“La Bellezza Salverà il Mondo”

la Scienza incontra l’Arte

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Il Centro Studi Psyché incontra Margherita Scibilia

L’artista dell’Evoluzione

Maria Consiglia Santillo

Il titolo dell’ultima mostra di Margherita Scibilia, “evoluzione naturale”, è indicativo della dimensione verso cui intende proiettarsi l’artista che, in effetti, è la medesima prospettiva verso cui tende l’arte in tutte le sue forme. Sappiamo che l’arte ha sempre svolto un ruolo fondamentale nel tracciare un cammino evolutivo fornendo informazioni, più o meno criptate e consapevolizzate, sulle verità fondamentali relative all’Uomo e all’Universo e sulle Leggi che li governano.

Vi è un momento significativo nella definizione del percorso dell’artista: quello del passaggio dall’arte classica, figurativa, appresa lungo il suo iter formativo, all’ “espressionismo astratto”.

L’espressionismo, se analizzato nella giusta prospettiva, esprime l’essenza di quanto la fisica quantistica e post-quantistica ha affermato. Mentre nell’ambito della tradizione impressionista la realtà comunicava delle impressioni agli artisti che venivano poi espresse su tela, con l’esordio delle avanguardie all’inizio del 900 la situazione si ribalta: non è più la realtà che impressiona la sensibilità dell’artista ma è la sensibilità dell’artista che legge, a volta deformandola, la realtà sulla base della sua visione interiore conferendole un’impronta estremamente particolare ed individuale. L’espressionismo può essere considerato, quindi, una proiezione dello stato interiore dell’artista sul mondo esterno: l’atto di osservare la realtà la modifica, anzi la crea, sulla base della visione dell’artista.

È evidente, infatti, che al centro del lavoro di Margherita Scibilia si colloca la sua individualità ed interiorità: l’artista mette in gioco la propria dimensione esistenziale nel suo risvolto tanto psicologico quanto spirituale imprimendola sulla tela. La caratteristica saliente dell’espressionismo, infatti, consiste nel fatto che l’atto stesso del dipingere costituisce l’arte: il quadro diviene il luogo di esistenza dell’artista e dell’arte, spazio in cui l’artista può convogliare le sue emozioni. In questa prospettiva, l’opera dà vita alla dimensione interna dell’artista che si materializza con forza. Il linguaggio comunicativo utilizzato, infatti, si basa su una tecnica molto materica e su pennellate violente.

L’artista, quindi, esiste in quanto “essere agente” e il quadro non è altro che una conferma esterna dell’esistenza dell’artista. L’espressionismo astratto, non essendo più vincolato ad alcuna forma della realtà concreta, favorisce questo tipo di processo. A tal proposito è fondamentale ricordare che astratta è anche la natura della matematica, il linguaggio utilizzato per creare l’Universo. Se osserviamo, infatti, le opere dell’artista possiamo intravvedere l’esistenza di un linguaggio matematico: prevale l’uso di linee rette e curve e di spirali.

I temi trattati esprimono stati contrastanti che vanno dalle maschere, che esprimono ciò che deve essere mostrato, al movimento che rappresenta invece ciò che vorrebbe esprimersi; dall’acqua, elemento contenitivo e femminile, al fuoco, elemento trasformatore e maschile, dal fallo, simbolo di potere ed autoaffermazione, alla parte ombra, fonte di distorsioni, che deve essere reintegrata per recuperarne il potenziale fino a trovare, attraversando il caos, la giusta sintesi tra i vari elementi che, attraverso una sorta di gioco alchemico, crea le condizioni per una nuova rinascita, a volo di fenice.

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Maschere (50×70 Acrilico, Pastelli ad Olio su Cartoncino)
Margherita Scibilia

Nel dipinto “Maschere”, sia i tratti che i colori sono molto marcati e si stagliano sullo sfondo con chiarezza. La figura appare, però, vaga e confusa, priva di una forte identità in quanto si tratta di una delle tante identità senza anima. Le maschere, infatti, sono in genere di grosso impatto visivo, perché devono mostrare in modo evidente qualcosa, ma prive di vita.

Linee di Forza in movimento (50x70 Acrilico, pastelli ad olio su cartoncino) Margherita Scibilia

Linee di Forza in movimento (50×70 Acrilico, pastelli ad olio su cartoncino)
Margherita Scibilia

Un impatto emotivo molto diverso è indotto invece dall’opera “Linee di forza in movimento” anche se, ad un primo sguardo, potrebbero presentare molte similitudini (identici colori, tratto marcato delle linee). La prima realtà che emerge è la circolarità che evolve in una spirale: il movimento seguito dalla vita. La vita, infatti, è fondamentalmente movimento e ognuno crea attraverso l’azione: non si può non creare si può solo divenire consapevoli di cosa si crea.

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Maremoto (54×64 Pastelli ad olio, acrilici su tavola di MDF)
Margherita Scibilia

Il dipinto “Maremoto”  mostra l’altra faccia di un elemento come l’acqua a cui viene attribuita una valenza contenitiva e protettiva: il suo potenziale devastante. Stiamo parlando del duplice aspetto presente in ogni elemento sotto l’influsso di eros e thanatos. L’acqua, elemento femminile e materno per eccellenza, se da un lato nutre e protegge affinché possa espandersi ciò che è funzionale, dall’altro inonda e distrugge per interrompere ciò che non è più funzionale.

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Rogo (44×64, Acrilico carta di giornale su cartoncino)
Margherita Scibilia

Eros e thanatos agiscono anche nell’elemento fuoco, protagonista del dipinto “Rogo”: il fuoco può, infatti, scaldare, illuminare, ma può anche bruciare e distruggere. La particolarità del dipinto è il colore sbiadito del fuoco e il giornale come sfondo. È un fuoco che, più che bruciare, sembra oscurare ciò che è “quotidiano”, ordinario perché lo sguardo possa rivolgersi altrove e trasformare il modo di vedere le cose.

Fallo (71x78 Acrilico, pastelli ad olio su cartoncino)

Fallo (71×78 Acrilico, pastelli ad olio su cartoncino)
Margherita Scibilia

Fallo” è, invece, l’opera che mette in evidenza l’essenza della logica maschile, quella piramidale. La forma della piramide si delinea, infatti, con chiarezza anche se ammorbidita dalle forme tondeggianti: è un’immagine che sottolinea la compresenza di maschile e femminile in tutto ciò che vive.

Ombre mediterranee (100x70 Acrilico, pastelli ad olio su tavola MDF)

Ombre mediterranee
(100×70 Acrilico, pastelli ad olio su tavola MDF)

Tanto il maschile quanto il femminile presentano una parte ombra: nell’opera “Ombre mediterranee” si possono osservare forme umbratili che a tratti divengono fantasmi avvolti da fiamme ardenti: la parte ombra può, infatti, divenire il nostro inferno personale, nutrita da fantasmi arcaici, che necessita di un’azione trasformatrice per poter essere reintegrata.

Immagine speculare in distorsione (100x80 Acrilico, pastelli ad olio su tela)

Immagine speculare in distorsione (100×80 Acrilico, pastelli ad olio su tela)
Margherita Scibilia

L’ombra non integrata, infatti, può creare spesso distorsioni nell’interpretazione della realtà: questo tema è espresso con chiarezza nel dipinto “Immagine speculare in distorsione” dove il gioco di linee rende evidente l’illusione che può essere creata da una dinamica speculare di elementi deformanti.

Caos (100x70 Acrilico, pastelli ad olio, giornale su tela)

Caos (100×70 Acrilico, pastelli ad olio, giornale su tela)
Margherita Scibilia

La distorsione deve attraversare uno stato caotico che, come rappresentato dall’opera “Caos”, lascia lentamente sullo sfondo ciò che è ordinario, quotidiano, per trasformare, con un atto di forza, lo status quo.

Sintesi (50x70 Pastelli ad olio, carta di giornale su cartoncino) Margherita Scibilia

Sintesi (50×70 Pastelli ad olio, carta di giornale su cartoncino)
Margherita Scibilia

Dal caos può, infatti, scaturire la giusta sintesi tra tutti gli elementi che origina, come rappresentato nel dipinto “Sintesi”, da una dinamica vorticosa che riassorbe tutto in una spirale infinita.

Solo dopo che tutto è stato riassorbito si creano le condizioni per una nuova nascita che costituisce, in effetti, una resurrezione dell’essenza di ciò che era in precedenza: ecco cosa esprime con maestria e dovizia di particolari l’opera “Araba Fenice” che trascende il “quotidiano” dopo averlo integrato e trasformato.

Araba Fenice (100x70 Acrilico, pastelli ad olio, giornale su tela) Margherita Scibilia

Araba Fenice (100×70 Acrilico, pastelli ad olio, giornale su tela)
Margherita Scibilia

Un elemento che emerge con forza nelle opere di Margherita Scibilia è la compresenza dell’orizzontalità e della verticalità: l’artista esprime al contempo la sua prospettiva evolutiva in quanto entità che si colloca tra “cielo” e “terra”, tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo e la sua dimensione relazionale attraverso cui si esprime in questa “terra di mezzo”. Inoltre possiamo scorgere una caratteristica presente in numerosissime opere: il giornale che si staglia sullo sfondo, dietro le linee. È l’ordinario, il “quotidiano” che si intravede dietro il turbinio dirompente delle dinamiche interiori che lo travolgono fino ad avvolgerlo in un rogo.

Le parole che sintetizzano il lavoro dell’artista, così come espresse da qualcuno che ha voluto coglierne gli elementi salienti, esprimono perfettamente l’essenza della sua opera: “la gestualità come mezzo istintivo per raccogliere nel contenitore della memoria emozioni primordiali prepotentemente vissute, filtrate alla luce della coscienza. Colori corposi, caldi, mediterranei, segni forti ed incisivi che ricalcano la quiete e la tempesta dell’animo. Una pittura intima che si ripropone all’apertura di dimensioni infinite”. Stiamo parlando dell’infinito che si esprime nel finito, dell’eternità che si definisce nel tempo, dell’immateriale che prende forma nella materia.

Tutto ciò è espresso pienamente dalle parole di Lucio Fontana, uno degli artisti a cui si ispira Margherita Scibilia, tratte dal “Primo manifesto dello Spazialismo”: “L’arte è eterna, ma non può essere immortale.  È eterna in quanto un suo gesto, come qualunque altro gesto compiuto, non può non continuare a permanere nello spirito dell’uomo come razza perpetuata … Ma l’essere eterna non significa per nulla che sia immortale. Anzi essa non è mai immortale. Potrà vivere anni o millenni, ma l’ora verrà sempre, della sua distruzione materiale. Rimarrà eterna come gesto, ma morrà come materia”. Sempre Lucio Fontana, nel “Secondo manifesto dello Spazialismo”, afferma: “Quando, poi,  nel rogo finale dell’Universo, anche il tempo e lo spazio non esisteranno più, non resterà memoria dei monumenti innalzati dall’uomo, sebbene non un solo capello della sua fronte si sarà perduto”.

Nulla, infatti, sarà perduto dell’atto creatore di Margherita Scibilia nato dal suo desiderio di far vivere sulla tela l’ “evoluzione naturale” della sua esistenza.

Categories: Psicologia e Arte


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