Archivio articoli della categoria ‘Psico-Oncologia e Assistenza Socio-Sanitaria’


di Maria Consiglia Santillo

universo e dna

“Conosci Te Stesso, e conoscerai l’Universo e gli Dei”
(Oracolo d’Apollo, inciso sul frontone del tempio di Delfi)

 

L’oracolo d’Apollo, inciso sul frontone del Tempio di Delfi, esprime il principio dell’ologramma: ogni aspetto della nostra vita è  espressione della stessa ed unica “realtà non separabile”.

Tale principio è espresso anche dal termine Svādhyāya, utilizzato da Patanjali nel Sistema Filosofico Yoga per designare lo ‘studio di sé’ che conduce alla ‘conoscenza del Sé’ da cui origina la presa di coscienza dello stato di ‘unione’ con l’Uno-Tutto. Ciò avviene attraverso un processo di costante  osservazione e studio della propria realtà interna che conduce alla ‘conoscenza delle varie dimensioni di sé’ la quale deve poi lasciare il posto ad un ‘altro piano di comprensione’  che consente l’accesso alla ‘conoscenza del Sé’ e dell’Uno-Tutto di cui il Sé è espressione.

Quali sono le dimensioni da esplorare attraverso il processo di conoscenza di sé? Per rispondere a questa domanda è necessario fare riferimento alla nostra storia evolutiva. Noi siamo innanzitutto una ‘forma di vita sul pianeta terra’: ciò determina la nostra dimensione biologica. Tale dimensione è, infatti, regolata dalle stesse leggi che regolano tutte le altre forme di vita e definisce il nostro ‘biotipo’. Tra tutte le forme di vita noi costituiamo gli ‘esseri umani’, esseri umani appartenenti ad una determinata ‘cultura’: questo aspetto determina la nostra dimensione antropologica e definisce il nostro ‘antropotipo’. Oltre ad appartenere ad una determinata cultura, in quanto esseri umani facciamo parte di una specifica famiglia: tale appartenenza determina la nostra dimensione genealogica definendo il nostro ‘genotipo’. All’interno della dimensione familiare esistiamo come singoli individui con la nostra storia personale che determina la nostra dimensione individuale definendo il nostro ‘fenotipo’.

Il nostro inconscio contiene, quindi, una dimensione ‘biologica’, una dimensione ‘antropologica’, una dimensione ‘genealogica’ e una dimensione ‘psicologica’.

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Frida Kahlo, Henry Ford Hospital, 1932

Frida Kahlo, Henry Ford Hospital, 1932

di Maria Consiglia Santillo

La Nausea e il suo culmine rappresentato dal Vomito rappresentano, sul piano somatico, il desiderio di liberarsi da tutto ciò che non si vuole avere, integrare e far proprio. Costituiscono, quindi, l’espressione di un rifiuto e di una ripulsa: vomitare significa non accettare.
Il primo giudizio espresso dall’Io, in quello stadio del suo sviluppo definito da Freud “Io del piacere purificato”, riguarda la distinzione tra ciò che è “mangiabile” e ciò che non lo è.  In questo stadio ogni cosa “piacevole” è vissuta come “appartenente all’Io”, quindi “qualcosa da inghiottire” mentre, ogni cosa “spiacevole”, è attribuita al “non Io” e quindi “qualcosa da sputare”. La prima approvazione è rappresentata, quindi, dall’atto di ”inghiottire”, il primo rifiuto dallo “sputare”. In queste due tendenze possiamo riconoscere due meccanismi difensivi, di natura molto arcaica, caratteristici, anche se non esclusivi, della Fase Orale dello sviluppo psicosessuale: “Introiezione” e “Proiezione” il cui processo si esprime, come già sottolineato ed utilizzando le parole di Freud, “nel linguaggio dei più antichi moti pulsionali orali” attraverso l’opposizione “Ingerire”- “Rigettare” che corrisponde all’opposizione Soggetto (Io) – Oggetto (Mondo Estero) e all’opposizione Piacere – Dispiacere (Pulsioni e loro destini, 1915). Freud sottolinea come questa opposizione Introiezione-Proiezione, prima si realizzi nel modo orale (“questo lo voglio mangiare” e “questo lo voglio sputare”) e successivamente subirà un processo di generalizzazione (“questo voglio introdurlo in me” e “questo voglio escluderlo da me”).
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di Maria Consiglia Santillo
Il doloreL’espressione “Dolore Totale” riferita al paziente oncologico va letta in una duplice accezione: lo spazio psichico del paziente è “Totalmente” occupato da quella particolare esperienza psico-fisica connotata come “Dolore”; il “Dolore” si esprime nella “Totalità” delle sue forme: dal dolore “Fisico” (variabile per tipologia ed intensità), a quello “Psichico” (che può riguardare diverse aree d’investimento sia narcisistico che oggettuale) a quello “esistenziale” (relativo al senso e al tempo). Senza voler sottovalutare l’importanza della dimensione esistenziale del dolore, ma esclusivamente per un problema di competenze, si analizzeranno le dinamiche alla base delle dimensioni fisica e psichica del dolore. Ma cos’è esattamente questa realtà psico-fisica che definiamo “Dolore”?
Il modello freudiano relativo alla genesi del dolore (Progetto di una psicologia, 1895), la cui validità ed attualità è stata ampiamente confermata dalle neuro-scienze, integrato dagli altri contributi in ambito psicanalitico, possono darci una visione abbastanza articolata e chiara delle dinamiche psichiche che determinano l’esperienza “Dolore”.
Il dolore, in realtà, è un affetto oscuro, di difficile interpretazione ed analisi. Gli studi psicanalitici hanno messo in rilievo che, sebbene l’esperienza che definiamo “Dolore” (sia fisico che psichico) è vissuta come qualcosa d’immediato, la sua genesi è il risultato di un processo complesso e articolato in cui sono stati individuati essenzialmente tre tempi: ha inizio con una rottura la quale fa scattare il momento successivo, che è quello del trauma psichico, per trovare il suo culmine nella fase finale costituita da una reazione difensiva dell’Io al trauma.
A queste tre fasi si associano tre peculiari tipi di dolore: un dolore specifico della rottura, un dolore che riflette lo stato traumatico e un dolore innescato dalla difesa dell’Io come reazione al trauma.
Essi costituiscono tre differenti sfaccettature di quella esperienza unica e istantanea che definiamo “dolore”. Occorre fare una premessa per comprendere la genesi di questa esperienza. Leggi il resto dell’articolo…

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