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di Roberta Ulivari

La Fisica Quantistica è la disciplina scientifica che oggi più rappresenta la possibilità di integrazione fra pensiero ‘occidentale’ e ‘orientale’ e che si pone come ponte fra queste due realtà, portando molti dei suoi studiosi nonché molti lettori alla comprensione e all’avvicinamento a quelle caratteristiche della via spirituale che tanto distante pareva fino a qualche decennio fa. Il termine Fisica deriva dalla parola greca physis, cioè la “natura essenziale”, la “costituzione reale” delle cose. Ed effettivamente proprio la Fisica Quantistica, che della fisica è l’evoluzione più recente, riporta oggi alle origini, secondo un processo a spirale di cui parla il noto fisico e saggista Fritjof Capra: “la scienza occidentale sta finalmente superando questa concezione [meccanicistica] e sta ritornando nuovamente alla concezione  dei Greci più antichi e delle filosofie orientali. Questa volta, tuttavia, essa non si basa soltanto sull’intuizione, ma anche su esperimenti di grande precisione e raffinatezza e su un formalismo matematico rigoroso e coerente”.

Scrive Capra Fritjof fisico austriaco nel 1975:

“Negli ultimi decenni, gli esperimenti di diffusione ad alta energia ci hanno rivelato nel modo più straordinario la natura dinamica e continuamente mutevole del mondo delle particelle; la materia si è dimostrata capace di trasformazione totale. Tutte le particelle possono essere trasformate in altre particelle, possono essere create dall’energia e possono scomparire in energia. E luce fu recita la prima frase di apertura della sacra Bibbia.

Una delle caratteristiche più particolari della meccanica quantistica è che secondo questa teoria il vuoto non sia realmente tale. Secondo la fisica moderna, infatti, in realtà questa condizione è piena di corpuscoli che appaiono e scompaiono molto velocemente, tanto da essere definiti “particelle virtuali”. Fino a oggi della loro esistenza si avevano solo prove indirette, derivanti dagli effetti che talvolta hanno su elettroni o atomi con i quali possono interagire. queste particelle sono molto più piccole degli elettroni e………… Grazie a un team di ricercatori della Chalmers University of Technology di Göteborg oggi invece abbiamo prove più dirette di questo “ribollire” di materia nel vuoto. In uno studio pubblicato su Nature, i fisici svedesi sono infatti riusciti a far uscire alcuni di questi fotoni dalla loro condizione di virtualità, facendoli diventare reali. Ovvero, trasformandoli in luce.

In questo contesto, concetti classici come ‘particella elementare’, ‘sostanza materiale’ o ‘oggetto isolato’ hanno perso il loro significato: l’intero universo appare come una rete dinamica di configurazioni di energia non separabili”.

Nel 2003, Giuliana Conforto, docente universitaria di fisica, commenta così un’immagine pubblicata nel suo testo Universo Organico:

Quella che chiamiamo realtà è l’insieme di immagini trasmesse dalla luce elettromagnetica (elettroforte), luce riflessa dalla materia luminosa, che è una piccola porzione di tutta la massa esistente oggi calcolata e rappresenta un solo livello di realtà: il livello visibile, non separato dalla massa oscura che compone la cospicua regione invisibile. L’astrofisica, con i satelliti, osserva gli effetti gravitazionali della massa oscura su quella luminosa e scopre le rispettive proporzioni: il 70% è radiazione oscura […]; lo 0,5% è materia luminosa visibile e solo lo 0,005% è luce elettromagnetica che crea la trappola, l’illusione che l’universo sia deserto e privo di vita”, laddove “questa luce è ‘il velo dell’illusione’ che nasconde la vera Luce (elettrodebole), il 70% del tutto e l’ingente materia ‘oscura’ che compone infiniti universi, vivi, intelligenti e consapevoli dell’unità organica”.

Capiamo ciò che a tutt’oggi si studia sui banchi di scuola……..

La fisica classica, galileiana, newtoniana e cartesiana, è quella che ci spiega il mondo come comunemente lo conosciamo nella nostra vita quotidiana e secondo la quale lo interpretiamo; e così in esso ci muoviamo perché tale ci appare. In queste finalità e nel darci tali spiegazioni e interpretazioni, la fisica classica si fonda su alcuni postulati; ne citerò due:

  • a) il soggettivo e l’oggettivo sono due realtà ben distinte tra loro, sono i due poli opposti, da un lato l’Io che osserva, il soggetto (la “res cogitans” di Cartesio) e, dall’altro, il mondo con le sue cose osservate, l’oggetto (la “res extensa”);
  • b) il mondo e le cose fisiche hanno dimensioni spaziali e temporale, non possono esistere senza di esse; Queste caratteristiche sono quelle che osserviamo nel mondo e secondo esse ci muoviamo nella vita quotidiana, sono esse che ci permettono di viverla.

Le nuove leggi della meccanica quantistica non negano quelle della fisica classica

A queste scale microscopiche la natura non si comporta in conformità alle leggi della fisica classica, che è stata sviluppata tra i secoli XVII e XIX e descrive i fenomeni che coinvolgono i familiari oggetti della vita quotidiana.

I pianeti continuano a muoversi secondo le orbite calcolate dalla meccanica newtoniana. La differenza tra i due paradigmi fisici è che la meccanica quantistica si applica nell’ambito atomico e molecolare, mentre le leggi newtoniane, si applicano a  livelli di organizzazione più macroscopici, come gli organismi, gli individui e le collettività di individui.

Nel 1893 eravamo in piena mentalità meccanicistica. il Direttore del Dipartimento dell’Università di Fisica di Harvard, disse ai suoi studenti che non c’era più bisogno di altri laureati in fisica, annunciando orgogliosamente che la scienza aveva decretato che l’Universo era una macchina materiale composta di singoli atomi fisici che obbedivano perfettamente alle leggi della meccanica newtoniana: quindi ai fisici non rimaneva altro che perfezionare le sue misurazioni.

Solo tre anni dopo la nozione che l’atomo – che letteralmente si traduce in “non Divido” -fosse la più piccola particella dell’Universo venne soppiantata dalla scoperta che lo stesso atomo è costituito di particelle subatomiche ancora più piccole. Persino più clamorosa  fu la scoperta che gli atomi emettono diverse energie come i raggi X e la radioattività. All’inizio del XX secolo si sviluppò una nuova generazione di fisici  la cui missione era lo studio dei rapporti tra l’energia e la struttura della materia. Nel decennio seguente i fisici abbandonarono la loro fede in un Universo fisico newtoniano, perché ormai avevano compreso che l’Universo non è fatto di materia sospesa nello spazio  vuoto, ma di energia.

I fisici quantistici scoprirono che gli atomi materiali sono formati di vortici di energia in costante vibrazione e rotazione, ogni atomo è come una trottola in rotazione che oscilla ed emette energia.

Tutti ricordiamo i modelli di atomo che usavamo a scuola, fatti di palline che ruotavano come il sistema solare. Bene, confrontiamo quell’immagine con la, struttura di atomo  scoperta dalla fisica quantistica . Non c’è nessun errore nella seconda slide, gli atomi sono fatti di energia invisibile, non di materia tangibile..

Quindi nel nostro mondo la sostanza materiale, la materia,  appare dal nulla. Certo è sconcertante, soprattutto se pensiamo che siamo ad esempio seduti su di una sedia ben tangibile. Ma se mettiamo a fuoco la sostanza materiale della nostra sedia con un microscopio atomico, vediamo che siamo seduti sul nulla. L’universo quantico è sicuramente sconcertante!

La materia può pertanto essere definita contemporaneamente un qualcosa di solido (particella) e un campo di forza immateriale (onda). Quando si studiano le proprietà fisiche degli atomi, come la massa ed il peso, gli atomi sembrano materiali e si comportano come se lo fossero; ma quando gli stessi atomi vengono descritti in termini di potenziale elettrico e di lunghezza d’onda, rivelano le caratteristiche e le proprietà dell’energia (onde). Il fatto che l’energia e la materia siano la stessa identica cosa, è esattamente quello che Einstein intendeva con la formula E=mc al quadrato. In parole chiare questa equazione dice che l’energia (E)è uguale alla materia (m=massa) moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c). Einstein aveva capito che non viviamo in un Universo fatto di oggetti materiali distinti e separati da uno spazio vuoto.  L’Universo è un tutto indivisibile e dinamico in cui l’energia e la materia sono così strettamente interconnessi che è impossibile considerarle entità separate, l’Universo è un insieme integrato di campi energetici interdipendenti in un reticolo di interazione.

La percezione riduzionista di un flusso lineare di informazioni è una caratteristica dell’Universo newtoniano.

Il flusso di informazioni in un Universo quantistico è di tipo olistico Ad esempio gli elementi di una cellula del nostro corpo  sono intrecciati in una complessa ragnatela  di canali comunicativi.

In un interessante studio di quarant’anni fa dell’Università di Oxford  il Prof. Mc Clare calcolò e mise a raffronto l’efficienza del trasferimento delle informazioni tra segnali energetici e segnali chimici nei sistemi biologici. Sappiamo che gli organismi viventi devono ricevere e decodificare i segnali ambientali per sopravvivere. Infatti la sopravvivenza è direttamente collegata alla velocità e all’efficienza nel trasferimento dei segnali. Lo studio stabilì che la velocità dei segnali elettromagnetici è di 300.000 km al secondo, mentre la velocità della trasmissione chimica è inferiore a un centimetro al secondo. Nelle molecole fisiche, le informazioni che possono essere trasportate sono direttamente collegate all’energia disponibile nella molecola stessa, rimane una piccola quantità di energia, poiché la gran parte viene consumata nell’accoppiamento termo chimico usato per il trasferimento dell’informazione. Pertanto la piccola quantità di energia che rimane, limita la quantità di informazioni che possono essere trasmesse come segnale. Ciò ci dice che i segnali energetici sono 100 volte più efficienti  dei segnali fisico chimici. Che tipo di segnalazione preferirà la vostra comunità cellulare, che conta miliardi di miliardi di cellule?….

Capiamo adesso come le scoperte della fisica hanno cambiato il concetto CHE AVEVAMO  DELLA NOSTRA Mente.

Fin dalla sua nascita, avvenuta nel XVII secolo, la Scienza moderna ha escluso il concetto di “mente” dal mondo oggettivo che intendeva studiare.

Dovendo spiegare tutto in termini rigorosamente materiali, nei secoli successivi la Scienza ha inevitabilmente considerato la mente come un aspetto secondario della natura, nato per caso sul nostro pianeta e confinato nel cervello dell’uomo e degli animali superiori. Perfino la psicologia, scienza nata nel XIX secolo con il proposito di indagare i fenomeni mentali, ha adottato questo atteggiamento, che è talmente radicato nella mentalità occidentale da sembrare ovvio e scontato.

– Ma le sorprendenti scoperte della fisica di questo secolo potrebbero sconvolgere questa vecchia concezione. E VEDIAMO PERCHE’

Gli scienziati si sono sempre meravigliati di come la struttura logica della mente, che prende la sua forma più concreta nei vari formalismi matematici e nelle teorie sviluppate negli ultimi secoli, rispecchi precisamente l’intelligenza evidenziata attraverso tutta la natura. Queste strutture logiche e matematiche, create dalla mente umana, sembrano adattarsi alla natura come un guanto. Il fisico Eugene Wigner, onorato come il “Padre dell’Era Atomica”, espresse la sua meraviglia davanti a quella che egli chiamò la “inspiegabile efficacia della matematica nelle scienze fisiche”.

Secondo Einstein, “l’eterno mistero dell’universo è la sua comprensibilità” da parte della mente.
Questo notevole parallelo tra l’intelligenza umana e l’intelligenza della natura è diventata ancora più notevole con l’avvento della teoria della Supercorda , in cui i fisici hanno spinto la frontiera dell’investigazione scientifica alle fondazioni ultime dell’universo fisico.
Per apprezzare pienamente la profonda corrispondenza strutturale tra l’intelligenza umana e l’intelligenza della natura, e la possibilità di ottenere conoscenza pratica e precisa della legge naturale attraverso l’esplorazione interiore della coscienza, è necessario un minimo di comprensione delle ultime scoperte della meccanica quantistica e delle conoscenze più aggiornate sulla mente.

La prima, efficace applicazione della meccanica quantistica ai livelli esterni dell’atomo ispirò ulteriori tentativi per applicare la meccanica quantistica stessa al mondo,  energetico, e che rientra nell’ambito della teoria della relatività, del nucleo atomico. Entra qui in gioco il concetto di osservatore cosciente, che ‘scegliendo’ crea inevitabilmente parte della realtà: cade il principio di oggettività, e osservatore e realtà osservata si fondono in una nuova relazione.

Il successo di tali sforzi dipese da una sintesi  della meccanica quantistica con la relatività speciale di Einstein. La risultante teoria relativistica e quantistica, nota come Teoria Quantistica dei Campi, si stabilì rapidamente come la struttura teorica di maggior successo nella storia della scienza. Essa fornì la possibilità di calcolare, con precisione praticamente illimitata, le proprietà ed il comportamento dei sistemi atomici e sub-atomici. Essa fornì anche la struttura matematica e concettuale necessaria per sondare scale temporali e spaziali ben al di là del nucleo atomico [cioè molto più piccole di quelle sondate fino a quel momento].

Armati con questa struttura teorica di successo, e con acceleratori di particelle sempre più potenti e sofisticati, gli scienziati dal 1950 si sono dedicati a sondare i segreti più profondi della natura.
Questa esplorazione sistematica verso l’interno ha rivelato strati progressivamente più unificati del funzionamento della natura, culminando nella recente scoperta delle teorie di campo completamente unificate. Queste teorie identificano un campo singolo ed universale di intelligenza della natura alla base di tutte le forme e i fenomeni dell’universo. La teoria della supercorda non solo fornisce la prima teoria quantistica consistente della gravitazione, ma incorpora nella sua struttura unificata l’intero universo di particelle e forze elementari.

Questa struttura potente ed elegante soddisfa tutti i requisiti per la “Teoria del Tutto” tanto sospirata dai fisici, ed il sogno di tutta la vita di Einstein di un campo unificato – una singola fondazione teorica unificata per tutte le leggi della natura. Dentro la struttura di questa teoria, le particelle e forze elementari che riempiono l’universo sono soltanto stati vibrazionali della supercorda. Infatti, l’intero universo, con tutte le sue diverse e multiformi proprietà (carica elettrica, spin, colore, sapore [dei quark], ecc.), non è altro che una sinfonia cosmica – l’insieme degli stati vibrazionali (fondamentali e toni armonici superiori) di un campo singolo, sottostante, universale, unificato di intelligenza della natura. Patanjali  filosofo del II sec. A.C. (è attribuita a lui l’opera Yoga Sutra) parla di Dio come del vero e proprio suono  cosmico dell’Aum che si ode in stato di meditazione, L’Aum è il verbo creatore , il suono del Motore Vibratorio .  L’Aum (Om) dei Veda divenne la parola sacra Amin dei musulmani, l’Hum dei tibetani e L’Amen dei cristiani ( il cui significato in ebraico è sicuro fedele). Nell’Apocalisse si legge” Così parla L’Amen, il testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio”

Al livello della fisica sub-atomica esistono solo campi di energia, che vibrano o si propagano per onde (come la luce): l’aspetto “solido” della materia è solo un risultato grossolano dovuto al gioco delle forze sub-atomiche, le quali derivano da un unico campo fondamentale che Einstein definì “campo unificato”. In pratica, l’universo che sembrava intrinsecamente materiale ha rivelato che la sua essenza fondamentale è pura energia immateriale.

“ La materia  è la cresta di un’onda del mare” è  una famosa    frase ermetica che trova una profonda sintonia con la fisica di oggi.

In fisica classica non vi sono limitazioni di principio alla misurazione delle caratteristiche di un sistema fisico: per esempio ad ogni istante possiamo misurare la posizione di un certo oggetto in movimento, la sua velocità, la sua energia, ecc.

Non è così nella meccanica quantistica: gli oggetti “quantistici” (atomi, elettroni, quanti di luce, ecc.) si trovano in certi “stati” indefiniti, descritti da certe entità matematiche (come la “funzione d’onda” di Schrödinger).

Soltanto all’atto della MISURAZIONE fisica lo “stato”, precedentemente “astratto” e indefinito, fornisce un valore reale; ma finché la misura non viene effettuata, l’oggetto quantistico rimane in uno stato che è “oggettivamente indefinito”, sebbene sia matematicamente definito: esso descrive solo una “potenzialità” dell’oggetto o del sistema fisico in esame, ovvero contiene l’informazione relativa ad una “rosa” di valori possibili, ciascuno con la sua PROBABILITA’ di divenire reale ed oggettivo all’atto della misura.

Inoltre la fisica quantistica, che descrive questi livelli fondamentali della realtà, presenta incredibili paradossi che coinvolgono l’osservatore cosciente: Chiunque non resti turbato dalla teoria quantistica molto probabilmente non l’ha capita. Niels Bohr.

È di uno studioso contemporaneo, scienziato, inventore e appassionato di fisica quantistica, Fabio Marchesi, l’espressione “particelle subatomiche capaci di fenomeni telepatici”, che vanno cioè oltre lo spazio-tempo: nel suo libro La fisica dell’Anima, ne parla proprio a partire dall’esplorazione del teorema di Bell e delle sue implicazioni, fino ad affermare che “nell’Universo vige un principio di non località, attraverso il quale i fenomeni avvengono come se ogni cosa fosse in diretto e istantaneo contatto con ogni altra, indipendentemente dallo spazio fisico che le separa”.

L’universo non si trova in uno stato puramente “oggettivo”, ed un sistema fisico può comportarsi in modi diversi a seconda della conoscenza che ne ha l’osservatore! Negli ultimi anni tale inaspettata natura della realtà fisica è stata confermata da vari esperimenti, ma l’argomento è rimasto pressoché sconosciuto all’opinione pubblica (e perfino a molti scienziati). Per fortuna alcuni semplici esperimenti condotti recentemente su dei fasci di luce laser ha reso più comprensibile questa tematica ( n° 235 Rivista Le Scienze, 1988; Le Scienze n.289, 1992).

– Molti scienziati non se ne rendono conto (o non vogliono farlo), ma tali scoperte (che riguardano fatti reali ed incontrovertibili ed hanno permesso concrete innovazioni tecnologiche risonanza magnetica e tac)  ci riportano verso una concezione immateriale e mentale dell’universo, simile alla visione di vari filosofi “idealisti” (da Platone a Schelling, da Berkeley a Fichte e ad Hegel), secondo cui la realtà naturale è solo una manifestazione di un principio mentale universale. La concezione della realtà che sembra delinearsi da queste scoperte, pur ritrovandosi in tutte le tradizioni del mondo, presenta straordinarie affinità con le concezioni della tradizione orientale, che ha perfino ricercato un riscontro scientifico delle sue teorie sulla mente.

 

Sviluppi recenti nella Scienza della Coscienza.

Per procedere ulteriormente con la nostra investigazione delle tecnologie della coscienza, ed col proposito di sperimentare direttamente i livelli più profondi e più vicini alla sorgente di ogni legge fisica, avremo bisogno di un riassunto altrettanto conciso ed aggiornato delle ultime conoscenze scientifiche sulla mente e sulla coscienza.
Sfortunatamente, nessuna teoria singola e completa della coscienza, paragonabile alla teoria del campo unificato della fisica, è stata mai disponibile nella storia. Infatti, gli psicologi si sono sempre sentiti male equipaggiati per speculare sulla coscienza nell’ambito della struttura puramente materialistica e nei modelli meccanicistici permessi dalla scienza del 19esimo secolo.
Fortunatamente un rapido progresso verso una teoria fondata della coscienza è stata resa possibile recentemente dall’avvento di nuove procedure empiriche e sperimentali che isolano le più semplici e più fondamentali strutture della coscienza. Nel passato la ricerca psicologica si è focalizzata largamente sullo studio della coscienza di veglia e delle sue numerose patologie.

Tuttavia la coscienza di veglia è una forma di consapevolezza altamente complessa che risulta da uno stato eccitato della fisiologia del cervello.  Come conseguenza, è stato difficile costruire una teoria semplice e coerente della coscienza basata sull’analisi dell’esperienza di veglia. Questa situazione sarebbe analoga in fisica al poter sviluppare la teoria quantistica attraverso un’analisi di macro-molecole complesse in un ambiente ad alta temperatura. La soluzione in fisica è sostituire la macromolecola complessa con l’atomo di idrogeno. [Hagelin intende dire che è stato possibile sviluppare la meccanica quantistica grazie alla semplicità dell’atomo di idrogeno, che possiede una serie di livelli energetici semplice da rivelare sperimentalmente e da esprimere matematicamente; una volta scoperta i principi base della meccanica quantistica nell’atomo di idrogeno e sviluppata la teoria completa, si sono potuti analizzare sistemi più complessi, fino al caso limite di una macro-molecola ad alta temperatura; ma sarebbe stato impossibile, partendo da tale macro-molecola, risalire alle leggi fondamentali della meccanica quantistica, a causa dell’estrema complessità del problema].
Analogamente in psicologia i passi avanti sono venuti investigando strutture più semplici e più fondamentali di consapevolezza. Le “nuove” metodologie sperimentali impiegate derivano in realtà dalla più antica scienza della coscienza – la tradizione Veda dell’India. Durante gli ultimi 40 anni, lo scienziato e studioso Vedico, Maharishi Mahesh Yogi, ha rivitalizzato questa antica scienza della coscienza insieme con i metodi pratici che costituiscono la sua base empirica.

 

 

Un Campo Unificato della Coscienza.

Mentre la coscienza di veglia rappresenta una forma complessa di consapevolezza corrispondente ad uno stato complesso del funzionamento neurofisiologico, il cervello è capace anche di assumere stati più semplici e più integrati di funzionamento, che soggettivamente corrispondono a stati più silenti e più unificati di consapevolezza. Secondo quanto risulta dall’esperienza diretta, e alla scienza Vedica della coscienza dalla quale deriva la meditazione, l’intelligenza umana, come l’intelligenza della natura, è strutturata gerarchicamente in strati – dal grossolano al sottile, dall’eccitato al non eccitato, e dal diversificato all’unificato.
Mentre noi generalmente siamo consapevoli solo dei livelli più attivi e superficiali della mente che sono coinvolti nel pensiero, nella percezione e nell’azione, l’esperienza rivela che ogni pensiero subisce una microgenesi “verticale” da una forma seme o meno eccitata o olistica fino ad una manifestazione più condensata e articolata concretamente, dove finalmente è disponibile alla consapevolezza conscia e partecipa nel processo dell’esperienza e dell’azione.
In altre parole, l’esperienza della meditazione rivela un vasto regno di livelli sottili della mente e del processo cognitivo che tipicamente resta al di fuori dell’esperienza conscia. Questi livelli più profondi della mente sono sperimentati come causalmente prioritari, intrinsecamente più dinamici, e progressivamente più astratti, completi ed unificati – parallelamente ai livelli più fondamentali di intelligenza riscontrati in natura.

Soggettivamente, questi stati unificati di consapevolezza emergono quando la mente sperimenta sistematicamente stadi più astratti e fondamentali nello sviluppo del pensiero. Pertanto, come la mente diviene meno e meno localizzata dai limiti specifici di un pensiero, la consapevolezza diventa corrispondentemente più espansa. Quando l’impulso più debole di un pensiero o di una sensazione viene “trasceso” in questo modo, la coscienza è lasciata da sola a sperimentare se stessa. In questo stato di pura coscienza, lo stato più semplice e meno eccitato della consapevolezza umana, la coscienza viene sperimentata come un campo puramente astratto ed illimitato.

Da un punto di vista strutturale, la coscienza ordinaria di veglia è caratterizzata dalla triplice struttura dell'”osservatore” (campo vivo della soggettività stessa), del “processo di osservazione” (il meccanismo del pensiero e della percezione), e l'”osservato” (il contenuto o oggetto dell’esperienza). Così, nella coscienza di veglia, c’è sempre un oggetto di percezione, che sia un oggetto grossolano dell’esperienza sensoriale, un pensiero, o semplicemente una sensazione astratta. Sebbene l'”oggetto di percezione” fornisca il contenuto sostanziale dell’esperienza di veglia, sia l’osservatore che il processo di osservazione sono necessariamente presenti anch’essi.

A livelli più profondi di consapevolezza, l’oggetto della percezione è sperimentato come più intimo al soggetto, ovvero la separazione tra l'”osservatore” e l'”osservato”, che è una caratteristica che definisce l’esperienza di veglia, diventa meno distinta. ESEMPIO STATO DI COSCIENZA NEL BAMBINO NEI PRIMI 3 MESI DI VITA .

Nello stato meno eccitato della coscienza, i tre componenti essenziali dell’esperienza di veglia – osservatore, processo di osservazione ed osservato – sono unificati in una struttura di pura coscienza auto-interagente. Questo stato di pura coscienza è chiamato samhita [letteralmente: coscienza unificata] nella scienza Vedica di Maharishi Mahesh Yogi.
Questo stato unificato di coscienza è caratterizzato dal sorgere di un insieme unico di cambiamenti fisiologici e neurofisiologici indicanti profonda integrazione e coerenza del funzionamento cerebrale. La ricerca fisiologica su questo stato iniziò con il lavoro di R.K.Wallace, che evidenziò dall’elettroencefalogramma (EEG), dalla resistenza elettrica cutanea e da altri indicatori metabolici che un quarto stato di coscienza [oltre i tre noti di veglia, sogno e sonno profondo] avrebbe potuto instaurarsi nel corso della pratica della meditazione. Numerosi studi successivi hanno confermato che il complesso integrato di cambiamenti fisiologici che avvenivano spontaneamente durante la pratica della meditazione è consistente con l’esistenza di un quarto stato basilare di coscienza. Il termine “basilare” è usato per indicare che questo stato di coscienza sembra essere universalmente accessibile e altrettanto naturale degli stati di coscienza di veglia, sogno e sonno profondo.
L’esistenza di uno stato di coscienza unificato sottostante e la disponibilità di procedure pratiche sistematiche per investigare questo stato, è stata annunciata da molti ricercatori come una nuova fondazione empirica per una teoria psicologica unificata e la base di una completa scienza della coscienza.
Inoltre, queste pratiche meditative largamente disponibili forniscono una base sistematica, riproducibile, scientifica per l’esplorazione dei livelli più profondi della mente e della coscienza, e pertanto permettono un paragone dettagliato della struttura della mente umana e le strutture più profonde dell’intelligenza evidenziate in natura.

L’importanza che tutte le culture del mondo attribuiscono al potere curativo della preghiera e dell’intenzione porta inequivocabilmente l’attenzione sulla componente non fisica e intangibile del processo di guarigione. L’odierna fisica quantistica ci propone un modello in cui la nostra coscienza attraverso due sue proprietà, l’attenzione e l’intenzione, è in grado di influire sulle particelle subatomiche cambiandone il contenuto informativo. Questo è il potere che tutti possiamo esercitare nell’interagire con la nostra fisiologia e patologia. Non è un caso che molte tecniche di meditazione o di visualizzazione se ne servono con successo.

Intelligenza Umana e Intelligenza della Natura: Corrispondenza dettagliata.

Come risulta chiaramente, questa corrispondenza è notevolissima. Come già notato, sia l’intelligenza umana che l’intelligenza della natura posseggono una struttura gerarchica. Entrambe hanno alla loro base un campo unificato di intelligenza. E, come in natura, i livelli più profondi della mente sono più potenti, olistici, completi ed unificati. Questa corrispondenza qualitativa ha resistito ad uno stretto esame scientifico.

[…] La conclusione più naturale che si può trarre da tale corrispondenza è che il campo unificato della pura coscienza auto-interagente ed il campo unificato della moderna fisica teorica sono uno e lo stesso. In altre parole, il livello più profondo dell’esperienza umana, la pura coscienza, costituisce l’esperienza diretta soggettiva del campo unificato che attualmente viene esplorato dalla fisica teorica moderna.

Tutti penso ricorderete le missioni l’Unari  delle navi spaziali Apollo.

Nell’osservare il bellissimo pianeta azzurro a cui stava facendo ritorno, Edgar Mitchell percepisce una profonda sensazione di unità con l’Universo e sviluppa la certezza interiore che lui stesso, il pianeta e il cosmo intero sono un sistema vivente armonico e globale. Edgar Mitchell Ingegnere e Astronauta americano ha vissuto questa esperienza al suo rientro dalla missione lunare Apollo 14 del 1971. Nel 1973 Edgar Mitchell fonda l’Istituto di Scienze Noetiche. L’Istituto, ad oggi, è una delle organizzazioni maggiormente all’avanguardia a livello internazionale nello studio del potenziale umano, impostato su base scientifica.

L’evidenza sperimentale più concreta per una descrizione più profonda della coscienza, basata sulla teoria dei campi, è l’Effetto di Super-radianza, o Effetto Maharishi, prodotto dalla pratica collettiva della Meditazione Trascendentale e del programma di MT-Siddhi. Questi sono dimostrazioni consistenti di effetti di campo estesi della coscienza che hanno retto alla prova di molte ripetizioni consecutive su una varietà di scale. Questi studi impiegano misure sociologiche standard, come la statistica dell’FBI sulla criminalità, per studiare l’influenza coerente su una popolazione circostante da parte di gruppi di esperti che praticano collettivamente queste tecniche.
Il comportamento fisico osservato di questi effetti sociologici sono fortemente indicativi di un effetto di campo.

Pertanto procedendo in questa ricerca con la cautela della Scienza occidentale, che accetta solo fatti certi e documentati, troviamo fin dal 1972 (Le Scienze n.45, 1972) un semplice sistema di Meditazione Trascendentale introdotto da Maharishi Mahesh Yogi (laureato in fisica), che ha dimostrato di produrre notevoli effetti benefici sulla psicologia e sulla fisiologia dei praticanti, come documentato ormai da centinaia di ricerche  scientifiche. Maharishi sostiene che con questa tecnica la mente può percepire i livelli più sottili della realtà fisica (fino al “campo unificato”) e può raggiungere uno stato “quantistico” che produce “coerenza” nelle onde cerebrali. Questo è il campo di studio delle Università Maharishi, come la M.U.M, con cui collaborano celebri scienziati.

– Un effetto straordinario, più volte verificato da vari Istituti di ricerca , è il cosiddetto Effetto Maharishi: in certe condizioni la coerenza generata da soggetti in meditazione si propaga nello spazio (il che è perfettamente accettabile nella nuova concezione), influenzando positivamente la popolazione circostante! Esso non provoca forzature della volontà ma solo un piccolo incremento dell’ordine mentale – che permette un funzionamento cerebrale più naturale e libero da stress – ed è rivelabile statisticamente dalle conseguenze sugli indici sociologici (minori incidenti e malattie, minore criminalità, miglioramenti economici, ecc.). La tecnica più efficace risultava proprio la TM di Maharishi, che pur essendo una tecnica piuttosto semplice, rimane ancora oggi poco conosciuta.

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“L’eliminazione dello stress e dell’ansia è dimostrata da una diminuzione significativa del lattato ematico.”
(Le Scienze, n.45, 1972, pag.73)

– Questi incredibili riscontri scientifici, che purtroppo sono ancora ignorati dalla stragrande maggioranza delle persone (e degli stessi scienziati), e che devono scontrarsi contro pregiudizi colossali e granitici, avvalorano al di là di ogni dubbio la nascente concezione fondata nuovamente sulla mente, o meglio, come preferiscono dire le Università Maharishi, sulla consapevolezza.

La “consapevolezza”: una proprietà del “campo unificato”

 

La nuova visione del mondo.

La Teoria della Relatività ristretta (Einstein, 1905), oltre ad unificare i concetti di spazio e di tempo, ha dimostrato che la materia è semplicemente una forma di energia. La meccanica quantistica o fisica quantistica (Planck, Bohr, Heisenberg, Schrödinger, Dirac ed altri, 1900-1928) ha poi evidenziato che a livello atomico tale forma di energia presenta una natura “vibratoria” o “ondulatoria”.

La nozione classica di “materia” è valida dal familiare livello degli oggetti visibili fino al livello molecolare ed atomico (stadio chimico), ma ai livelli sub-atomici decade. Normalmente si dice che all’interno degli atomi vi sono delle particelle in movimento (gli elettroni ed i nucleoni); in realtà tali presunte “particelle” consistono di campi oscillanti, ovvero di strutture immateriali recanti “informazione”: a questi livelli la realtà naturale rivela la sua intrinseca struttura razionale.

 

 

La coscienza come proprietà del campo unificato

Come abbiamo visto, l’attività mentale è un fenomeno quantistico. Bene: procediamo. Le attuali teorie fisiche dei campi includono la proprietà fisica dell’autoriferimento . Grazie ad essa il campo unificato può “percepire se stesso”, ovvero le varie entità fisiche possono interagire (per esempio un elettrone che interagisce con un altro elettrone è semplicemente una perturbazione del campo unificato che “si accorge” della presenza di una perturbazione analoga).

L’autoriferimento può essere interpretato come il primo stadio elementare di “consapevolezza”, e si può ipotizzare che il cervello umano sia strutturato in modo da “amplificare” questa proprietà.

La “consapevolezza” non sarebbe il prodotto precario e quasi accidentale di un meccanismo biologico complesso (sistema nervoso e cervello), ma sarebbe una proprietà fisica fondamentale ed universale (presente a livello latente e primordiale nel “campo unificato”).

Il cervello avrebbe invece la funzione di “evidenziare” ed “elaborare” questa straordinaria proprietà, così come un laser evidenzia alcune proprietà latenti della luce che normalmente non vengono rivelate.

Le onde cerebrali sarebbero pertanto un raro esempio di effetto quantistico che si manifesta alle scale dei fenomeni ordinari invece che a livello sub-atomico. Esse costituirebbero il residuo macroscopico di una funzione d’onda, ovvero una autentica macro-funzione d’onda (le funzioni d’onda sono le entità basilari della meccanica quantistica, che indicano la distribuzione spazio-temporale dei campi quantistici, e normalmente a scale superiori a quella atomica non sono più rivelabili ma appaiono condensate o come “materia” o come “forze”).

In fisica sono noti alcuni fenomeni straordinari che manifestano proprietà quantistiche a livello visibile. Per esempio nei “superconduttori” o nei “superfluidi” la resistenza elettrica e la viscosità risultano uguali a zero, per cui non vi è alcuna dissipazione di energia (l’entropia non aumenta). Un superfluido messo in movimento (per esempio scuotendolo) non si fermerà più. (l’Elio a -275°)

In realtà anche la propagazione della luce è un fenomeno quantistico, descritto da una funzione d’onda di natura elettromagnetica (non a caso per l’esperienza comune la luce risulta un esempio evidente di energia “intangibile”, benché certamente fisica e reale).

Tuttavia la luce ordinaria non evidenzia interamente le proprietà quantistiche, poiché essa è luce “incoerente”: le oscillazioni della sua funzione d’onda sono “sfasate”, cioè disordinate, e tendono in massima parte ad auto-annullarsi. Il laser invece è una sorgente di luce “coerente”, le cui oscillazioni risultano “in fase” e permettono di rivelare le eccezionali proprietà dei campi elettromagnetici oscillanti (potenza, precisione, stabilità, eccetera).

La possibile analogia con il cervello umano è evidente: se si potessero rendere “coerenti” le onde cerebrali si potrebbero rivelare, nel funzionamento della mente, aspetti superiori del tutto naturali ma normalmente inespressi.

 

 

Effetto di campo della coscienza: l’Effetto Maharishi

Qualcuno potrebbe dubitare del fatto che la coerenza cerebrale osservata sia veramente prodotta dal campo unificato e potrebbe supporre che essa sia causata invece da “banali” fenomeni psico-fisiologici, secondari rispetto alla fisica fondamentale.

Ebbene, sono possibili varie risposte a tale obiezione. Anzitutto le analogie riscontrate con i fenomeni quantistici sono notevoli, per cui è lecito supporre che le tecniche in questione inducano realmente un macro-stato quantistico nel cervello dei praticanti: costoro riferiscono di provare a livello soggettivo le “qualità” di universalità, ordine perfetto, assenza di contenuti, illimitatezza ed invarianza nel tempo che oggettivamente si attribuiscono al “vuoto quantistico”. Così come ogni campo o particella in natura è uno stato eccitato del vuoto quantistico, analogamente ogni pensiero nel campo di coscienza di ogni individuo può essere considerato come un’eccitazione dello stato di “pura coscienza”, cioè di quello stato assoluto sperimentato durante le tecniche di meditazione. Tutto ciò è rimasto lungamente estraneo alla neuro-fisiologia poiché questa generalmente studia i convenzionali stati di coscienza, contraddistinti da un alto disordine: per analogia, le semplici leggi dell’emissione elettromagnetica da parte di un atomo di idrogeno non potrebbero essere mai ricavate studiando l’emissione luminosa di un sistema di molecole complesse ad alta temperatura.

Vi è infine una prova definitiva a favore dell’audace ipotesi in esame: se il campo unificato è realmente responsabile di questi fenomeni, si dovrebbe assistere ad un altro fenomeno straordinario: un “Effetto di campo della coscienza”, ovvero una propagazione della coerenza nell’ambiente circostante. In pratica l’aumento di coerenza dovrebbe estendersi ad altre persone, rendendo più naturale ed ordinato il funzionamento della loro mente. Se ciò avvenisse, decadrebbe ogni possibile obiezione sull’ipotesi proposta, poiché un fenomeno del genere sarebbe del tutto inspiegabile nei tradizionali termini neuro-fisiologici.

Il fenomeno in questione, detto “Effetto Maharishi”, è già stato osservato e verificato più volte  (naturalmente si tratta solo di un effetto fisico, ovvero di un’induzione di coerenza che prescinde dai contenuti del pensiero e non produce “forzature” sulla volontà altrui). Molte persone si chiedono se un’influenza di questo tipo sia veramente possibile, ed anche per molti scienziati si tratta di un argomento “tabù”. Infatti, a causa dei nostri pregiudizi, esitiamo ad ammettere che anche la mente deve essere soggetta alle leggi naturali; ma questa è una verità che occorre riconoscere, se non si vuole ricadere nella metafisica.

In realtà nell’Effetto Maharishi non avviene nulla di più strano di quanto avviene in una normale calamita, che crea un campo magnetico al suo esterno in virtù del suo ordine microscopico interno (ma in realtà l’Effetto Maharishi è paragonabile a ben più raffinati effetti quantistici).

Noi viviamo costantemente immersi in un “calderone” di campi fisici, come il campo gravitazionale, il campo magnetico terrestre, i campi elettromagnetici prodotti dalle varie emittenti radio-televisive o dai telefonini cellulari. La fisica moderna ha dimostrato che perfino la materia è una condensazione di campi quantistici. Perché mai una struttura fisica come il sistema nervoso dovrebbe rimanere estranea alle normali interazioni tra i diversi campi naturali? Negare questa possibilità significa assumere un atteggiamento chiuso, dogmatico e, in sostanza, antiscientifico.

L’Effetto Maharishi non “trasmette” propriamente delle influenze, ma piuttosto “elimina” le influenze negative sulle onde cerebrali (disordine prodotto da stress o altro), permettendo così il ripristino del funzionamento naturale della mente, ovvero di un’alta coerenza cerebrale (qualità intrinseca originaria del campo di coscienza). Risolve le turbolenze mentali e fisiche in modo da ottenere una perfetta unità coscienziale la quale va oltre i limiti del pensiero, quindi di là dalle categorie del tempo-spazio.

Il campo fisico responsabile dell’Effetto Maharishi sarebbe il campo unificato stesso, non sotto un aspetto particolare (campo elettromagnetico o altro), ma nel suo aspetto fondamentale (Hagelin, 1986). Infatti l’Effetto Maharishi creerebbe piccole sollecitazioni nella struttura stessa dello spazio-tempo , che normalmente è descritta dalla teoria della relatività generale (Einstein, 1916).

 

Le verifiche dell’Effetto Maharishi .

Alla fine del 1983 fu creato per la prima volta un Effetto Maharishi”Globale”, cioè di portata mondiale, grazie ad un’assemblea di 7000 “esperti” che per 3 settimane praticarono in gruppo il programma di MT-Siddhi (7000 era circa la radice quadrata dell’1% dell’intera popolazione mondiale). I risultati furono analoghi a quelli ottenuti in precedenza a livello locale, ma risultarono estesi a tutto il mondo. Si ebbe anche un forte rialzo simultaneo di tutti i mercati azionari (evento insolito), a testimonianza della vitalità diffusa dall’effetto

I numerosi esperimenti condotti in seguito, sia a livello locale che mondiale, hanno regolarmente fatto registrare risultati sociologici positivi. L’Effetto Maharishi ha perfino prodotto forti attenuazioni della conflittualità in regioni afflitte da guerre .

Ovviamente i risultati sono stati analizzati con i sofisticati metodi statistici normalmente utilizzati negli studi sociologici ed in varie scienze (fisica compresa). Sull’Effetto Maharishi sono stati pubblicati vari articoli su riviste accademiche di sociologia e scienze politiche , che si uniscono ai numerosi articoli pubblicati da riviste di medicina e psicologia sulla Maharishi University.

Per essere compresa, la questione va collocata nella moderna concezione della fisica, basata sulla dinamicità dei campi fisici elementari, dei quali la materia è solo un sottoprodotto che si manifesta come una struttura stabile dotata delle ben note proprietà meccaniche.

La perplessità di alcuni biologi, medici o psicologi in merito a questi argomenti d’avanguardia si può spiegare con la loro scarsa familiarità con la visione fornita dalla fisica contemporanea. A loro volta alcuni fisici possono rimanere perplessi poiché non sono abituati a considerare la consapevolezza” come un tema di loro pertinenza.

Non si tratta necessariamente di un ritorno all’antico antropocentrismo(essere umano è considerato il proprietario e conquistatore della natura). Si tratta semplicemente di riscoprire l’importanza dell’esistenza della consapevolezza nell’universo e (poiché il campo unificato va inteso come un principio psico-fisico e non solo fisico) di considerarla come fenomeno fondamentale e forse come scopo dell’universo stesso (concezione finalistica).

Fatto sta che la verità evidenziata dagli esperimenti conduce inevitabilmente verso la sorprendente concezione di un “universo mentale”.

Alcuni decenni fa James Jeans (celebre fisico ed astronomo) disse: “L’universo comincia a sembrare più simile ad un grande pensiero che non a una grande macchina”. Le scoperte degli ultimi decenni confermano tale intuizione, e oggi possiamo dire che l’universo è una “grande mente” o quantomeno una struttura “software”. Tutti questi paradossi quantistici evidenziano che la “consapevolezza” gioca un ruolo fondamentale ai livelli fondamentali della realtà.Horgan sostiene che questi esperimenti si accordano con la concezione di George Berkeley, filosofo del secolo XVIII, secondo il quale “esse est percipi” (esistere significa essere percepito): si tratta di una concezione immateriale dell’universo, che in filosofia viene detta “empirismo idealistico”.

Ed infatti il nuovo messaggio lanciato dalla meccanica quantistica rappresenta la fine del “realismo” oggettivo e materialistico a favore di una concezione “idealistica”, in cui gli oggetti esistono in uno stato “astratto” e “ideale” che rimane teorico finché la percezione di un soggetto conoscente non lo rende reale.

Ovviamente non si tratta di un idealismo totalmente soggettivo, come nella filosofia di Fichte, ma di un idealismo in cui l’oggettivo è subordinato al soggettivo, o comunque “intrecciato” con esso, come nella filosofia di Schelling o nella filosofia indiana: pertanto non è strettamente necessario un “soggetto umano” che abbia tale percezione (come vorrebbe Fichte!), poiché in generale la “percezione” sarebbe una proprietà latente nelle leggi fisiche fondamentali: quella stessa proprietà che, valorizzata ed amplificata dagli organismi biologici, crea in essi la “consapevolezza” e la “mente”. Cioè,  barlumi di “consapevolezza”, ad uno stadio primordiale di “percezione”, sarebbe presente nel “campo unificato” studiato dalla fisica teorica contemporanea.

Uno dei primi filosofi greci, ERACLITO, aveva detto: “Il mondo e’ come un fuoco, la vita si trasforma continuamente come la fiamma di una candela che sembra sempre la stessa ma in realtà è’ frutto della combustione di sostanze sempre diverse. ”PANTA REI = tutto scorre “La realtà è come un fiume in cui non posso immergermi due volte nella stessa acqua”.
Uno stesso concetto con le stesse parole appare nello stesso tempo in due punti lontanissimi del mondo, in Grecia, a opera di un filosofo che viveva come un eremita su una montagna, e in Cina, per bocca di LAO TZU, una delle maggiori figure della filosofia cinese, fondatore del Taoismo.

In Oriente l’universo  viene considerato una grande Intelligenza che si organizza secondo movimenti armonici e simmetrici, un grande campo che contiene campi più piccoli, sistemi organizzati in movimento, ognuno in se’ coerente. Tutto partecipa del Tutto.

Categories: Sistemi Filosofici e Fisica Quantistica


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