Il Campo Unitario Intelligente di Energia che mette in rete l’Universo

 Maria Consiglia Santillo

la matrix del creato di Planck

Tutta la materia trae origine e vita solo in virtù di una forza ….. dobbiamo presupporre che dietro a questa forza esista una Mente cosciente e intelligente. Quella Mente è la matrice di tutta la materia” In questo modo Max Planck (1944), padre della ‘Teoria Quantistica’ descrive il campo unitario di energia che unisce tutto ciò che esiste.

Tale campo costituisce l’intero universo e tutto ciò che l’universo contiene. Come sottolinea Gregg Braden (Matrix Divina) “E’ noi e tutto ciò che amiamo, odiamo, creiamo e sperimentiamo. Vivendo nella Matrix Divina, siamo come artisti che esprimono le loro più intime passioni e paure, i loro sogni e desideri attraverso l’essenza di una misteriosa tela quantistica. Ma la tela e le immagini dipinte su di essa siamo noi. I colori e i pennelli siamo noi. Nella Matrix Divina, noi siamo il contenitore di tutto ciò che esiste, il ponte che unisce le creazioni dei nostri mondi interiore ed esteriore e lo specchio che ci mostra nel mondo ciò che abbiamo creato”.

Gli studi sulla Bioanalogia di Brebion (Impronta di Nascita) hanno evidenziato che ognuno di noi ha un ‘Programma Biologico Individuale’, che va a costituire il nostro ‘Inconscio Biologico’, definito dall’autore ‘Impronta di Nascita’. Tale impronta si struttura in un preciso periodo intorno al momento del concepimento, il ‘Periodo di Impregnazione’, e “ha il potere di attirare tutto ciò che gli corrisponde”. In che modo?

Innanzitutto è importante evidenziare il grande inganno creato dal Sistema il quale ha cancellato, attraverso un processo di condizionamento che ha inizio dalla nascita, due informazioni fondamentali:

  1. La condizione di ‘Non Separazione’ tra Realtà Interna e Realtà Esterna (dimensione della ‘Non Dualità’). Il bambino, al momento della nascita, infatti, non percepisce alcuna differenza tra Mondo Interno e Mondo Esterno: e soltanto in seguito che comincia a vedere  tale differenziazione.
  2. Il ‘Controllo Onnipotente’ che può essere esercitato sulla Realtà Esterna determinandola (condizione di ‘Creatore Potente’). Nella stessa fase evolutiva, infatti, il bambino interpreta ogni variazione dell’ambiente esterno in risposta ad un suo bisogno come una condizione creata da lui stesso.

La ‘Visione Circolare’ che realizza il ‘Divieni Ciò che Sei’, indica il percorso per recuperare le informazioni che il Sistema ha ‘Cancellato’ reintegrandole in una prospettiva ‘Evolutiva’, frutto del Processo di Individuazione, il quale consente di epurarle da Contenuti e Dinamiche Primitive ed Arcaiche che potrebbero costituire la base di un esordio patologico. “Ciò che hai ereditato dai tuoi padri riconquistalo se vuoi possederlo veramente”.

Proviamo ora a dare una risposta alla domanda da cui siamo partiti integrando i contributi dei vari ambiti disciplinari sull’argomento.

Fondiamo la nostra esistenza sulle nostre Convinzioni relative a noi stessi, al mondo e alla relazione che lega queste due realtà. Tali convinzioni originano dalle nostre conoscenze che si basano prevalentemente sulla scienza.

La ‘scienza ufficiale’ parte da due falsi assunti:

  1. l’Universo contiene uno Spazio Vuoto;
  2. la nostra Esperienza Interna non ha nulla a che vedere con ciò che avviene all’Esterno.

Le nuove scoperte nel campo della fisica, invece, hanno sottolineato che:

  1. Non esiste Spazio Vuoto;
  2. Non siamo limitati dalle Leggi della Biologia e della Fisica così come le conosciamo;
  3. C’è un Linguaggio presente in ciascun essere umano per entrare in contatto con la Realtà Esterna che usa le Emozioni.

Einstein affermava il principio che, nonostante sia presente uno stato di interrelazione tra tutte le cose, il mondo in cui viviamo esiste a prescindere da noi ed è almeno parzialmente accessibile alla nostra indagine e al nostro pensiero. Gli esperimenti della fisica quantistica, invece, dimostra che il semplice atto umano di osservare qualcosa di minuscolo come l’elettrone, ne cambia le proprietà. Da ciò possiamo dedurre, quindi, che l’atto stesso di osservare è ‘Creatore’ e la Mente Umana è l’artefice di questa ‘Creazione’.

John Wheeler (1979) espone il nucleo della Teoria Quantistica affermando che “nessun fenomeno elementare è un fenomeno finché non viene osservato” introducendo il concetto di ‘Universo Partecipativo’: il dato interessante è che già nei sistemi Filosofici Buddisti troviamo il principio che “la realtà esiste solo all’interno della coscienza”.

Gli studi antesignani di questo tipo di visione sono stati effettuati da David Bohm, fisico dell’Università di Princeton il quale ha formulato due teorie.

La prima è quella del “funzionamento creativo di soggiacenti livelli di realtà” (1987) in base alla quale si ritiene che esistano piani di creazione più profondi o elevati (definito Regno “Implicito”) che custodiscono lo stampo di ciò che accade nel mondo. E’ a questi livelli più sottili di realtà che trae origine il mondo fisico (definito Regno “Esplicito”). Anche in questo caso dobbiamo constatare che il concetto centrale di tale teoria è  già espresso nel “Mondo della Idee” di Platone (427 – 347 a.C.).

La seconda teoria afferma che l’Universo è un singolo sistema unificato, collegato secondo modalità non sempre evidenti. L’Universo funziona, quindi, come uno smisurato Ologramma Cosmico: ciascuna parte contiene la totalità su scala ridotta. Il corpo umano è un perfetto esempio di ologramma: il DNA di qualunque parte del corpo, contiene l’intero codice genetico del corpo da cui proviene. Ancora una volta dobbiamo rilevare che anche il concetto di Ologramma era già stato formulato nel “tutto è in tutto” di Anassagora (499 – 428 a.C.) e nella ‘Ragnatela’ utilizzata come metafora del Creato dai Veda.

L’idea che esistesse un campo unificato di energia che collega la realtà è presente fin dai tempi degli antichi greci i quali si sono riferiti ad esso definendolo ‘Etere’. Una descrizione scientifica formale dell’“Etere Cosmico” arriva nel XIX secolo da James Clerk Maxwell che lo descrisse come una “sostanza materiale di tipo più sottile rispetto ai corpi visibili, che si suppone esista nelle aree di spazio che appaiono vuote”.

L’idea che le Particelle Subatomiche  siano collegate è supportata dai risultati di una ricerca svolta  dall’Università di Ginevra nel 1997, diretta da Nicholas Gisin: i due ‘fotoni gemellari’ ottenuti dividendo un fotone (particella di luce), agiscono come se fossero ancora collegati. Il fenomeno è stato denominato Entanglement Quantistico.

Da dove origina, allora, tale Campo? Dal Big Bang, un massiccio rilascio di energia avvenuto molto tempo fa. Mentre tale energia si diramava non portava con sé solo calore e luce ma si espandeva sotto forma di uno Schema Energetico che divenne il progetto di tutto ciò che esiste ed esisterà. Questo schema è stato messo al centro dei Miti Cosmogonici delle varie tradizioni e continua tuttora ad espandersi attraverso il Cosmo sotto forma di ‘Essenza Quantistica’ di tutto ciò che esiste. Si tratta dell’Energia che collega le nostre vite sotto forma di ciò che viene definita Matrix Divina.

Joel Primach (1999), Cosmologo dell’Università di California a Santa Cruz, afferma che “Il Big Bang non è avvenuto in un luogo dello spazio, era lo spazio stesso che esplodeva dando luogo a un nuovo tipo di Energia in quanto tale”.

Gregg Braden (2007) sostiene che, proprio come l’origine dell’Universo rappresenta lo spazio stesso nell’atto di manifestarsi energeticamente, così anche la Matrix rappresenta la Realtà Stessa (insieme di tutte le potenzialità) in perenne movimento in quanto Essenza Permanente che Collega Tutte le Cose.

Possiamo, quindi, definire la Matrix come l’espansione della dimensione Spazio-Temporale che prende forma in uno ‘Schema Energetico’ il quale continua ad espandersi come Essenza Quantistica: esso costituisce il Progetto della Realtà, intesa come insieme di tutte le Potenzialità, in perenne movimento in quanto Campo che collega tutte le cose.

Anche nel Rig Veda viene descritta una ‘Forza’ che esisteva ancor prima dell’Inizio la quale sottende alla creazione e dalla quale si formano tutte le cose. Questo potere denominato BRAHMAN è identificato con “il non nato (…) in cui dimorano tutte le cose (…) L’Uno si manifesta come molti, l’amorfo acquista forma”.

Il fatto che i Fotoni Gemellari da un lato e le Particelle del Big Bang dall’altro, fossero stati fisicamente uniti in precedenza, costituisce la Chiave della loro ‘Connessione’. Quando qualcosa è originariamente unito ‘Resta Sempre Collegato’ che permanga o meno un legame fisico.

Quando l’energia del Big Bang ha fatto espandere l’Universo, tra le varie particelle di materia si sono frapposte quantità di spazio sempre maggiori. Gli esperimenti dimostrano che, a prescindere da quanto spazio separi due cose precedentemente unite, esse restano sempre collegate. Lo stato di ‘Entangled’ che lega le particelle separate sperimentalmente è applicabile anche alla materia dell’Universo che prima del Big Bang era Unita. L’Energia che attua la connessione è ciò che Planck ha descritto come la Matrix del Creato.

In uno Stato di Coscienza Ordinario non percepiamo gli spazi  tra le ‘Particelle della Materia’ in quanto abbiamo solo una percezione della materia nella sua forma grossolana. Vi è uno stadio del processo meditativo, il ‘Samadhi’, che induce uno Stato di Coscienza in cui sparisce la distinzione tra il meditante e l’oggetto della meditazione. Si tratta, quindi, di uno Stato non Duale in cui si comincia a percepire la Connessione col Tutto..

Il Sambija  Samadhi (samadhi con seme) si articola, a sua volta, in quattro fasi:

  • SA-VITARKA: percezione dell’oggetto nei suoi elementi grossolani all’interno della localizzazione spazio-temporale;
  • NIR-VITARKA: percezione dell’oggetto nei suoi elementi grossolani senza localizzazione spazio-temporale;
  • SA-VIKARA: percezione dell’oggetto nei suoi elementi sottili all’interno della localizzazione spazio-temporale;
  • NIR-VIKARA: percezione dell’oggetto nei suoi elementi sottili senza localizzazione spazio-temporale.

Nei suddetti Stati di Coscienza, non solo si realizza il ‘superamento della dualità’ ma si riesce anche a percepire la realtà nella sua dimensione Sottile (inclusi gli spazi tra le particelle di materia) e a trascendere la dimensione Spazio-Temporale che è solo un artefatto della mente.

La Tradizione Buddista afferma che la Realtà esiste solo dove la Mente crea un Focus (che esprime il concetto di Universo Partecipativo) e che la Forza che tiene unito l’Universo è la Compassione (che esprime il concetto di ‘Entangled Quantistico’).

Se vogliamo cambiare la materia fisica del nostro mondo noi dobbiamo cambiare l’energia che impregna questa materia. Il campo è costituito da energia ‘Elettrodebole’: Energia Elettro-Magnetica e Energia Nucleare Debole. Modificando il campo elettrodebole del corpo si realizza una modifica nell’atomo. Dobbiamo sempre ricordare che l’energia di gran lunga più potente nel realizzare ‘cambiamenti di stato della materia’ è l’ Energia Nucleare Debole.

L’organo che dà l’effetto elettrico e magnetico più potente è il cuore: il campo elettrico del cuore è 100 volte più forte di quello del cervello e quello magnetico 5000 volte. Ancora più potente del campo Elettromagnetico è l’Energia Nucleare Debole.

L’Energia Nucleare Debole dirige le Fusione Nucleare nel cuore di tutte le stelle e lì forgia Elementi Chimici (idrogeno, ossigeno, azoto, carbonio)  essenziali per la vita biologica. Giuliana Conforto, Astrofisico, (2007) afferma che Il Debole  opera anche nel nostro cuore, la materia nucleare che ci compone.

L’atto di focalizzare la Mente, come si è già sottolineato, è un Atto Creatore. La Mente Crea! C’è però una differenza sottile ma rilevante tra il Protendersi verso un Risultato e il Pensare e Agire dal suo Interno. Bisogna pensare a partire dal punto di completamento e non dalla difficoltà che comporta il raggiungerlo. Le trasformazioni in quest’ottica , quindi, si possono realizzare solo al di là dell’Ego e al di là del Giudizio per evitare che si sviluppi attaccamento verso il risultato dell’azione che, inevitabilmente, fa sorgere la paura del fallimento: sarà, quindi, proprio questo il contenuto che il campo leggerà e realizzerà.

Limitarsi semplicemente a scegliere una nuova realtà non basta: per scegliere una possibilità quantistica dobbiamo ‘diventare quel modo di essere’.

Il “Chiedete e vi sarà dato” dei Vangeli esprime questo concetto. Vediamo, però, cosa è stato omesso da tale testo confrontando il Vangelo di Giovanni con gli scritti degli Esseni ritrovati nel Mar Morto.

Giovanni, 16: 23-24: “Se chiedete qualcosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”.

Esseni: Scriba dei Rotoli del Mar Morto: “Tutte le cose che chiederete apertamente, direttamente (…) nel Mio nome vi saranno date. Fino ad oggi non avete fatto questo (…) Chiedete senza secondi fini e siate circondati dalla vostra risposta – Siate avvolti da ciò che desiderate, perché la vostra gioia sia piena (…)”.

La parte sottolineata è quella omessa.

Queste parole esprimono il Principio Quantistico secondo cui il Sentire è un linguaggio per dirigere e focalizzare la Mente. Esso rappresenta uno Stato dell’Essere in cui Siamo e non Qualcosa che Facciamo.

Un Sentimento qualunque non basta: quelli capaci di ‘Creare’ non includono, come già sottolineato l’Ego e il Giudizio. In tal modo creiamo quel Cambiamento Energetico che può essere definito ‘Salto Quantico’.

Le credenze che nascono dall’unione tra pensiero ed emozione traducono le possibilità quantiche (onde) di ciò che immaginiamo nella realtà fisica del nostro mondo (atomi). Le possibilità quantiche si presentano come Onde che si contraggono e si dilatano. La realtà fisica, gli atomi, si presentano come Onde stazionarie che pulsano.

Vladimir Poponin, Biologo Quantistico dell’Accademia delle Scienze di Russia, ha effettuato una serie di esperimenti i cui risultati sono stati diffusi attraverso un articolo comparso negli U.S.A nel 1995 e indicano che il DNA umano influenza direttamente il Mondo Fisico, attraverso ciò che gli studiosi individuano come “Un nuovo campo di energia che collega entrambi”. Le emozioni, quindi, esercitano un’influenza sulla possibilità di lettura del  DNA e l’informazione che può essere letta mette in moto un processo che modifica la materia del nostro corpo creando un campo di energia in grado di influenzare direttamente il mondo fisico. Analizziamo in modo più dettagliato come ciò è possibile a partire dallo studio del comportamento della cellula.

Gli studi svolti nel campo dell’Epigenetica (per la trattazione dell’argomento si farà riferimento agli studi di Bruce Lipton), hanno evidenziato che la vita della cellula è controllata dal suo ambiente fisico ed energetico e non dai suoi geni: i geni sono soltanto programmi utili per costruire le cellule, i tessuti, gli organi.

Il fatto di avere un sistema nervoso altamente sviluppato, e retto da un cervello di grandi dimensioni, significa che la nostra consapevolezza è più complessa di quella della cellula individuale e quindi possiamo scegliere di percepire l’ambiente in modi diversi, a differenza delle cellule la cui consapevolezza è di tipo riflesso. La convinzione di essere fragili macchine biochimiche controllate dai nostri geni cede il passo alla comprensione del fatto che siamo potenti creatori della nostra realtà e del mondo in cui viviamo.

Il Dogma Centrale della Biologia afferma che i geni controllano la vita, da cui deriva il conseguente primato del DNA. Questa premessa scientifica presenta un difetto fondamentale: i geni non entrano in funzione da sé. Deve esserci qualcosa nell’ambiente che innesca l’attività genetica. La ricerca più avanzata ha confermato questo dato ma la scienza convenzionale ha continuato ad ignorarlo. L’Epigenetica (scienza che studia i meccanismi molecolari per mezzo dei quali l’ambiente controlla l’attività dei geni) è oggi uno dei campi più attivi della ricerca scientifica.

Gli elementi principali della cellula sono: il Nucleo, che contiene il materiale genetico, i Mitocondri, che provvedono alla respirazione, la Membrana Esterna, e il Citoplasma, sostanza gelatinosa in cui si trovano in sospensione gli organelli (organi in miniatura che sono gli equivalenti funzionali degli organi del corpo umano). I meccanismi biochimici utilizzati dagli organelli della cellula sono fondamentalmente gli stessi utilizzati dagli organi del corpo: in quest’ultimo non c’è neppure una funzione nuova che non sia già utilizzata dalla cellula. Le cellule, inoltre, sono dotate di ‘Intenzionalità’ e di ‘Scopo’: cercano attivamente gli ambienti adatti alla sopravvivenza evitando, al contempo, gli ambienti tossici e ostili. Le cellule sono anche capaci di apprendere dalle esperienze legate all’ambiente e di creare una memoria cellulare che trasmettono alle cellule figlie.

Gli Organismi Unicellulari sono state le prime forme di vita ‘intelligenti’ sul nostro pianeta. La spinta evoluzionistica in direzione di aggregati di cellule sempre più numerosi e complessi è una risposta all’imperativo biologico della sopravvivenza: quanto maggiore è il grado di consapevolezza di un organismo rispetto al suo ambiente, tanto più elevata sarà la sua possibilità di sopravvivenza. L’aggregazione delle cellule aumenta esponenzialmente il loro livello di consapevolezza. Per sopravvivere a livelli così elevati le cellule hanno strutturato un modello organizzativo: assegnare a cellule individuali, compiti specifici. Le cellule cominciano ad acquisire queste funzioni specializzate nel corso dello sviluppo embrionale: un processo di specializzazione citologica permette alle cellule di costruire gli specifici tessuti e organi del corpo. Tale modello organizzativo fondato sulla differenziazione, cioè sulla distribuzione del lavoro tra i vari componenti della comunità, è stato incorporato nei geni di ogni singola cellula della comunità con il risultato di incrementare l’efficacia dell’intero organismo e, quindi, aumentare in maniera sensibile le sue possibilità di sopravvivenza.

Tutto ciò è stato oscurato dalla Teoria Evoluzionistica di Darwin. Essa sostiene che gli organismi viventi sono perennemente impegnati nella “lotta per l’esistenza”. Lotta e violenza, in questa prospettiva, non solo sono parte della natura animale, e quindi umana, ma costituiscono le forze trainanti dell’evoluzione.

Il primo a formulare l’idea di evoluzione su basi scientifiche fu il biologo francese J. B. de Lamarck la cui teoria fonda l’evoluzione su un’interazione ‘istruttiva’ e ‘cooperativa’ tra gli organismi e il loro ambiente, interazione che consente alle forme viventi di sopravvivere e di evolvere in un mondo dinamico.

In questa prospettiva gli organismi acquisiscono e trasmettono gli adattamenti necessari alla sopravvivenza in un ambiente che muta.

I recenti progressi nello studio del genoma hanno, infatti, rivelato un ulteriore meccanismo di cooperazione tra le specie viventi: il Gene Trasfer. La condivisione di informazioni genetiche attraverso il ‘trasferimento di geni’ accelera l’evoluzione in quanto gli organismi possono acquisire le esperienze apprese di altri organismi. Questa condivisione di informazioni non è casuale in quanto costituisce il metodo utilizzato dalla natura per aumentare la sopravvivenza della biosfera: i geni non sono altro che memorie fisiche della esperienze apprese da un organismo.

L’Ipotesi Gaia di James Lovelock afferma che la terra e tutte le sue specie sono un unico organismo vivente interattivo.

La medicina ha scoperto delle correlazioni tra molti geni e altrettante malattie ma raramente ha scoperto che un singolo gene è causa di un carattere o di una malattia. Non bisogna infatti mai confondere un ‘rapporto di correlazione’ con un ‘rapporto causa-effetto’. Geni specifici sono, infatti, in relazione al comportamento e ai caratteri di un organismo ma questi geni non si attivano finché qualcosa non li fa scattare. Nijhour afferma che “Quando viene richiesta l’attività di un gene, è un segnale proveniente dall’ambiente, e non una proprietà derivante dal gene stesso, che attiva l’espressione di quel gene.

La chimica organica sostiene che le cellule sono composte da 4 tipi di grandi molecole: i Polisaccaridi (zuccheri complessi), i Lipidi (grassi) gli Acidi nucleici (DNA, RNA) e le Proteine. Le proteine sono il più importante componente di base degli organismi viventi. Le nostre cellule sono, infatti, un insieme di blocchi costitutivi di proteine.

Ogni Proteina è formata da una catena lineare di molecole di aminoacidi. I legami flessibili (legami peptidici) tra le molecole di aminoacidi che costituiscono la proteina, consentono a quest’ultima di assumere varie forme. Due fattori principali determinano il profilo della catena di molecole di aminoacidi che costituiscono la proteina: 1) il modello fisico definito dalla sequenza degli aminoacidi di forma diversa che compongono la catena; 2) l’interazione delle cariche elettromagnetiche all’interno della catena di aminoacidi. la maggior parte degli aminoacidi ha carica positiva o negativa: cariche uguali fanno sì che le molecole si respingano, cariche opposte causano un’attrazione molecolare reciproca.

La caratteristica fondante degli organismi viventi è che si muovono, sono animati. L’energia che guida i movimenti viene imbrigliata per compiere il lavoro che caratterizza i sistemi viventi (respirazione, digestione, contrazione muscolare). Da dove è tratta questa energia?

La Conformazione di una proteina riflette uno stato di equilibrio tra le sue cariche elettromagnetiche. Se le cariche vengono alterate la catena di aminoacidi subirà una torsione dinamica e la proteina assumerà una nuova Conformazione. La distribuzione delle cariche elettromagnetiche all’interno di una proteina può essere modificata selettivamente da una serie di processi.

La capacità delle proteine di cambiare forma consente loro di agganciarsi ad altre proteine fisicamente ed energeticamente complementari, creando dei raggruppamenti chiamati ‘Vie’ finalizzate a specifiche funzioni fisiologiche (vie respiratorie, digerenti, ecc.). E’ il famoso ciclo di Krebs responsabile della produzione di energia.

Nel 1910 si scoprì che le informazioni ereditarie trasmesse di generazione in generazione erano racchiuse nei Cromosomi che sono incorporati nel nucleo della cellula. Dissezionando i cromosomi si vide che il materiale genetico è composto di due tipi di molecole: Proteine e DNA. Nel 1944 si comprese che le informazioni ereditarie erano contenute nel DNA.

Watson e Crick scoprirono che le molecole di DNA sono lunghe e filamentose e sono formate da quattro composti azotati chiamati ‘Basi’ (Adenina, Timina, Citosina e Guanina). Si osservò che la sequenza delle basi del DNA descrive con esattezza la sequenza degli aminoacidi di una proteina. Le molecole di DNA si possono suddividere in singoli geni, segmenti che costituiscono il modello di proteine specifiche. Ecco il codice per ricreare il meccanismo proteico della cellula. Inoltre ogni filamento di DNA è attorcigliato ad un altro filamento di DNA in una conformazione chiamata ‘doppia elica’: le sequenze delle basi di DNA di entrambi i filamenti sono identiche. Se si separano i due filamenti di DNA, ognuno di essi è sufficiente a contenere le informazioni necessarie per creare una copia perfettamente complementare e identica di sé stessa. Il suggerimento che il DNA controllasse le proprie copie indusse Crick a postulare il Dogma Centrale della Biologia: la convinzione del ruolo primario del DNA.  In questa prospettiva, che fonda l’era del determinismo genetico, il DNA rappresenta la memoria a lungo termine della cellula trasmessa di generazione in generazione, l’RNA è una copia instabile della molecola di DNA e costituisce la memoria attiva utilizzata dalla cellula come modello materiale per la sintesi delle proteine, le proteine sono i mattoni molecolari che conferiscono alla cellula la sua struttura e il suo comportamento. Il DNA è quindi ritenuto la sorgente che controlla i caratteri delle proteine e da questo deriva il concetto del primato del DNA nel senso di ‘Causa Prima’.

Alla fine degli anni ’80 ha inizio il Progetto Genoma Umano, che si pone l’obiettivo di catalogare tutti i geni presenti negli esseri umani. Gli scienziati ipotizzarono che il genoma umano dovesse contenere un minimo di 120.000 geni all’interno delle 23 coppie di cromosomi umani. I genetisti provarono uno shock quando scoprirono che il genoma umano completo consiste approssimativamente di 25.000 geni (Pennisi 2003a e 2003 b; Pearson 2003; Goodman 2003): più dell’80% del presunto DNA non esiste! Crolla il concetto “un gene – una proteina”, dogma fondamentale del Determinismo Genetico. In seguito è emerso che non c’è una grande differenza tra il numero di geni presenti nell’uomo e quelli degli organismi primitivi.

Per definizione il cervello è l’organo responsabile del controllo e del coordinamento della fisiologia e del comportamento di un organismo. Ma il nucleo è davvero il cervello della cellula? Se così fosse l’enucleazione dovrebbe causare la morte immediata della cellula. Le cellule enucleate, invece, mostrano ancora comportamenti complessi, coordinati e funzionali il che significa che il cervello della cellula è ancora intatto e funzionante. Le cellule enucleate, in seguito, muoiono perché hanno perso la capacità riproduttiva. Il nucleo, quindi, non è il cervello della cellula, semmai è le sue gonadi.

Negli ultimi anni la ricerca Epigenetica ha dimostrato che i modelli di DNA trasmessi attraverso i geni non sono fissati alla nascita e che le influenze dell’ambiente possono modificare i geni senza modificare il modello base.

All’interno di un cromosoma, il DNA costituisce il nucleo e le proteine avvolgono il DNA. Quando i geni sono coperti le loro informazioni non possono essere lette. Come si fa a rimuovere questa copertura? Occorre un segnale ambientale che spinga la proteina coprente a cambiare forma cioè a staccarsi dalla doppia elica del DNA permettendo così la lettura del gene. Una volta che il DNA è allo scoperto la cellula crea una copia del gene esposto. Il nuovo e più sofisticato flusso di informazione nei processi biologici parte da un segnale ambientale, passa ad una proteina regolatrice, e solo a questo punto arriva al DNA, all’RNA e al prodotto finale: la proteina.

I comandi epigenetici modificano, quindi, la lettura e il trasferimento di informazioni di un gene senza cambiare il codice del DNA. I meccanismi di regolazione epigenetica possono dare origine ad oltre 2000 variazioni di proteine a partire dallo stesso modello genetico (Bray 2003; SchmuKer et. Al. 2000).

I biologi cellulari, inoltre, cominciarono a penetrare i segreti delle sorprendenti capacità della membrana studiando gli organismi più primitivi del pianeta: i Procarioti, organismi che consistono in un’unica membrana cellulare che racchiude una gocciolina di citoplasma denso. Benché forme di vita primitiva i Procarioti presentano gli stessi processi fisiologici di base  delle cellule più complesse: mangiano, metabolizzano, respirano, eliminano ed esibiscono la presenza di processi neurologici. Qual è la struttura della cellula di un procariote che gli fornisce l’intelligenza? Il suo citoplasma non ha gli organelli presenti nelle cellule eucariote (nucleo, mitocondri). L’unica struttura cellulare organizzata che può essere candidata a “Cervello” è la Membrana Cellulare.

Per esibire un comportamento “Intelligente”, le cellule hanno bisogno di una membrana funzionante con le proteine recettore (consapevolezza) e le proteine effettore (azione). La membrana può essere definita come un Cristallo Liquido Semiconduttore dotato di Porte (proteine recettore) che lasciano entrare tutto ciò di cui la cellula necessita e Canali (proteine effettore) per lasciare uscire ciò che la cellula deve eliminare.

I primi organismi unicellulari, per aumentare sempre di più la propria capacità di sopravvivenza hanno aumentato sempre di più la superfice della membrana per sviluppare una più elevata consapevolezza ed intelligenza. Ma c’è un limite fisico alla espansione della membrana e, quando questo è stato raggiunto, per aumentare la loro consapevolezza e intelligenza cominciarono ad aggregarsi ad altre cellule formando sistemi pluricellulari sempre più complessi e altamente specializzati che però funzionano secondo una modalità organica.

Non si può comprendere la complessità di tutti i fenomeni usando solo il Pensiero Lineare caratteristico del Mondo fisico Newtoniano e ignorando il Mondo invisibile dei Quanti in cui la materia è fatta di energia e non esistono assoluti. A livello atomico, non si può neppure affermare con certezza che la materia esista: essa esiste solo come ‘tendenza ad esistere’.

Per sintetizzare possiamo, quindi, affermare che:

  1. Un campo di Energia pervade i tessuti viventi (e, possiamo aggiungere, unisce infiniti mondi);
  2. Le Cellule, i Tessuti e il DNA comunicano attraverso questo Campo;
  3. Le Emozioni, tramite il Campo, influenzano direttamente la lettura del DNA;
  4. La distanza sembra non rappresentare un fattore rilevante ai fini del risultato.

E’ interessante osservare, come afferma Gregg Braden (Matrix Divina), che gli elementi base del DNA (Idrogeno – Ossigeno – Azoto – Carbonio) sono direttamente traducibili in alcune lettere chiave degli alfabeti Ebraico e Arabo. In queste lettere il nostro Codice Genetico letteralmente scrive: “Dio/Eterno nel corpo”. Ciò costituisce una ulteriore dimostrazione dell’Unione del Tutto col suo Punto di Origine: l’Uno Tutto si manifesta in Tutto il Creato.

Così come tutta la vita è composta dalle quattro basi chimiche che formano il  nostro DNA (adenina, guanina, citosina, timina), l’universo sembra edificato su quattro caratteristiche fondamentali della Matrix di Planck.

  1. Esiste un campo di energia che connette tutta la creazione;
  2. Questo campo funge da contenitore, ponte e specchio delle nostre convinzioni e da contenitore temporale: passato, presente e futuro sono intimamente uniti;
  3. Il campo è ovunque ed è Olografico. Ogni parte di esso è connesso ad ogni altra parte. Ogni parte rispecchia il tutto a un scala più piccola;
  4. Noi comunichiamo con il campo attraverso il linguaggio delle Emozioni.

Vediamo, infine, cosa si afferma nel Mistero Spirituale: qualcosa che noi facciamo nella nostra Vita, attiva un processo nel nostro Corpo che interagisce  con le Forze della Creazione e ha un’influenza sul Mondo Fisico.

Confrontiamolo ora con ciò che attualmente afferma la Scienza: le Emozioni costituiscono l’Informazione che induce un Cambiamento nel Campo di energia del corpo il quale determina una specifica lettura del  DNA da cui deriva un Effetto Quantistico sul Corpo che, attraverso il Campo, crea un cambiamento nel Mondo Fisico.

Come rendere attivo tale Processo? Attraverso la rimozione dei Conflitti e dei Programmi Psichici (di varia natura) che creano blocchi, distorsioni e assorbono una grande quantità di Energia. A tal fine è essenziale lo studio dei Chakra che costituiscono il punto di connessione tra il Campo esterno e quello interno. E’ rilevante soprattutto il ruolo congiunto svolto da Ajna Chakra (il pensiero elevato, la visione) e Anahata Chakra (le emozioni purificate dalla componente istintivo–pulsionale, i sentimenti elevati): è appunto l’incontro tra un pensiero ed un’emozione che vadano ‘al di là dell’Ego’ e ‘al di là del Giudizio’ che, entrando in contatto con la ‘Matrix’, trasformano una delle tante possibilità quantistiche in una realtà fisica.

Ciò ci riconduce al ruolo fondamentale che riveste la “Conoscenza di sé e delle Leggi che regolano l’Universo”.

Categories: Sistemi Filosofici e Fisica Quantistica


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