Cercati in un sogno

scritto da Maria Consiglia Santillo
Feb 4

l’Inconscio Svela i suoi Conflitti Profondi

sogno

di Maria Consiglia Santillo

Se cerchiamo la definizione di “sogno” leggiamo: “Attività mentale che si svolge durante il sonno e di cui è possibile conservare, dopo il risveglio, immagini, pensieri, emozioni che hanno caratterizzato la scena onirica. Questa, essendo totalmente governata dalle leggi dell’affettività, presenta una strutturazione che è completamente svincolata dai principi che regolano il pensiero logico e l’orientamento nella realtà, soprattutto per quanto concerne il principio di identità, di causalità, di non contraddizione e le coordinate spazio-temporali che subiscono profonde alterazioni rispetto all’esperienza diurna”.

Qual è il senso del sogno? Freud ha scoperto che la soluzione del sogno va ricercata nel “contenuto latente”. E’ importante, quindi, capire in che modo dal “contenuto latente” si passi a quello “manifesto”: “pensieri” del sogno e “contenuto onirico manifesto” costituiscono due variazioni di un medesimo contenuto che utilizza due differenti linguaggi per esprimersi.

Il “contenuto manifesto” può essere considerato la traduzione dei “pensieri” del sogno in una diversa modalità espressiva di cui dobbiamo apprendere gli elementi e le regole sintattiche, mettendo a confronto l’originale e la traduzione. Il complesso delle operazioni che trasformano il contenuto latente del sogno (pensieri del sogno) nel contenuto manifesto (immagini oniriche), prende il nome di “lavoro onirico”: la “deformazione” è l’effetto di tale lavoro.  Tale deformazione è possibile perché il lavoro onirico si fonda sullo stesso processo che regna nell’inconscio: il Processo Primario.

E’ come se i contenuti onirici si presentassero in una scrittura geroglifica i cui segni vanno tradotti nella lingua dei pensieri del sogno. Questi segni vanno letti non come ci si presentano, ossia come immagini, ma per la loro relazione simbolica con i pensieri onirici.

Quali sono, secondo la teoria freudiana, le operazioni utilizzate dal lavoro onirico per tradurre i pensieri del sogno in contenuto manifesto?

Se si confrontano il contenuto onirico manifesto ed i pensieri del sogno, si evidenzia subito il grosso lavoro di condensazione avvenuto. Il sogno, infatti, appare scarno, misero, laconico in confronto alla mole e alla ricchezza dei pensieri onirici. Attraverso il processo della condensazione, diverse rappresentazioni che originano dai pensieri del sogno si esprimono, a livello del contenuto manifesto, attraverso una sola di esse che diviene rappresentativa di tutte le altre in quanto legate da un elemento comune. Il sogno si presenta povero di elementi rappresentativi appunto perché ognuno di essi ne riassume molti altri. La condensazione non avviene né per omissione né per compendio: gli elementi del contenuto onirico vengono formati a partire da tutta la massa dei pensieri del sogno ed ogni elemento del contenuto manifesto è sovradeterminato, cioè rappresentativo di più contenuti del pensiero onirico. Si deve poi considerare che i pensieri del sogno portati alla luce, non esauriscono mai tutto il materiale da scoprire. Non si è mai certi, infatti, di aver interpretato fino in fondo un sogno. La quota di condensazione non è dunque determinabile.

Dopo aver dimostrato il fenomeno della condensazione, Freud individua un’altra condizione che presiede alla formazione del sogno. Gli elementi che si impongono nel contenuto onirico manifesto come componenti essenziali non svolgono affatto la stessa parte nei pensieri del sogno, oppure, inversamente, ciò che nei pensieri del sogno è fondamentale non viene essenzialmente rappresentato nel contenuto onirico manifesto. Il sogno è, per così dire, diversamente impostato, il suo contenuto è imperniato su altri elementi diversi dai pensieri onirici. Cosa avviene, dunque, nella trasformazione dei pensieri latenti in contenuto manifesto? Avviene uno spostamento di valore: elementi carichi di intenso investimento nei pensieri del sogno possono apparire, a livello manifesto, come contenuti di scarso interesse e, al loro posto, compaiono altri elementi che, nei pensieri del sogno, erano scarsamente investiti. Si può dedurre, quindi, che nel lavoro onirico si manifesti una forza psichica che da un lato spoglia della loro intensità gli elementi dotati di elevato valore psichico e, dall’altro, sovradetermina elementi di scarso valore psichico di altri valori che, in questo modo, possono avere accesso al livello manifesto del sogno. Elementi psichicamente significativi che, quindi, non possono essere rappresentati direttamente sul piano manifesto, accedono a tale piano attraverso un elemento del contenuto manifesto che, pur riferendosi ad un altro pensiero onirico, allude a quello psichicamente significativo. Nella formazione del sogno avviene, quindi, una traslazione delle intensità psichiche dei singoli elementi. Il processo dello spostamento onirico può essere considerato la parte fondamentale del lavoro onirico in quanto fa in modo che il contenuto manifesto non somigli più al nucleo di pensieri latenti del sogno, che sia deformato rispetto a quei pensieri e, quindi, all’inconscio desiderio onirico. A cosa è funzionale la deformazione onirica? Ad eludere la censura della difesa endopsichica che seleziona il materiale da lasciar passare nella dimensione conscia. Il lavoro onirico si serve dello spostamento affinché contenuti inconsci psichicamente significativi possano eludere la censura ed accedere nell’area conscia, sebbene in maniera “deformata”.

Ma l’analisi ha dimostrato che durante il lavoro onirico si mette in moto un altro processo: un cambiamento dell’espressione linguistica dei pensieri del sogno. Un’espressione astratta, incolore, del pensiero onirico viene scambiata con un’altra plastica e concreta in quanto per il sogno ciò che è plastico è rappresentabile: il pensiero del sogno viene trasformato in linguaggio figurato. Freud individuò in questo modo una terza condizione determinante per la formazione del sogno: la considerazione della rappresentabilità. Il lavoro onirico deve tener conto della rappresentabilità dei pensieri del sogno nel peculiare e prevalente linguaggio di cui si serve il sogno stesso: quello delle “immagini visive”. Si tratta di una sorta di “travasamento” delle idee del sogno in un’altra forma: le immagini oniriche. Per alludere ai suoi pensieri latenti, inoltre, il sogno si serve di una rappresentazione indiretta: il “simbolo”. Esso è una rappresentazione che sta al posto di un’altra ed ha un elemento comune con l’oggetto che vuole rappresentare e di cui fa le veci: in poche parole è il “segno” di quell’oggetto. Un certo numero di simboli è antico quanto la formazione della lingua, altri vengono formati ex novo ogni giorno.

Il quarto fattore nella formazione del sogno è costituito dalla elaborazione secondaria. Tale processo tende a far si che il sogno perda l’apparenza dell’assurdità e dell’incoerenza e si avvicini al modello di una esperienza comprensibile. In che rapporto sta l’elaborazione secondaria con gli altri tre fattori del lavoro onirico? Freud afferma la scarsa probabilità che gli altri tre fattori – la tendenza alla condensazione, la necessità di eludere la censura con lo spostamento e la considerazione della rappresentabilità con gli strumenti psichici del sogno – formino dapprima un contenuto onirico provvisorio e che poi questo venga riplasmato fino a soddisfare le esigenze di una seconda istanza. Si deve invece presupporre che le esigenze di questa seconda istanza costituiscano fin dall’inizio una delle condizioni che il sogno deve soddisfare e che questa condizione agisca contemporaneamente con le altre sul materiale dei pensieri del sogno. La funzione psichica che ha il compito dell’elaborazione secondaria si può identificare con il lavoro del pensiero vigile. Infatti il nostro pensiero vigile (preconscio) si comporta nei confronti di un qualsiasi materiale percettivo esattamente come l’anzidetta funzione nei confronti del contenuto onirico: fa ordine nel materiale percettivo, crea in esso delle relazioni, lo riduce ad una coerenza intellegibile. Dunque l’istanza psichica che si incarica della elaborazione secondaria è la stessa che è alla base del “pensiero normale”: essa sottopone il contenuto onirico ad una prima interpretazione e ne riduce, così, la totale ambiguità. Una regola di interpretazione del sogno è perciò di trascurarne l’apparente coerenza ed intelligibilità e riandare al materiale onirico.

Qual è, quindi, l’obiettivo del lavoro onirico? Tradurre, utilizzando prevalentemente un linguaggio simbolico, contenuti appartenenti a “realtà sottili”, e quindi non percepibili in modo immediato, in elementi che possano essere percepibili ed intelligibili perché di natura più “densa” e più simili strutturalmente ai nostri schemi interpretativi della realtà (immagini visive, suoni).

Quando parliamo di questa realtà più sottile, e cioè il contenuto latente del sogno, i pensieri del sogno, a cosa ci riferiamo precisamente? A quella dimensione interiore che definiamo ‘Inconscio’: questo è il motivo per cui Freud sostiene che i sogni sono la “via regia” di accesso all’inconscio.

Il termine inconscio, però, viene in genere utilizzato in modo riduttivo perché è riferito esclusivamente all’inconscio psicologico. L’inconscio, invece, si articola in varie dimensioni: la dimensione psicologica è quella di formazione più recente e quindi contiene tutte le altre.

Noi siamo innanzitutto una forma di vita sul pianeta terra: ciò determina la dimensione biologica del nostro inconscio. Tale dimensione è, infatti, regolata dalle stesse leggi che regolano tutte le altre forme di vita e definisce il nostro “biotipo”. La Nuova medicina di Hamer ci ha, infatti, evidenziato come i “conflitti biologici” continuino ad essere attivi in noi.

Tra tutte le forme di vita noi costituiamo gli “esseri umani”, esseri umani appartenenti ad una determinata “cultura”: questo aspetto determina la dimensione antropologica del nostro inconscio e definisce il nostro “antropotipo”. Le varie ricerche in ambito antropologico sottolineano l’esistenza  in noi di tratti distintivi delle origini della nostra specie

Oltre ad appartenere ad una determinata cultura, in quanto esseri umani facciamo parte di una specifica famiglia: tale appartenenza determina la dimensione genealogica del nostro inconscio definendo il nostro “genotipo”. L’Analisi Transgenerazionale ci dimostra che i conflitti irrisolti delle due linee familiari continuano a condizionare la nostra esistenza.

All’interno della dimensione familiare esistiamo come singoli individui con la nostra storia personale che determina la  dimensione individuale del nostro inconscio definendo il nostro “fenotipo”: questa dimensione dell’inconscio, quella psicologica, contiene ed integra tutte le altre.

I nostri primi programmi sono acquisiti con il patrimonio ereditario. Nei nostri geni, nel momento in cui veniamo concepiti, sono inseriti i programmi comportamentali che forniscono i comportamenti riflessi fondamentali cui diamo il nome di “istinti”, il programma biologico generale (comune a tutte le forme di vita animate e relativi alle “finalità evolutive dei foglietti embrionali” che ricalcano le più importanti fasi dello sviluppo filogenetico) e parte del programma biologico personale (formato nei nove mesi che precedono il concepimento e che determinano i nostri “obiettivi” e il nostro “progetto senso”), i programmi antropologici (relativi alle nostre memorie in quanto esseri umani e in quanto individui appartenenti ad una specifica cultura) e i programmi genealogici (riguardanti le memorie familiari). Durante i nove mesi di gestazione scarichiamo un’altra parte del nostro programma biologico personale (quello riferito ai nostri “conflitti psichici a specificità biologica”).

Al momento della nostra nascita abbiamo già accumulato, quindi, un nutrito numero di programmi.

La programmazione che più influirà sulla nostra vita è quella che formiamo a partire dalla nostra nascita fino al sesto anno di vita. In questo periodo il cervello del bambino registra tutte le esperienze sensoriali durante l’apprendimento dei complessi programmi motori necessari per parlare, camminare, correre e saltare. I sistemi sensoriali del bambino sono, al contempo, completamente attivi per scaricare enormi quantità di informazioni sul funzionamento del mondo che lo circonda e su ciò che è socialmente gradito, osservando una serie di modelli comportamentali attorno a lui.

Il fatto che in questo periodo la mente abbia straordinarie capacità di apprendimento è una condizione programmata dalla Natura.

Ciò emerge dallo studio delle onde cerebrali negli adulti e nei bambini.

L’attività elettrica neuronale degli adulti è correlata con vari stati di consapevolezza. I valori ottenuti dall’elettroencefalogramma di cervelli adulti mostra che il cervello umano opera su almeno cinque diversi livelli di frequenza, ciascuno dei quali è associato con un diverso stato cerebrale. Le vibrazioni elettroencefalografiche si spostano continuamente da uno stato all’altro, lungo l’intera gamma di frequenze, durante la normale elaborazione cerebrale dell’adulto.

Ma nel bambino la cosa è completamente diversa. Le frequenze cerebrali dei bambini in via di sviluppo esibiscono un comportamento differente.

Intanto nella tabella possiamo osservare la corrispondenza tra i vari tipi di attività cerebrale, la gamma di frequenze che corrisponde ad ogni tipo di attività e lo stato associato negli adulti.

Attività

Cerebrale

Gamma di frequenza

Stato associato negli adulti

Programmabilità dello stato

Delta

0,5 – 4 Hz

Sonno/Inconscio

Programmabile

Teta

4 – 8 Hz

Immaginazione

Sogno a occhi aperti

Programmabile

Alfa

8 – 12 Hz

Coscienza calma

Programmabile

Beta

12 – 35 Hz

Coscienza focalizzata

Non programmabile

Gamma

>35 Hz Periodo di massima prestazione

Non programmabile

L’attività cerebrale dominante nel corso dei primi due anni di vita del bambino è in Delta, la gamma di frequenze più bassa. Tra i due e i sei anni, invece, l’attività cerebrale del bambino opera prevalentemente in Teta. In questo stato i bambini trascorrono gran parte del loro tempo tra mondo immaginario e mondo reale. La coscienza calma, associata con lo stato Alfa diventa, invece, predominante verso i sei anni. Entro i dodici anni il cervello esprime tutta la gamma di frequenze.

Il fatto che il cervello del bambino non esprima la frequenza Alfa prima dei sei anni significa che il loro cervello sta operando al di sotto del livello di coscienza. Le frequenze cerebrali Delta e Teta definiscono uno stato cerebrale noto come trans ipnagogica, stato dove si possono scaricare innumerevoli programmi senza esserne coscienti. Le percezioni che il bambino ha del mondo vengono scaricate nel subconscio senza discriminazioni e senza filtri: le nostre credenze fondamentali sulla vita sono state assorbite senza che avessimo la possibilità di scegliere se accettarle o rifiutarle e, una volta programmate, a meno che non si fa qualcosa, influenzano il 95% del nostro comportamento per tutta la vita in quanto la mente subconscia, diligentemente, genererà dei comportamenti che provocheranno risposte coerenti con le credenze programmate.

Tale programmazione è talmente potente che può avere la prevalenza anche su quanto abbiamo ereditato come patrimonio genetico.

L’assenza di elaborazione consapevole e lo stato di trans ipnagogica indotto dalle frequenze Delta e Teta nei primi sei anni di vita, hanno una loro logica. I processi di pensiero associati con le funzioni della mente “autoconsapevole” non possono operare da uno stato di tabula rasa: l’elaborazione delle informazioni autoconsapevoli richiede un database operativo di percezioni apprese.

Per entrare in contatto con queste informazioni bisogna ricreare lo stesso stato di coscienza nel quale sono state registrate. La fase di sonno REM, che è quella in cui appaiono i sogni, è una fase in cui sono presenti onde delta e teta: ciò indica che l’individuo si trova in uno stato di coscienza simile a quello in cui i programmi sono stati scaricati, al di sotto del livello di consapevolezza. Questo è il motivo per cui, attraverso il sogno, possiamo accedere ai contenuti più reconditi del nostro inconscio.

È interessante, per concludere, fare una riflessione sul senso del sogno e del sonno che ne costituisce il presupposto. Perché ci addormentiamo? Per poter tornare alle nostre origini e rigenerarci. È un ritorno al momento della nostra nascita. Nei primi tre mesi di vita il bambino non percepisce alcun oggetto, né interno né esterno, percepisce solo sé stesso (fase autistica caratterizzata da assenza di oggetti). Dalla fine del terzo mese comincia a percepire frammenti di oggetti che vengono percepiti, però, come appartenenti al suo mondo interno (fase simbiotica caratterizzata dalla presenza di oggetti parziali interni). È soltanto dal nono mese che il bambino comincia a percepire oggetti interi appartenenti al mondo esterno (fase anaclitica caratterizzata dalla presenza di oggetti sia interni che esterni). Allo stesso modo quando ci addormentiamo entriamo nella fase NO-REM caratterizzata dall’assenza di oggetti sia interni che esterni. Poi subentra la fase REM, quella in cui compaiono i sogni, che ci porta in contatto con i nostri oggetti interni. Infine con il risveglio facciamo entrare nel nostro spazio psichico, oltre agli oggetti interni anche quelli esterni.

Categories: Articoli - Dr.ssa Maria Consiglia Santillo ,Psico-oncologia e Assistenza Socio-Sanitaria; Bio-Antropo-Psico-Somato-Genealogia; Psicologia del Profondo, Psicopatologia e Psicoterapia Psicoanalitica ,Psicologia Clinica


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