”, e al desiderio di acquisire nuovamente una posizione di sicurezza e di potere.

Ciò determina la perdita dello stato di beatitudine che scaturisce dal vivere in una condizione di Unione col Tutto, per entrare in un processo di ‘differenziazione’ sempre più articolato che incrementa il vissuto di ‘divisione’ e quindi di ‘solitudine’ e ‘paura’: è il processo della ‘Manifestazione’ che realizza il principio della ‘Immanenza’ il quale parte dal livello dell’Uno Tutto per arrivare a quello della Realtà Manifesta, parte dall’Uno per arrivare al Molteplice: è la Metafora della “Cacciata dal Paradiso Terrestre”.

I due angeli a guardia del Paradiso affinché Adamo ed Eva non possano tornare indietro, Metafora del “Paradiso Perduto”, esprime un principio universale molto importante: in una visione di tipo circolare, per poter tornare all’origine, il ciclo deve compiersi pienamente attraversando tutte le esperienze contemplate dal processo previsto nella dinamica del ciclo, fino alla sua conclusione.

La ‘Storia della Creazione’, che si realizza attraverso il processo della ‘Manifestazione’ esprimendo il principio della ‘Immanenza’, può essere osservato, in forma traslata, anche nello sviluppo del singolo individuo: a tal proposito è sempre bene sottolineare che viviamo in un Universo Olografico.

Nei primi nove mesi di vita è l’Uno. Il bambino, in questo periodo, non percepisce alcuna differenza tra mondo interno e mondo esterno: vive, infatti, in un rapporto di tipo simbiotico con la realtà che lo circonda. Anche sul piano biologico il bambino, in questa fase, non dispone di un proprio sistema immunitario: è sotto la protezione degli anticorpi materni. L’investimento messo in atto in questo periodo è di natura esclusivamente Narcisistica (siamo nel periodo del Narcisismo Primario) ed è accompagnato da un vissuto di Onnipotenza.

Dopo questo periodo, l’Unità lascia il posto alla Dualità: il bambino struttura un proprio sistema immunitario diventando, sul piano biologico, indipendente dalla madre. In questo momento comincia a percepire anche la differenza tra sé e la figura materna, tra il mondo interno e quello esterno. A questo punto comincia ad istaurarsi la coppia di opposti ‘oggetti buoni’ e ‘oggetti cattivi’ sia rispetto al mondo interno che a quello esterno: la differenziazione che va articolandosi, si struttura nell’illusione della divisione che condiziona fortemente il rapporto con la realtà e il tipo di relazione oggettuale che è fondata, in questo periodo, sulla Idealizzazione/Svalutazione.

E’ in questa fase che si comincia a sentire l’esigenza di difendersi dall’altro. E’ qui che si crea il presupposto perché, in seguito, si strutturi un Sé Corazzato che può essere alla base di un vissuto e, conseguentemente, di un’azione aggressiva, fino a giungere alla affermazione del proprio potere sull’altro come obiettivo prioritario (il Sé Corazzato lascia il posto ad un Sé Invidioso). In tale condizione l’altro non è percepito come una persona che ha bisogni, desideri, obiettivi propri: l’altro ha valore solo in relazione alla sua funzione strumentale.

Il superamento di questa posizione implica il completamento del processo di sviluppo che porterà alla percezione dell’altro come individuo avente una esistenza indipendente e non funzionale alla soddisfazione dei proprie esigenze: una persona con bisogni, valori, desideri, obiettivi propri che vanno riconosciuti e rispettati.

Questa breve analisi ci aiuta a rispondere alla domanda di Kabir “Dove abbiamo imparato a dividerci così?”

Perché tale confusione tra ‘differenziazione’ e ‘divisione’, così ovvia, non si evidenzia alla nostra attenzione? A causa dei Klesha (Inquinanti Mentali) trattati nei Yoga Sutra di Patanjali.

Il primo Klesha, ‘Avidya’, la Nescienza, indica la impossibilità di percepire la realtà nella sua vera natura a causa della mancanza di conoscenza diretta della stessa. Non siamo più capaci di percepire l’Uno dietro la realtà che ci circonda, non percepiamo più lo stato di  ‘Originazione Dipendente’ o di ‘Interdipendenza Funzionale’ di tutti i fenomeni, evidenziato dalla Filosofia Buddista. E per quale motivo ciò avviene?

La risposta a questa domanda la si può rinvenire nel secondo Klesha, ‘Asmita’,  l’Identificazione con l’Io. Siamo, infatti, fortemente identificati con i ‘Veicoli’ che consentono alla nostra ‘Coscienza’ di esprimersi. Ci identifichiamo, quindi, con la nostra specie, la nostra razza, la nostra cultura, la nostra famiglia, la nostra professione, il nostro status, ecc.. Quanto più ci ‘identifichiamo’, tanto più ci ‘dividiamo’ perché non riusciamo a vedere e concepire la possibilità di ‘differenziarci’ all’interno di una dimensione unitaria che si ispiri ad un modello di tipo organico. In questa prospettiva il modello del nostro corpo insegna: un organismo che si articola in unità altamente specializzate le quali interagiscono e cooperano avendo come obiettivo l’interesse della totalità ….. nella consapevolezza che solo la ‘ vita del tutto’ può garantire la ‘vita di ogni singola parte’.

La nescienza e la condizione di divisione che origina dalla identificazione con l’Io sono alla base degli altri due klesha, opposti ma complementari: ‘Raga’, l’Attaccamento a ciò che crea gratificazione, piacere, che si percepisce come affine e ‘Dvesa’, l’Avversione per ciò che procura frustrazione, dolore, che si percepisce come non affine. Attaccamento e Avversione sono il prodotto della impossibilità di comprendere la condizione di ‘impermanenza’ di tutti i fenomeni che noi viviamo quando siamo in uno stato di identificazione con l’Io e, al contempo, lo stato di ‘interconnessione’ degli stessi: ciò che in un determinato momento si percepisce come gratificante, affine,  potrebbe non essere sempre così e, tra l’altro, è ‘diverso’ ma non ‘diviso’ da ciò che si percepisce come frustrante, non affine. Lo stesso dicasi per il contrario.

Prodotto degli stessi fattori è anche l’ultimo klesha, ‘Abhinivesa’, l’Attaccamento alla Vita, traducibile come ‘Paura della Morte’ che costituisce il fondamento ed il nutrimento di tutte le altre paure. E’ da tale paura di fondo che origina il bisogno e la ricerca della sicurezza che induce un atteggiamento difensivo nei confronti dell’altro, percepito come diverso e quindi pericoloso, tanto da determinare una situazione in cui ci sono ovunque eserciti armati fino ai denti pronti a scontrarsi per motivi che, il più delle volte, non sono veramente comprensibili neanche per loro.

Dopo aver percorso il proprio cammino ‘terreno’, cammino che porta alla ‘differenziazione’ che viene erroneamente sperimentata come ‘divisione’, con tutta la fatica e la sofferenza che tale cammino comporta, il circolo si conclude con il ritorno alla condizione originaria: è la Metafora del “Paradiso Ritrovato”, è il “Ritorno alla casa del Padre”, luogo da cui si era partiti, cioè la dimensione dell’Uno, la dimensione della Coscienza.

Tale percorso costituisce il processo della ‘Liberazione’ che realizza  il principio della ‘Trascendenza’.

Come si realizza tale percorso a livello individuale? Non si può assolutamente realizzare attraverso una regressione allo stato originario: ciò determinerebbe una condizione di tipo patologico (“Le acque in cui nuota il mistico sono le stesse in cui affoga lo psicotico”): questo è il motivo per cui i due Angeli messi a guardia alle porte del paradiso impediscono che si possa accedere ad esso tornando indietro.  Quando l’individuo ha portato a compimento il suo sviluppo psichico con la differenziazione che quest’ultimo prevede, sia nel ‘mondo interno’ (varie istanze e dimensioni psichiche) che nel ‘mondo esterno’ (riconoscimento della molteplicità e specificità dei vari oggetti esterni) e, soprattutto, quando ha integrato nella dimensione psichica i vari contenuti del processo di differenziazione, è pronto per intraprendere il percorso che lo riporterà alle origini concludendo il suo cammino evolutivo e chiudendo il cerchio: è il processo di Individuazione che ci riporta in contatto con la nostra vera natura realizzando il “Divieni ciò che sei”.

Tale percorso, che si realizza attraverso la presa di coscienza della nostra vera essenza, permette di realizzare la disidentificazione dai vari ‘veicoli’ che tale essenza utilizza per esprimersi. Al termine di questo processo, ciò che rimarrà è il nostro Sé che dimora nella dimensione dell’Uno. Tale percorso costituisce l’essenza del processo di ‘decondizionamento’, nucleo centrale della Filosofia Yoga, di quel processo, cioè, che ci consente di liberarci da tutti i condizionamenti che affondano le loro radici nella dimensione duale della realtà in cui viviamo. Sono proprio tali condizionamenti, a cui siamo sottoposti da ancor prima che avvenga la nostra nascita e che sono continuamente nutriti e manipolati dal Sistema di Controllo, che danno origine ai Klesha i quali creano le più grosse distorsioni nella nostra visione della realtà: una di queste è, appunto, quella di percepire la ‘Differenziazione’ come ‘Divisione’. Uno dei fenomeni che si realizza durante tale percorso di coscientizzazione è, infatti, proprio la neutralizzazione dei Klesha, presupposto essenziale per l’accesso alla dimensione dell’Uno, non condizionata, non conflittuale, in quanto in tale dimensione non è contemplabile la  divisione.

Di cosa si ha bisogno per intraprendere questo percorso a ritroso?

  • Un ‘Evaso’ che aiuti ad ‘Evadere’, qualcuno che ha già sperimentato il ‘percorso’ e possa fare da guida;
  • La ‘Volontà’ di intraprendere tale percorso: l’accesso a tale dimensione è ‘veramente’ ciò che si desidera?
  • La ‘Conoscenza’ della ‘modalità di funzionamento’ dei ‘veicoli’ da cui si vuole prendere le distanze.

Tale percorso ci fa rientrare in contatto con i nostri Potenziali orientandoci verso l’Autodeterminazione e realizzando il ‘Processo di Individuazione’.

Nel corso di tale processo occorre, innanzitutto, valutare e distinguere con chiarezza, in ogni momento, ciò che è Sostanziale da ciò che è Secondario per il raggiungimento dell’obiettivo.

Occorre, inoltre, investire la propria energia in modo proporzionale su tutte le dimensioni della nostra vita realizzando, così, la ‘Legge delle Sfera’. La sfera è indistruttibile in quanto la forza è distribuita in modo eguale su tutta la superfice: tutti i punti della superfice sono, infatti, equidistanti dal centro. Qual è l’insegnamento della ‘Sfera’ e dell’Uomo Vitruviano che vi è inserito? Un ‘Nucleo Originario’ (il centro della sfera), tre ‘Forze’ (quella che collega l’alto e il basso, quella che collega il lato destro e il lato sinistro, quella che collega la parte anteriore e quella posteriore), sei ‘Direzioni’ (verso l’alto, verso il basso, verso destra, verso sinistra, verso avanti, verso dietro), otto ‘Campi’: quelli delimitati dalle dimensioni precedenti. Nella parte anteriore della sfera: quello in alto a destra (i progetti per il futuro relativi al mondo esterno), quello in alto a sinistra (le proiezioni per il futuro relative al mondo interno), quello in basso a destra (le concretizzazioni programmate per il futuro relative al mondo esterno), quello in basso a sinistra (le trasformazioni programmate per il futuro relative al mondo interno). Nella parte posteriore della sfera: quello in alto a destra (l’esperienza relativa ai progetti programmati in passato riguardanti il mondo esterno), quello in alto a sinistra (l’esperienza relativa ai proiezioni programmate in passato riguardanti il mondo interno), quello in basso a destra (l’esperienza relativa alle concretizzazioni del passato nel mondo esterno), quello in basso a sinistra (l’esperienza relativa alle trasformazioni realizzate in passato nel mondo interno). L’eguale distribuzione della nostra energia negli otto campi appena esposti ci fa assumere le stesse caratteristiche della ‘sfera’.

Quali sono gli ostacoli che più frequentemente si oppongono alla realizzazione delle due condizioni appena espresse?

  • Le distrazioni esterne o interne (metafora delle sirene di Ulisse).
  • I condizionamenti legati ai nostri Programmi Biologici.
  • I condizionamenti Culturali, Familiari, Mediatici e Religiosi.
  • I condizionamenti che nascono dalla nostra Storia Personale (ricordi, conflitti, traumi).
  • I condizionamenti legati alle Distorsioni Mentali (‘la mente mente’).

Un lavoro preventivo sugli aspetti più conflittuali degli ostacoli appena esposti costituisce il presupposto di un cammino evolutivo orientato alla ‘Trascendenza’ dei veicoli con cui siamo identificati.

Analizziamo, ora, il Sistema Filosofico Yoga che fornisce informazioni molto dettagliate relativamente alla modalità di realizzazione del processo di ‘Liberazione’.

Lo Yoga come ‘Sistema Filosofico’ viene formulato da Patanjali nel II-III secolo D.C. ed è un Sistema Filosofico Dualistico in quanto si fonda sulla differenziazione di due Principi fondamentali: il Purusha (Coscienza) e la Prakrti (Materia/Energia)

Procediamo all’esposizione dei primi quattro Sutra che sintetizzano l’Essenza della Filosofia Yoga:

  1. Ora segue la sistematica esposizione dello yoga.
  2. Lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente.
  3. Allora la coscienza dimorerà nella sua vera forma, nella sua natura essenziale.
  4. Altrimenti assumerà la forma di ciò che riflette (assumerà la forma delle fluttuazioni mentali).

Quando si parla di Fluttuazioni della Mente ci si riferisce alle Funzioni Mentali. Quali sono?

  • Pramana: “La retta conoscenza” che si fonda sulla percezione, sull’inferenza e sull’autorità dei testi sacri.
  • Viparyaya: “l’errore”, la nozione fallace derivante dalla falsa percezione che, quindi, non si fonda sulla forma dell’oggetto.
  • Vikalpa: “l’astrazione”, la conoscenza concettuale che, in quanto tale, è priva di contenuto reale e quindi approssimativa.
  • Nidra: “Il sonno”, quella funzione mentale che ha per oggetto la rappresentazione dell’assenza (di qualsiasi oggetto, sia interno che esterno).
  • Smrti: “la memoria”, la ritenzione dell’oggetto sperimentato.

Quali sono gli strumenti per inibire le fluttuazioni mentali?

  • Abhiasa: “la costanza nella pratica”.
  • Vairagya: “il distacco”.

Qual è il carburante che nutre le fluttuazioni mentali?

I klesha (inquinanti mentali).

  • Avidia: “l’ignoranza” nel senso di “nescienza” che nasce dalla impossibilità a conoscere la realtà attraverso un contatto diretto. Tale klesha costituisce il terreno in cui vengono nutriti tutti gli altri.
  • Asmita: “il senso dell’Io”, cioè l’illusione della personalità che nasce dalla falsa identificazione della “coscienza” con i “veicoli” attraverso cui si manifesta.
  • Raga: “l’attaccamento”, che nasce dalla rievocazione del piacere in chi lo ha sperimentato.
  • Dvesa: “l’avversione”,  che si accompagna alla rievocazione del dolore in chi lo ha sperimentato.
  • Abhinivesa: “l’ostinazione vitale”, costituito dall’inesausto attaccamento al proprio corpo (paura della morte).

I Klesha si eliminano attraverso un processo involutivo: la “Meditazione”.

La meditazione non è una tecnica che si esegue o uno stato di coscienza che si raggiunge: la meditazione è un atteggiamento della ‘mente’ e del ‘cuore’ che si apre al Mistero dell’Ignoto, è un atteggiamento di ‘apertura’ e di ‘esplorazione’.

Scopo della meditazione è raggiungere uno stato di rilassamento profondo per poter esplorare il mondo interiore realizzando le trasformazioni desiderate al fine di entrare in contatto con il vero Sé.

Gli otto livelli del percorso Yoga enumerati da Patanjali sono:

I Yama (precetti negativi), costituiscono indicazioni relative al rapporto con gli altri:

  • Ahimsa: “non violenza”, la rinuncia alla violenza a tutti i livelli e in tutte le sue forme.
  • Satya: “non mentire”, l’aderenza alla verità, all’autenticità a tutti i livelli.
  • Asteya: “non rubare”, non appropriarsi di ciò che non viene liberamente dato.
  • Brachmacarya: “astensione dalla sessualità” (scelta monastica) o “sessualità vissuta in modo non conflittuale” (scelta laica).
  • Aparigraha: “non possedere” nel senso di non nutrire il desiderio di afferrare e quindi la bramosia.

II Niyama (precetti positivi), sono indicazioni relative al rapporto con sé stessi:

  • Sauca: “purezza”, si riferisce alla necessità di purificare tanto il corpo quanto la mente dalle scorie accumulate.
  • Samtosa: “accontentarsi” nel senso di non inseguire continuamente oggetti esterni.
  • Tapas: “ascetismo”, che ha l’obiettivo di rendere la mente meno schiava dalle esigenze del corpo attraverso un cammino di decondizionamento che prevede delle azioni che  si oppongono a ciò che naturalmente siamo inclini a fare.
  • Svadhyaya: “conoscenza di sé che conduce alla conoscenza del Sé” e si realizza attraverso lo studio di sé tessi, lo studio dei testi concernenti la ‘liberazione’, la recita del mantra (tre significati attribuiti al termine).
  • Ishvara-Pranidana: “abbandono ad una dimensione superiore” che presuppone l’abbandono del proprio Ego.

Yama e Niyama rappresentano il fondamento del percorso Yoga in quanto ne rappresentano, al contempo, il punto di partenza e di arrivo.

III Asana: “postura del corpo”, possiamo dire che una postura del corpo diventa “asana” quando la forma esterna esprime una realtà interiore svelandola. Le uniche indicazioni di Patanjali relative all’asana sono che deve essere “stabile” e “agevole” per poter essere mantenuta a lungo. Ciò si raggiunge attraverso il “rilassamento nello sforzo” e la “immedesimazione nell’infinito”.

A questo livello il lavoro si svolge prevalentemente su Anna-Maya Kosha (corpo fisico).

IV Pranayama: “controllo del prana attraverso l’uso di tecniche respiratorie”. Se l’asana è praticata con successo, produce una internalizzazione della coscienza. Attraverso la pratica del pranayama si procede alla stimolazione energetica del continuum interiore così formatosi per realizzare il “superamento degli opposti”.

A questo livello il lavoro si svolge prevalentemente su Prana-Maya Kosha (corpo pranico).

V Pratyahara: “ritiro dei sensi” dagli oggetti esterni e dagli oggetti interni. Per la sua specificità è da segnalare la tecnica di Antar Mouna che si articola in 5 livelli:

  • Primo livello: portare la mente dall’interno all’esterno e viceversa assecondando un suo movimento spontaneo fino al punto in cui la stessa si ‘ferma’.
  • Secondo livello: lasciare emergere il subconscio attraverso un flusso libero e spontaneo di immagini.
  • Terzo livello: richiamare volontariamente, tra quelle che si sono presentate nel livello precedente, un’immagine negativa per poi eliminarla con l’uso della volontà.
  • Quarto livello: richiamare volontariamente un’immagine positiva per poi eliminarla sempre con l’uso della volontà.
  • Quinto livello: spostare la consapevolezza sulla presenza di contenuti periferici della coscienza che richiamano l’attenzione senza lasciarli entrare.

A questo livello il lavoro si svolge prevalentemente su Mano-Maya Kosha (corpo mentale inferiore) che riguarda la conoscenza concettuale, coordina i sensi e attiene a tutto ciò che riguarda il mondo psichico: pensieri ed emozioni che si alimentano a vicenda, identificazioni, conflitti, ricordi e memorie.

VI Dharana: “attenzione”, localizzazione della mente in un luogo che richiede continui richiami: è un flusso di attenzione non costante.

Ostacoli alla concentrazione:

  • Fisici
  • Energetici
  • Emozionali
  • Mentali
  • Velocità dei pensieri
  • Assenza di risultati
  • Distrazioni
  • Preoccupazioni

Rimedi per gli Ostacoli alla concentrazione:

  • Conoscenza del funzionamento della mente.
  • Perseveranza: come con il tiro con l’arco, tutti i tiri falliti hanno costituito la preparazione che rende capace, poi, di fare centro.
  • Progressione: domare la mente è come domare il cavallo selvaggio e, quindi, richiede tempo e metodo.
  • Autoconvinzione: la fede che alla fine si raggiungerà il risultato.

A questo livello il lavoro si continua a svolgere prevalentemente su Mano-Maya Kosha.

VII Dhyana: “meditazione”, continua fissità della coscienza in un luogo: a questo livello il flusso di attenzione è costante. L’oggetto meditativo occupa tutto lo spazio della coscienza. Si tratta di uno stato che deve determinarsi spontaneamente.

A questo livello il lavoro si  svolge prevalentemente su Vijnana-Maya Kosha (corpo mentale superiore) che riguarda l’intelletto puro capace di discernere e l’intelligenza intuitiva.

VIII Samadhi: “estasi”, completa identificazione con l’oggetto meditativo.

Vi sono due tipi di samadhi:

Sabija Samadhi (samadhi con seme), Samadhi con un oggetto meditativo, che si articola in quattro livelli:

  • Sa-Vitarka: percezione dell’oggetto nei suoi elementi grossolani all’interno della localizzazione spazio-temporale.
  • Nir-Vitarka: percezione dell’oggetto nei suoi elementi grossolani senza localizzazione spazio-temporale.
  • Sa-Vikara: percezione dell’oggetto nei suoi elementi sottili all’interno della localizzazione spazio-temporale.
  • Nir-Vikara: percezione dell’oggetto nei suoi elementi sottili senza localizzazione spazio-temporale.

Nirbija Samadhi (samadhi senza seme), Samadhi senza oggetto meditativo, a cui si accede dopo aver esaurito i livelli precedenti.

Infine esiste un Samadhi di ordine superiore: il Dharma Megha Samadhi il quale costituisce lo stato che consente di fare il salto verso il Sé.

A questo livello il lavoro si  svolge prevalentemente  su Ananda-Maya Kosha (corpo della beatitudine).

Tale percorso è descritto molto bene dall’aforisma sufi di Abdulhalik il quale afferma “Il tuo viaggio è diretto verso la tua terra natia. Ricordati che stai viaggiando dal mondo delle apparenze verso il Mondo della Realtà”.

Categories: Meditazione e Psicologie Orientali ,Meditazione e Psicologie Orientali; Psicologia del Profondo, Psicopatologia e Psicoterapia Psicoanalitica; Sviluppo dei Potenziali.


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