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La psicoanalisi, in fase iniziale, definiva “perversa” l’attività sessuale focalizzata esclusivamente su regioni del corpo non genitali, che soppianta l’abituale pratica di rapporti genitali con un partner dell’altro sesso invece di coesistere con essa, e che viene vissuta come compulsiva.

In seguito tale visione ha subito dei cambiamenti, considerando sane una serie di pratiche sessuali quali i rapporti oro-genitali, la penetrazione anale o l’omosessualità.

Molti autori in ambito psicoanalitico sottolineano che in ciascun individuo esiste un nucleo latente perverso da cui originano fantasie sessuali perverse: queste ultime, però, non creano disagi in quanto non sono esperite come compulsive e sono al servizio della costituzione di una relazione intima gratificante.

Il DSM ha sostituito il termine “perversioni” con “parafilie” e ha suggerito la restrizione del termine alle situazioni nelle quali vengono utilizzati oggetti non umani, in cui vengono inflitti a sé o al proprio partner effettivo dolore o umiliazione e vengono utilizzati bambini o adulti non consenzienti.

Le perversioni possono essere considerate fissazioni o regressioni a forme di sessualità infantile che persistono nella vita adulta. Possiamo parlare di un atto perverso quando si instaura una procedura fissata e ritualizzata che costituisce l’unica strada per raggiungere l’orgasmo genitale.

Il fattore decisivo che impedisce il raggiungimento dell’orgasmo attraverso il rapporto genitale è costituito dall’angoscia di castrazione fallica. La funzione delle perversioni è, pertanto, la negazione della castrazione attraverso la negazione dell’esistenza dei genitali femminili: questo è il motivo per cui le parafilie riguardano soprattutto le persone di sesso maschile.

Le origini di tale disturbo si collocano nella fissazione a dinamiche specifiche di una fase dello sviluppo sessuale, quella “fallico/uretrale”, e di conseguenza troviamo una maggiore concentrazione di perversioni sessuali nella struttura di personalità che nasce dalla fissazione a questa fase: quella “perversa”. Anche se non è riconosciuta l’esistenza di una vera e propria struttura di personalità “perversa”, nella mia esperienza clinica ho avuto modo di osservare la presenza di contenuti ben precisi non riconoscibili nelle tre strutture di personalità classiche  e che definiscono, pertanto, una nuova struttura di personalità: quella “perversa”..

Fasi dello sviluppo sessuale e strutture di personalità

Osserviamo brevemente cosa succede nelle varie fasi dello sviluppo psico-sessuale.

Nel periodo pre-edipico si osserva una prima fase in cui la libido è sotto il primato della zona orale: l’investimento è di tipo narcisistico e la relazione oggettuale di tipo simbiotico. La fissazione a questa fase struttura una personalità organizzata su un piano psicotico.

Poi subentra una fase in cui la libido è sotto il primato della zona anale: l’investimento è sempre di tipo narcisistico, il tipo di relazione oggettuale è duale e fondato sull’idealizzazione/svalutazione. La fissazione a questa fase struttura una personalità organizzata su un piano borderline.

Infine si attraversa una fase in cui la libido è sotto il primato del pene/fallo: l’investimento è ancora di tipo narcisistico e il tipo di relazione oggettuale è duale e fondata sull’affermazione del proprio potere. In quest’ultima fase, che in parte si sovrappone a quella edipica, l’interpretazione della realtà esterna avviene attraverso un metro fallico: ciò provoca un “complesso di castrazione” nella bambina (che interpreta l’assenza del pene nel senso di una “castrazione subita” dalla madre) che costituirà per la stessa il varco di accesso alla fase edipica, e una “angoscia di castrazione” nel bambino (constatato il fatto che esistono persone senza pene, egli pensa che siano state “castrate” e questo evoca l’angoscia che possa succedere anche a lui) che favorirà in quest’ultimo il superamento dell’edipo. La fissazione a questa fase struttura, appunto, una personalità organizzata su un piano perverso

Quello di Edipo è un conflitto sessualmente specificato, che si presenta appunto nella fase seguente, quella edipica, inscritto in una problematica a tre (padre, madre, bambino/a), che da inizio alla genitalizzazione della libido. È un complesso di desideri, di natura tanto amorosa quanto ostile, che il bambino prova nei confronti delle figure genitoriali: l’investimento è , in questo caso, di tipo oggettuale, il tipo di relazione oggettuale è triadica e fondato sull’indipendenza. La fissazione a questa fase struttura una personalità organizzata su un piano nevrotico.

Struttura di personalità Perversa

Esaminiamo ora le caratteristiche della struttura di personalità “perversa”. Come abbiamo già sottolineato, tale struttura di personalità ha origine nella fissazione alla fase fallico/uretrale dello sviluppo psico-sessuale. Esaminiamone meglio gli elementi psico-dinamici approfondendo quanto già accennato precedentemente. Tale fase si colloca tra la fine del terzo e l’inizio del quarto anno di vita e in parte si sovrappone alla fase edipica. Essa da inizio ad una certa forma di unificazione delle pulsioni parziali sotto il primato degli organi genitali: non si tratta, però, ancora di un vera genitalizzazione della libido. Il bambino, infatti, in questa fase, non è ancora cosciente della presenza di una differenziazione sessuale: al contrario soltanto il pene ha valore in quanto esistente, sia per il bambino che lo possiede che per la bambina che non lo possiede. E’ possibile, anzi, affermare, come già sottolineato, che è presente un “diniego” della differenza dei sessi che si realizza attraverso una “negazione” dell’esistenza dei genitali femminili.  In questa fase il pene non è ancora percepito come un organo genitale ma come un organo di “completezza” e “potenza”. La funzione erotizzata e conflittualizzata è quella urinaria (sia piacere di urinare che piacere di ritenere).

Il conflitto evolutivo è, ovviamente, di tipo “fallico” e la natura di tale fase è “narcisistica” e “pre-genitale”.

L’angoscia che caratterizza la struttura di personalità “perversa” è quella di “castrazione fallica”: si tratta di un tipo di angoscia “pre-genitale” e “narcisistica” fondata sulla valutazione del pene come “fallo” cioè come un segno di completezza e potenza. L’angoscia è riferita ad una “ferita narcisistica” che si esprime in un sentimento di incompletezza e impotenza.

Siamo in presenza di una Relazione Oggettuale di natura “diadica” e di tipo “fallico”. Ciò significa che l’oggetto non è percepito in relazione con “altri” ed esiste soltanto in funzione del bisogno di affermazione della propria potenza: il rapporto con la realtà è, infatti, caratterizzato dalla presenza di un metro fallico. Si evidenzia, inoltre, l’Assenza di Costanza dell’Oggetto: non vi è, cioè, percezione della continuità di esistenza dell’oggetto nelle fasi di assenza.

Le personalità strutturate in senso perverso presentano “identità non integrata” e “discontinuità temporale del Sé” che non induce, però, dubbi rispetto al fatto di esistere. I pazienti perversi sono, rispetto a questa dimensione, simili ai borderline. E’ probabile che abbiano un’esperienza di sé caratterizzata da incoerenza e discontinuità. Alla richiesta di descrivere la propria personalità reagiscono con grande imbarazzo come gli psicotici. Allo stesso modo, alla richiesta di descrivere le persone importanti della loro vita, i pazienti perversi non sanno fornire descrizioni tridimensionali ed evocative di esseri umani riconoscibili: spesso fanno descrizioni globali e minimizzanti. A differenza dei pazienti psicotici, però, le loro risposte non suonano mai letterali ed evasive al punto da essere bizzarre. Il rapporto del paziente perverso con la propria identità differisce da quello degli psicotici, nonostante la comune mancanza di integrazione. Nel senso di incoerenza e discontinuità di cui soffre il perverso, così come il borderline, non si trova lo stesso livello di terrore esistenziale dello psicotico. I pazienti perversi possono avere una confusione dell’identità ma sanno di esistere. Esiste in entrambi, comunque, un difetto di base nel senso del Sé.

Nelle personalità organizzate ad un livello perverso, si registra la presenza di un “esame di realtà congruo” ma è disturbato il “rapporto con la realtà”. A questo livello, quindi, esiste la capacità di valutare la realtà: è inalterata, infatti, la possibilità di discriminare ciò che è convenzionale o reale, nonostante la sintomatologia presente.

La psicopatologia è egosintonica, nel senso che non sono percepiti come “strani” i vissuti e i sintomi legati alla patologia.

La preoccupazione centrale delle personalità perverse, come già sottolineato, è quella della “completezza” e “potenza”. A questo livello sono stati risolti i problemi relativi al senso di sicurezza (fiducia) e di competenza (autonomia), ma sono centrali i problemi relativi alla propria “completezza” e “potenza”. Si evidenzia, inoltre, un senso del Sé “invidioso”.

            Il livello di sviluppo e forza dell’Io è “carente”. Le persone con organizzazione perversa di personalità, sebbene siano interiormente meno “disperate” e “disorganizzate” degli psicotici, usano difese molto primitive, preverbali e prerazionali: se, però, viene messo in rilievo la modalità primitiva delle difese, così come i  borderline, mostreranno almeno una temporanea rispondenza a differenza dello psicotico che diventerà più agitato.

Siamo, conseguentemente, di fronte ad un “Io osservante” discontinuo e poco efficace in quanto è “disturbato” il rapporto con la realtà e, quindi, la capacità di osservazione con conseguenti “distorsioni”.

Perversioni sessuali

Consideriamo ora, sinteticamente, le singole parafilie cercando di riconoscere gli elementi psicodinamici caratteristici della struttura di personalità perversa. È importante, però, ricordare che le parafilie possono essere riscontrate in tutte le strutture di personalità: si troverà, ovviamente, una maggiore condensazione di parafilie nelle strutture di personalità perverse.

L’esibizionista, mostrando i propri genitali, intende rassicurarsi sul fatto di non essere stato castrato. Le reazioni provocate dall’esibizione dei genitali aiuta l’esibizionista a padroneggiare l’angoscia di castrazione dandogli la sensazione di esercitare potere sul sesso opposto.

Il voyeurista, che rappresenta l’altra faccia dell’esibizionista, attraverso la violazione del privato di uno sconosciuto realizza una sorta di trionfo aggressivo ma segreto sull’altro. Tale bisogno nasce dalla fissazione alla scena primaria infantile.

Quelli che esprimono in maniera diretta ed esplicita il bisogno di negare l’angoscia di castrazione attraverso il dominio e la violenza sull’altro sono i sadici, ma anche l’altra faccia del sadico, il masochista, esprime lo stesso bisogno in modo difensivo: qualsiasi esperienza umiliante o dolorosa è meglio della castrazione e dell’angoscia che essa evoca.

Anche nel feticismo osserviamo la medesima motivazione di base. Freud sottolinea che l’oggetto scelto come feticcio rappresenta il pene femminile: questo spostamento aiuta il feticista a controllare l’angoscia di castrazione. Per il feticismo giocano un ruolo importante anche fattori di natura pre-genitale: la traumatica non disponibilità della figura materna durante la primissima infanzia ha fatto si che il bambino rendesse feticcio un oggetto che serviva come sostituto della figura materna, sé non disponibile. In contrasto con i sentimenti di impotenza di fronte alla figura materna, il feticista può esercitare un controllo completo sulla versione non umana dell’oggetto sé: il feticcio.

La pedofilia presenta la stessa motivazione: il soggetto pedofilo, percependosi impotente e debole, sceglie il bambino come oggetto sessuale in quanto crea meno resistenze ed ansie di un partner adulto. Il potere ed il controllo completo che il pedofilo può esercitare sul bambino attenua la sua angoscia di castrazione.

Il travestitismo infine, ha la funzione di evocare l’immagine di una madre fallica e quindi attenuare l’angoscia di castrazione che la presenza dei genitali femminili evoca.

Tutte le perversioni sessuali, quindi, affondano le loro radici in contenuti infantili a cui il soggetto è rimasto fissato: in questa prospettiva si può leggere nella giusta accezione la osizione di Freud che definisce il bambino un “perverso polimorfo”.

Categories: Articoli - Dr.ssa Maria Consiglia Santillo ,Psico-oncologia e Assistenza Socio-Sanitaria; Bio-Antropo-Psico-Somato-Genealogia; Psicologia del Profondo, Psicopatologia e Psicoterapia Psicoanalitica ,Psicologia Clinica


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